Il Global Compact conviene anche da noi

Un mese fa il gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia ha fatto votare una mozione assurda e ridicola contro il Global Compact. Così vogliono male a tutti gli italiani, fratelli coltelli. Il patto era e resta in vigore, non vincolante verso nessuno, utile a tutti gli individui umani. Il fatto che il governo italiano a dicembre non lo abbia votato non cambia nulla, semplicemente ci ha fatto fare brutta figura rispetto alla logica e al diritto e peggiora le cose per gli italiani all’estero, sempre nostri compatrioti sono. Riassumiamo.

A fine 2018 per la prima volta gli umani hanno trovato un accordo sul reciproco migrare. Riguarda i cambi stabili di residenza sul pianeta ovunque si risiedeva prima e si risiederà dopo; sia chi parte o arriva, sia che vede partire o arrivare; ogni Stato comunità territorio di residenza e ricollocazione. La grande maggioranza degli Stati oggi esistenti, rappresentativa della grande maggioranza degli individui umani oggi viventi, ha definito cosa dovrebbero fare le istituzioni e gli individui, le comunità e le imprese, rispetto al fenomeno migratorio. È la prima volta nella storia delle società e della diplomazia che ogni Stato (da sempre luogo di emigrazioni e immigrazioni) si accorda con ogni altro Stato (da sempre luogo di immigrazioni ed emigrazioni) e che la comunità internazionale giunge a un consenso su un fenomeno storicamente e geograficamente asimmetrico e complicato.

Mercoledì 19 dicembre 2018 l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha assunto il testo di Global Compact for Migration, concordato al termine di due anni di negoziato per migrazioni ordinate, regolari e sicure, almeno d’ora in avanti, un patto pacifico e libero fra gli umani, non giuridicamente vincolante per i singoli Stati. Chi non lo rispetta favorisce flussi disordinati, irregolari, pericolosi proprio perché non tiene conto del punto di vista degli individui, delle comunità, dei popoli e degli Stati che gli stanno intorno, più o meno lontano. Rispetto alle migrazioni non si può fare a meno di reciprocità, altrimenti ci sono e ci saranno ancor più insicurezza, imposizioni, sopraffazioni, deportazioni, schiavitù, conflitti, guerre.

Il 17 dicembre 2018 l’assemblea generale Onu aveva già approvato il Global Compact on Refugees con 181 voti di Stati favorevoli (compresa l’Italia), 2 contrari e 3 astenuti, 7 non votanti, aggiornamento (pure non vincolante) di una vincolante convenzione (molto ratificata) già in vigore dal 1951 (rivista formalmente con un protocollo vincolante nel 1967). Il fatto è che sarebbe decisamente più sicuro, regolare e ordinato che i Refugees non esistessero proprio sul pianeta, che nessuno vedesse mai da nessuna parte violato il diritto di restare, che non vi siano migranti forzati. Il fondamento della convenzione antica e del nuovo patto sui Refugees è l’articolo 14 della Dichiarazione Universale che garantisce il diritto d’asilo.

Il fondamento dell’accordo globale sulle migrazioni è l’articolo precedente, l’articolo 13 della stessa Dichiarazione Universale che garantisce la libertà di movimento, riguarda i migranti non di necessità bensì di (parziale) libertà. Il fatto è che la libertà di movimento è un processo contraddittorio, incrocia la libertà di chi si trova già dove ci si è mossi, impone un qualche assenso di altri, suggerisce reciprocità di diritti e doveri, si scontra spesso con l’incapacità di migrare (per carenza di mezzi regolari di trasporto e accesso o di abbastanza denaro). Così il secondo accordo ha trovato più contrarietà dell’altro, 152 Stati favorevoli, 5 contrari, 12 astenuti, 24 non votanti (fra cui l’Italia che già non aveva partecipato all’atto conclusivo in Marocco). L’accordo prevede libertà non diritto, ovvero propone comportamenti coerenti con la reciproca libertà di migrare, non sanziona il diritto di migrare. Anche rifiutare di accordarsi è una libertà, il governo italiano si è sottratto al voto dopo aver partecipato al negoziato. Poi a febbraio ha consentito che venisse votato addirittura un impegno contrario proposto dai Fratelli d’Italia (a pratica internazionale già chiusa).

