Franco Buffoni e la “iena malata”:
prove poetiche di resistenza civile

Sono una vecchia iena / Che stancamente esce dalla tana / A procurarsi un cibo che non le va più. / Sono una vecchia iena malata / Che non vede le strisce. Per attraversare / Mi scuoto di sbieco e poi vado / Trascinando le zampe / Perché la iena malata irrisa bene / Dai cuccioli di un tempo / Si allontana dal branco, / Capo e coda ciondolando / Come un’anziana bibliotecaria / Alternativamente.

Questa poesia di Franco Buffoni inserita ne “La linea del cielo” edito da Garzanti nel 2018 fotografa perfettamente queste ultimissime settimane. Registra una sorta di arrendevolezza a una inevitabile contingenza dovuta alle circostanze naturali: la tana, il bosco, il branco.

Nulla di paragonabile – o forse sì, in un ipotetico lavoro di contrappunto – con l’uomo che si addentra nella tundra in Bocksten di Fabio Pusterla. Ma tornando ai giorni nostri, l’immagine della iena che deve fare i conti con l’emergenza sociale, con decreti che per qualche giorno rendono possibile la semi-normalità ma dentro a limiti e ottiche consumistiche (fare regali, acquistare cibo per il pranzo di Natale), che rendono possibili piccole riunioni scartando la socialità delle categorie più fragili, più svantaggiate, sempre più marginali, ecco questa vecchia iena che si allontana ciondolando assomiglia a tutti noi.

Ci assomiglia nelle problematiche psicologiche e affettive che stiamo vedendo, nelle crisi relazionali, nell’abuso di tranquillanti, droghe, alcolici e a volte, nel silenzio, nella vergogna che emerge in un altro splendido testo contemporaneo e che si intitola “Che cos’è la solitudine” di Mario Benedetti (Umana gloria, Mondadori 2004) e che parla di suicidi. Dei tanti suicidi a cui nel silenzio e nella vergogna assistiamo.

Affrontare la pandemia non significa dimenticare il resto delle questioni, trincerarsi dentro a un noi apparente di forza nelle immagini sorridenti dei social, in quel divertirsi ostinato che già ne La vita in versi Giovanni Giudici bollava come irreale in un momento in cui comunque l’Italia era un motore economico a livello mondiale, in cui anche le classi medie o la classe operaia potevano comunque permettersi tenori di vita sobri ma sufficienti a una vita tranquilla, ecco tutto questo oggi suona come stucchevole da un lato ed emergenziale dall’altro.

Il monito di Franco Buffoni che nella figura della iena trova una potentissima immagine civile di resistenza alle storture della quotidianità ricorda molto a mio avviso la forza, e il rigore, col quale Seamus Heaney decide di scavare coi pochi mezzi che ha a disposizione – nello specifico una penna – in Digging che apre “Morte di un naturalista”.
Da questa ipotesi di un io forte, volontario, che decide di attaccarsi alla vita nonostante le storture che la vita ci impone, gli eventi avversi, tragici, ostili, i cinismi diffusi e pervasi bisogna ricominciare a porre le basi di una società diversa. Gli attuali modelli escludono dal proprio racconto le categorie più deboli, il liberismo economico che oggi sembra governarci a livello globale in un’ottica che sicuramente vede le idee di Adam Smith come pervasive, dimentica tutta una serie di categorie inadatte al consumismo sfrenato dei beni e dei sentimenti a cui stiamo assistendo.

Contrarre i sentimenti significa contrarre e dimenticare larghe fette di popolazione che spesso non hanno la forza, l’etica, il coraggio della iena di Franco Buffoni. Un monito che non viene da queste ultime settimane ma che ha nell’insegnamento crociano le proprie basi ci ricorda che la libertà politica ha ben maggiore valore rispetto alla libertà economica, e un sistema che si basa sulla libertà economica in maniera dogmatica è destinato a rendere sterile la dimensione politica nella accezione più nobile del termine. Ora che abbiamo gli strumenti per rimanere liberi a livello economico mettiamo tutte le nostre energie per riconquistare le libertà umane, la socialità, la convivialità, l’umanità e abbattere il cinismo che sembra avere masticato come un cane rabbioso le nostre viscere.

 

 

Franco Buffoni

La linea del cielo

Garzanti