Fuga da Ryanair, la Compagnia
che sbarra la porta ai sindacati

C’è stata un’epoca in cui Ryanair si faceva gioco, con appositi cartelli pubblicitari, di altre compagnie di bandiera. Uno di questi pannelli diceva: “Alitalia pretende di offrire tariffe basse in Europa! Non fatemi ridere!!!”. Ora l’allegra solfa è finita e i giornali sono colmi di cronache sui voli tagliati, sui passeggeri appiedati, sulla fuga dei piloti di Ryanair. C’è chi ha parlato di un crollo di un modello, quello che passa sotto il nome di “low cost”, bassi costi, mettendo magari insieme Ryanair con le vicissitudini delle imprese alimentari che fanno percorrere a torme di ragazzini le vie delle città portando cibo a domicilio. Il tutto utilizzando mano d’opera a buon mercato.

C’è chi respinge tale lettura. Come il segretario della Fit-Cgil (dipartimento trasporto aereo) Nino Cortorillo. Esistono, nel low cost, altre importanti Compagnie, come Easyjet, dove le condizioni sono totalmente diverse: c’è un contratto aziendale, una rappresentanza sindacale. “Non si può mettere insieme la barbarie e il resto”. Il modello low cost nel trasporto aereo, non in altri settori, sostiene Cortorillo, é un progetto industriale che ha permesso a milioni di persone di visitare il mondo. Ha un’analogia “col modello Ford che permetteva agli operai che producevano di comprarsi il prodotto su cui lavoravano”. Semmai, conclude il nostro interlocutore si potrebbe dire che la compagnia irlandese sia rimasta vittima di se stessa, del suo stesso modello. Un modello basato innanzitutto sul divieto di avere un qualsiasi rapporto col sindacato. Cosicché piloti e assistenti di volo (ben 2.500 in Italia), per il 70 per cento forniti da agenzie interinali, dovevano sottoscrivere una specie di editto ottocentesco. Era una lettera che diceva che l’accordo col dipendente sarebbe rimasto in piedi purché il dipendente non si impegnasse in interruzioni di lavoro o in qualsiasi altro tipo di azione. Qualora Ryanair fosse stata costretta a riconoscere la presenza di un sindacato, tale accordo sarebbe diventato nullo e qualsiasi aumento di retribuzioni sarebbe stato ritirato.

Una lettera capestro che dovrebbe interessare l’Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile. presieduta da Vito Riggio. Un “presidente a tempo indeterminato”, secondo la battuta di Cortorillo, alludendo ai trascorsi dell’antico esponente della Dc. Toccherebbe a lui dopo che 400 mila passeggeri a metà settembre sono rimasti a piedi, “controllare che quanto avviene sia in linea con le normative europee e nazionali”.

Perché si è verificato questo sconquasso, perché Rainair ha tagliato i voli? La scusa accampata, osserva il dirigente Cgil, relativa ad un’improvvisa andata in ferie di una piccola folla di piloti, non sta in piedi. Sarebbe come se domattina un ospedale riducesse gli interventi, perché ha dovuto mettere in ferie tutti i dipendenti. La compagnia, in realtà, (questa è la spiegazione sindacale) sarebbe rimasta senza piloti a disposizione perché i piloti non possono volare più di un certo numero di ore l’anno. Per evidenti ragioni di sicurezza non si può ricorrere allo straordinario. L’unico modo era ridurre la produzione, tagliare i voli. E perché non potevano assumere altri piloti? Perché è un operazione che non si può fare in pochi giorni e perché da Ryanair i piloti escono volentieri.

 

Entrano, racconta Fabrizio Cuscito, un pilota della Fit-Cgil, molto giovani, con paghe basse, rispetto ad altre compagnie, ma con carriere rapide. Passano abbastanza velocemente da primo ufficiale o copilota a comandante. E poi spesso cercano altre sistemazioni. C’è in Italia, in questo campo, una richiesta, una domanda (dalla Cina, Dal Medio Oriente, dal resto d’Europa) molto più alta dell’offerta. Diventare pilota è assai costoso. Insomma Ryanair dovrebbe riflettere sul quanto avvenuto. Nino Cortorillo riporta il parere di un amico: “Ha vinto il mercato, il mercato gli ha portato via i piloti”.
Bruno Ugolini