Fratelli Agnelli, la caduta degli dei
dal mistero al presenzialismo

Noi siamo personalmente restii a mutare opinione sulle persone, amici
o avversari che siano, ma temiamo fortemente che dovremo cambiar
parere sui fratelli Agnelli, i quali più passano i giorni e più si
rivelano un disastro. Una volta se ne sapeva poco e se ne parlava
sempre al plurale. Si diceva: gli Agnelli, come si sarebbe detto: i
Krupp, e un alone tra misterioso e fantastico li circondava. Ora
vediamo che essi, essendo celebri, dovevano rimanere sconosciuti. La
loro rovina, forse oramai irreparabile, è cominciata da quando, ci sia
permessa questa espressione dozzinale, abbiamo cominciato a
ritrovarceli sempre tra i piedi.

L’Avvocato, per cominciare dal maggiore, ha una di quelle facce che
non vanno mai viste di seguito: troppe basette, troppa « erre »,
troppa attenzione all’interlocutore. Si vede benissimo che è finta e
che pensa al golf. E poi troppa disponibilità: non c’è più
festicciola, in qualsivoglia famiglia, alla quale l’Avvocato non
intervenga: « C’era anche l’Avvocato… ». Quando ha presieduto la
Confindustria, si leggeva ogni giorno che le dava un impulso, ma di
quale impulso si trattasse nessuno è mai riuscito a capire. Aveva
ragione il vecchio borbonico Costa che chiamava Agnelli, con gli
intimi: « Quellu li » e lo guardava come avrebbe squadrato Panatta.

Dopo l’Avvocato, viene il senatore Umberto. Sembra un bambino
cresciuto soltanto dal collo ai piedi, la faccia gli è rimasta quella
degli omogeneizzati. Ha condotto una campagna elettorale, a quanto si
è letto sui giornali suoi amici, « al segno dell’incontro con la gente».

Ma con chi volevate che si incontrasse, coi lampioni? Quando è
stato eletto ha dichiarato che avrebbe abbandonato Torino e la Fiat
per scegliere Roma e la politica. Poi visto che Andreotti, persona
seria, non lo ha nominato ministro, ha deciso di tornare a Torino.
Insomma, tra noi che rischiamo, come già si legge, di riaverlo nella
capitale e i torinesi che corrono il pericolo di tenerselo, i soli che
non hanno guai finora sono quelli di Moncalieri.
Questi fratelli Agnelli sono una frana. Ora si vede che per quanto
riguarda la Fiat essi hanno compiuto una sola fatica: ereditarla, e
adesso il maggiore si pettina le basette e il minore indice convegni
a Roma. Scrivono i giornali che il senatore ha avuto anche un
colloquio « riservato » col suo amico, anche lui democristiano. Rossi
di Montelera. Immaginiamo che i due, incontrandosi, si saranno
salutati. Ma dopo, gran Dio, dopo, che cosa si saranno detti?
(da L’Unità del 2 settembre 1976)