Frizzi, un discutibile evento mediatico

Passata la settimana santa nel lutto per Fabrizio Frizzi, elaborato il dolore (vero, sincero, del suo pubblico), si può ora forse esprimere anche lo sdegno. Per il soffocante, esagerato, improbabile eccesso televisivo. Addirittura i telegiornali dedicati in buona misura al cordoglio, con la notizia in apertura di notiziario per giorni. E allora non sia blasfemo pensare che fosse una sorta di “excusatio non petita”.

Perché Fabrizio Frizzi era destinato ad essere “il nuovo Pippo Baudo”, e non lo è stato. Perché la sua non è stata solo una carriera di successi, è stato anche – passate il termine – un “fallimento”, forse più della Rai che suo, perché certo negli anni Duemila è stato condannato alle seconde file, quelle del quiz preserale, quelle di Miss Italia e dei premi tv, lui che doveva in pectore essere al governo degli show del nuovo millennio, dei sabato sera e della domenica, dei San Remo e dei grandi show.

Di Frizzi sono state dette e scritte cose verissime. Un eterno bravo ragazzo. Di Frizzi si sono lette e sentite memorie su memorie, sincere: la più bella e più interessante quella del cognato Nando Dalla Chiesa, che nel suo blog ne tratteggia il carattere, tra pubblico e privato. È inutile aggiungere le nostre, che sono soprattutto testimoni di quella strada tutta verso la vetta, quella carriera partita con la gavetta delle trasmissioni per bambini e approdata ai grandi sabato sera, quella disponibilità a essere là dove Rai chiamava senza risparmio.

Non sono d’accordo con Peppino Caldarola che scrive (QUI) che non è questo il tempo di rispolverare vecchie storie, quelle del direttore generale Pier Luigi Celli e del direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, che hanno stoppato l’ascesa di questo “uomo Rai”, che lo criticarono, che forse ritenevano esaurita la sua vena: quelle storie e quelle dopo, perché intanto era stata bruciata l’ascesa di Frizzi. Scrive Dalla Chiesa: “Fabrizio era un uomo Rai, del servizio pubblico, orgoglioso di esserlo (anche se ne ebbe ingiuste e lunghe umiliazioni)”. Intanto venivano coltivati altri personaggi, come Fabio Fazio, da consegnare al pubblico. La Rai come un dio Kronos che divora i suoi figli… .

Non era mai successo che per un uomo di spettacolo la Rai creasse un evento funebre del calibro di quello messo in scena per Frizzi. Non ci è piaciuto. Certo che ha suscitato grande emozione nel pubblico la morte improvvisa del conduttore quotidiano di “L’eredità”, che mezza Italia aveva visto o intravisto in tv “appena il giorno prima”. Ma trasformarlo in un evento mediatico di quella portata non si era mai visto. Neppure – sì, lo diciamo con cinismo – in un momento di scarsità di notizie, quando persino di politica c’era poco da dire, nell’attesa che inafferrabili nodi si sciolgano…