Il 19 dicembre 2018 la Camera dei Deputati ha esaminato le mozioni concernenti la sottoscrizione del Global Compact e ha approvato la mozione di M5S e Lega che impegnava il governo a “rinviare la decisione in merito all’adesione dell’Italia … in seguito ad una ampia valutazione con riferimento alla sua effettiva portata”. Bocciate tutte le altre mozioni, che prevedevano di impegnare il governo da subito a sottoscrivere o a boicottare l’accordo. Legittimo, ma assurdo. L’Italia ha negoziato per due anni in tutte le sedi internazionali sulla base di identici dati e informazioni con tutti i soggetti coinvolti (non solo gli altri Stati, pure imprese, organizzazioni non governative, organismi internazionali). A luglio 2018 si sapeva cosa si sarebbe approvato cinque mesi dopo, volendo i parlamenti potevano pronunciarsi prima. Circa due mesi dopo, all’assurdo si è aggiunto un ridicolo inutile ulteriore voto. La questione è tornata nell’aula di Montecitorio il 27 febbraio 2019, con una mozione piena di argomenti diversi votati separatamente, nella quale, al nono punto, si impegna per inciso a “non sottoscrivere il Global Compact” e “a non contribuire in alcun modo al finanziamento del relativo trust fund”. La mozione è stata approvata con soli 112 voti favorevoli (i gruppi di Forza Italia e Fratelli d’Italia), 262 astenuti, ovvero i gruppi di maggioranza (M5S e Lega), nel silenzio del governo italiano (che evidentemente sta ancora valutando, a questo punto non si capisce nemmeno perché), mentre 102 hanno votato contro, i gruppi di Partito democratico e Liberi e uguali.

Qualunque sia la propensione politica individuale e governativa, se si riflette un poco sulle specie vegetali e animali tutte comprese, sulla biologia e sugli ecosistemi, sull’evoluzione biologica, genetica e culturale delle forme umane e della nostra specie Homo sapiens, sulla preistoria e sulla storia del nostro essere arrivati ovunque e ora pure a oltre 7 miliardi e mezzo di individui distribuiti fra gli Stati del pianeta, un accordo globale è inevitabile, dà un pochino più di sicurezza a tutti. Nulla abbiamo più saputo, comunque, circa l’ampia valutazione effettuata, tardiva e inutile per altro. Del resto, noi ci sganciamo ma la necessaria condivisione internazionale di diritti e doveri prosegue comunque. L’accordo è subito entrato in vigore, funziona inevitabilmente anche per chi non vota indirizzi condivisi. L’Italia non faceva parte dell’Onu quando la Dichiarazione Universale fu adottata nel 1948, anche quella non è vincolante, eppure è comunque solennemente in vigore, è decisiva sia per il diritto internazionale che per la costituzione materiale nazionale.

Suggeriamo sommessamente di leggere e attuare, ognuno dal proprio ruolo sociale e istituzionale, i principi e gli indirizzi anche del secondo Global Compact, sia che andiamo all’estero, sia che incontriamo qualcuno che dall’estero viene. Per rendere più ordinati, regolari e sicuri i flussi migratori in uscita e in entrata da ogni paese il patto elenca 23 obiettivi riassumibili come informativi, preventivi, amministrativi, lavorativi, formativi e sociali, contro le migrazioni forzate e per l’eventuale ritorno nel paese d’origine. Fate voi. Facciamo noi! Non c’è nulla di irregolare o pericoloso se regioni e enti locali, imprese e operatori economici vari, società sportive e centri culturali perseguono concretamente alcuni degli obiettivi indicati, abbia o meno il governo italiano votato per l’accordo globale. Informare, assistere, prevenire, dare e ricevere nel rispetto della legge (italiana), nulla di più e nulla di meno. Sono obiettivi di civiltà, sono principi adottati reciprocamente, sono quello che avremmo voluto già veder garantito agli oltre 5 milioni di italiani emigrati e oggi regolarmente ancora all’estero e agli oltre 5 milioni di stranieri immigrati e oggi regolarmente in Italia. Appunto, un accordo globale per muoversi sicuri sul pianeta.

La rubrica MIGRAZIONI è a cura di Valerio Calzolaio e Pietro Greco