Giglia, una comunista
dalla parte delle donne

Il sorriso di Giglia è il ricordo che tante donne e uomini del nostro paese conservano di Giglia Tedesco. E “Il sorriso di Giglia” è il titolo del convegno organizzato dalla Fondazione Nilde Iotti giovedì 16 novembre a Roma a lei dedicato in occasione del decennale della morte. Giglia è stata per me e per tantissime donne una madre politica ed una compagna speciale. L’ascoltai e l’incontrai per la prima volta ad un corso di formazione alle Frattocchie nel luglio del 1976 e rimasi colpita dalla sua simpatia umana, dalla freschezza del suo pensiero, dal suo atteggiamento di apertura e di curiosità verso gli altri e le altre.

Donna di dialogo, per tutta la sua vita è stata dirigente e militante del suo partito, il Pci, e dirigente e militante del movimento delle donne. Partecipava sempre alle nostre riunioni e ci sollecitava ad essere concrete e a guardare al futuro. Ci insegnava ad avere sempre un legame con le persone. Aveva sostenuto con grande forza la Carta delle donne “dalle donne la forza delle donne” e la politica dei tempi di vita e di lavoro perché ritrovava in esse una radice importante per cambiare la vita delle donne e rendere più umana la società. E’ stata protagonista di riforme importanti come la legge sulle adozioni, il diritto di famiglia, la legge 194 per la tutela della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza di cui fu relatrice.

Giglia apparteneva ad una famiglia illustre: il nonno, Francesco Tedesco, era ministro liberale giolittiano mentre il padre Ettore fu un deputato liberale che scelse l’Aventino prima dell’avvento del fascismo. Lei, cattolica, comunista, moglie di Antonio Tatò, si iscrisse nel 1945 all’Unione Donne Italiane, nel 1946 al Pci. Fece parte della Presidenza Nazionale dell’Udi dal 1957 al 1972. E’ stata senatrice dal 1968 al 1994, vice presidente del Senato nella nona legislatura.
Nel 1989, l’anno della svolta di Occhetto, di cui fu convinta sostenitrice, era presidente della commissione di garanzia del partito e diresse i lavori di quel difficile e cruciale congresso, compreso quello di Rimini in cui si consumò la scissione di Rifondazione Comunista e mancarono i voti per eleggere Occhetto segretario del Pds. Il suo equilibrio, il suo rigore e la sua umanità furono doti preziose per reggere quel passaggio così importante e così delicato. Fu un’innovatrice. A favore della svolta fu poi una appassionata sostenitrice della nascita del PD.

La sua passione erano le persone e per lei la politica era stare con le persone ed essere utile al bene comune. Lo ricordano bene le lavoratrici della Lebole di Arezzo o le compagne ed i compagni di Roma che l’hanno trovata sempre disponibile a partecipare alle riunioni delle sezioni. Cercavi Giglia e lei c’era sempre.
Oltre alle grandi riforme ciò che di prezioso ci lascia in dote è proprio questa concezione e pratica della politica: con le persone per le persone. Insegnamento quanto mai utile in questo momento.

Nel suo libro scritto con Anna Maria Rivello dice di sé: “Ho imparato tre cose dalla vita. Dal Pci ho imparato che il “noi” è più importante dell’io. Da mio marito ho imparato che bisogna guardare al futuro, alle cose che bisogna fare. Dal movimento delle donne che bisogna sempre partire dalla propria esperienza. Che è una risorsa insostituibile”. Grazie carissima compagna Giglia. Ti portiamo nel cuore e nei nostri pensieri.