Rosatellum, un colpo
al centrosinistra

“Colpo di Stato”. “Incostituzionale”. “Eversione”.Come sempre c’è molta improvvisazione, per non dire irresponsabilità, ogni volta che sull’agone della politica irrompe il problema delle regole. Ma certo (anche) questa volta uno strappo c’è stato. Mettere la fiducia su una legge elettorale che dovrebbe essere materia il più possibile condivisa, rischia di aprire una brutta ferita al sistema democratico. Era già accaduto con l’Italicum, accade ora con il cosiddetto Rosatellum , una legge elettorale alquanto spuria che prevede due terzi di eletti col proporzionale, attraverso il voto di lista, e un terzo col maggioritario, col voto (si suppone) di coalizione. A suo tempo il Quirinale aveva fatto filtrare la sua contrarietà a forzature istituzionali e lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni aveva
definito quella dellla legge elettorale “materia parlamentare”. Insomma niente iniziative dirette del governo e niente fiducia. Anche per questo la decisione del Consiglio dei ministri ha suscitato non poca sorpresa.

La questione comunque – come di usa dire – è soprattutto politica. Ovvero di opportunità. Ha senso approvare in extremis nuove regole che di fatto mantengono il nostro sistema politico nell’eterna transizione: né maggioritario come i sistemi anglosassoni (e non solo) né proporzionale, come nella migliore tradizione italiana, ma un po’ e un po’ di più, rimandando ancora una volta una scelta di sistema. È opportuno farlo senza il normale iter parlamentare? E anche se non è una bella domanda da farsi quando si ha a che fare con le regole: a chi conviene?
Contrariamente a quello che si può pensare – visto che il proponente del Rosatellum è appunto il capogruppo del PD – il rischio di tutta questa vicenda è quello di avvantaggiare il centrodestra e in una certa misura anche Grillo, infliggendo un nuovo colpo al centrosinistra. Nella capacità di fare coalizione Berlusconi ha dimostrato in passato di essere imbattibile. Al tempo della sua discesa in campo riuscì a mettere insieme la Lega di Bossi, che gli dava del mafioso, e i postfascisti di An che in teoria erano tutto fuorché ultraliberisti come gli alleati di Forza Italia. Chi può credere che oggi la sua dichiarata anche se molto tardiva passione per il Partito Popolare Europeo e per Angela Merkel, gli impedirà di mettere assieme i populisti xenofobi di Salvini e quelli di Meloni e La Russa con la sua Forza Italia? Il pelo sullo stomaco certo non gli manca ma anche la capacità di fare politica. Tutto il contrario di quel che accade nel campo del centrosinistra. Le aperture – anche queste molto tardive – di Renzi ai fuoriusciti del PD non produrranno alcuna alleanza perché ormai la rottura a sinistra è così profonda che non sarà rimarginabile almeno in questa legislatura.
Si produrranno così almeno due coalizioni in questo campo (il PD con il Campo progressista di Pisapia, gli scissionisti di Mdp con Sinistra Italiana), con grande vantaggio degli avversari. Già, perché anche Grillo è destinato ad avere grande profitto da quello che oggi definisce un “colpo di Stato”: può infatti condurre la campagna elettorale che predilige, quella del martire del sistema dei partiti che si sono messi d’accordo per farlo fuori. A questo punto, forse, ad augurarsi che anche stavolta finisca in un nulla di fatto dovrebbe essere chi ha proposto la legge. Un paradosso che rende ancora più sconcertante la crisi della sinistra.