Gaffe su Shylock? No, l’antisemitismo a 5 Stelle è cosa antica

Ci risiamo, in casa cinque stelle l’antisemitismo di tanto in tanto fuoriesce come geiser. Non ce la fanno a tenere sottotraccia un’animella nera che a lungo è stata accarezzata pubblicamente dai piani alti del partito di Grillo e Casaleggio. E che ora, M5S al governo con una forza decisamente distante dai soffioni di questa nera cultura, magari in tanti vorrebbero tenere quieta e nascosta, questione di correttezza politica, non di politicamente corretto. Così, ecco che proprio Casaleggio, padrone vero del partito, in una recentissima intervista al Corriere si permette di bollare la riluttanza di alcuni paesi europei nei confronti dell’apertura alla tragedia corona virus che sta mettendo in ginocchio non solo l’Italia, come replica dello stile “Shylock”, poeticamente raccontato da Shakespeare. Ma con esiti ben lontani dallo stereotipo che invece ai dirigenti cinque stelle piace come lecca-lecca strategico-politico.

Shylock, l’ebreo, l’usuraio, l’uomo senza cuore che affetta il cuore delle sue vittime e che impone il suo ricatto fino ai vertici dello stato e della società. Casaleggio ha intimato agli Stati europei oggi poco sensibili alla proposta di collegialità nell’affrontare lo tsunami del virus, “non fate gli ebrei della situazione”, parole non sue ma si tratta di una piana traduzione dei sensi sfacciatamente limpidi di quel richiamo.

Che si tratti del pensiero non transitorio e non ininfluente del padrone del partito, lo si capisce dall’eco che in poche ore ha guadagnato negli “spogliatoi” degli attendenti cinque stelle del capo. Poche ore dopo quella intervista – ma il Corriere si è accorto della bomba ai neutroni depositata presso i suoi lettori, per conto di Casaleggio? – un solerte sottosegretario allo sviluppo economico di questo governo, Stefano Buffagni, ha ripreso la spettacolare “battuta” del capo e l’ha fatta sua, questa volta in tv. Anche per questo pappagallo politico, se esiste una immagine in grado di restituire ciò che pensa dell’Europa che non si apre alla solidarietà, ecco, è quella del perfido ebreo, Shylock.

Buffagni è uomo di Casaleggio, cosa nota, uno formato dall’azienda del teorico delle formiche e dell’opportunità che sappiano nulla della natura e del funzionamento del formicaio, così ha scritto in un libro formidabilmente divertente. E anche in questo caso, pare sia successo nulla, Casaleggio non ha “pagato”, Buffagni sta dov’era, nessuno ha presentato conti ai due.

Siamo nella tempesta perfetta, si contano le bare, è vero, e magari non c’è tempo né spazio, così come sembra non ci sia, a livello di istituzioni europee, per sanzionare definitivamente l’autoritarismo para fascista che Orban ha instaurato in questi giorni nella sventurata Ungheria. Ma come per Orban e le sue tentazioni di estrema destra, così per Casaleggio e soci gli spiritelli che oggi vengono alla luce hanno storia antica. Perché è storia antica questa vena antisemita che dagli inizi inacidisce la presenza del Movimento Cinque Stelle nel panorama politico italiano. Nel 2017, Grillo aveva provveduto a dipingere il finanziere Soros, ebreo, in Italia per incontrare Gentiloni allora presidente del Consiglio, facendone combaciare l’immagine con quella della perfidia perfetta, ad uso e consumo di una platea già fortemente orientataa digerire volentieri ipotesi di complotti giudeo-pluto-massonici ai danni dell’umanità e del suo libero corso nell’avventura della storia.

Sulla falsariga delle correnti tradizionali dell’antisemitismo europeo di matrice cristiana, quelle di cui non si parla mai, benché profonde e soprattutto attive nei secoli nel promuovere pogrom, persecuzioni, torture, massacri. Così che da questo silenzio la Shoah possa apparire come immensa stella rosso sangue emersa tuttavia dal nulla in un firmamento inorridito per la sua spettacolare, industriale nazista efficienza.

Ma lo stesso Grillo, in tempi anche più lontani, aveva pensato bene di dare una mano al regime di Ahmadinejadin Iran. Descrivendo positivamente la qualità della vita in quel grande e tormentato paese, premiando soprattutto la grandissima considerazione di cui le donne godevano nella società organizzata da un regime che mentre Grillo sproloquiava riempiva di donne “impertinenti”, attiviste nel campo dei diritti civili, debitamente torturate, le carceri iraniane. Ahmadinejad era un focoso sostenitore del negazionismo, rispetto alla Shoah, anzi: organizzava meeting internazionali proprio sul tema che, tradotto in volgare, stava a significare che gli ebrei non sono solo dei “porci padroni del mondo”, ma sono anche bugiardi e si sono inventati la Shoah, giusto per fare le vittime e rinchiudere l’intera umanità in un invalicabile senso di colpa. Grillo queste cose le sapeva, ma non gliene fregava niente, ci teneva di più a regger la coda di quel carnefice.

Non c’è contraddizione tra quel Grillo e quello che qualche anno più avanti ha “sparato” contro Soros, affidandone la “cura”a torme di fan ululanti nel suo blog. Ma guai a parlare di antisemitismo, in questi casi: finché non ammazzi un ebreo con le tue mani e senza motivo, quell’accusa viene di rito rifiutata. Anzi, s’indignano, son delicati. Come Elio Lannutti, senatore cinque stelle, che all’inizio dell’anno scorso ha pubblicato un tweet in cui riprendeva il protocollo dei Savi di Sion, colossale balla zarista armata per costruire il mito della grande congiura ebraica nel mondo bancario. Anche lui, pure costretto a togliere di mezzo il riferimento, s’indignava mentre veniva querelato da Ruth Dureghello, per conto della comunità ebraica romana.

Fino a Rocco Casalino, imperdibile “voce” del premier Conte, che nel 2004, davanti ai ragazzi di una scuola di giornalismo milanese, pronunciava queste parole: “Un periodo come la Seconda Guerra Mondiale siamo abituati a semplificarlo come Hitler uguale male ed ebrei uguale poveretti, e basta, senza comprendere la complessità storica che ha portato i tedeschi ad odiare gli ebrei e poi incenerirli, per quanto ingiusto”. Parole non smentite – esiste una registrazione audio/video dell’episodio – ma da lui ricondotte a una “interpretazione” teatrale di una posizione certamente non sua. Indignato anche lui, è lui la vittima, l’ennesima, di una volontà molto ebrea di chiudere, al solito, l’umanità intera in quella botte chiodata che è il senso di colpa. Escono tutti da quella “scuola”, nuotano tutti in quel brodo in cui Shylock è il miglior tortellino.