Il tweet bugiardo e il nazionalista

La polizia dei Paesi Bassi sta investigando per accertare se il leader nazionalista olandese Thierry Baudet, leader di Forum per la Democrazia, FvD, abbia commesso un reato con un tweet contenente affermazioni false scritto il 3 febbraio scorso. Il testo racchiude in poche righe una bugia, l’odio per le minoranze, un passo avanti in una campagna che ha portato il partito, il 20 marzo dell’anno scorso, ad essere il più votato per i consigli provinciali (l’equivalente delle Regioni) e ad avere nove seggi in Senato. I seggi nella Eerste Kamer, la Prima Camera, sono infatti abbinati ai voti espressi per le amministrazioni locali.

Una goccia di razzismo al giorno scava i pensieri, intimidisce le minoranze, avvelena tutto. Il pozzo dei social media fa da eco a questo percolare di odio.

Thierry Baudet, leader FvD

Baudet, parlamentare e leader di Forum per la Democrazia, FvD, formazione di estrema destra, nazionalista, contro il multiculturalismo, aveva cinguettato a cuor leggero che “Stasera due care amiche sono state seriamente molestate da 4 marocchini su un treno. Fare una dichiarazione è ovviamente del tutto inutile. O caro, ingenuo olandese! Vota finalmente per il cambiamento. Liberati dalle stronzate politicamente corrette! Salva questo Paese”.

Le ferrovie NS hanno immediatamente riconosciuto il treno, lo sprinter da Weesp ad Amsterdam. NS anche subito identificato “i marocchini”. Erano controllori e ufficiali di polizia, autorizzati a fare verifiche in borghese, tesserini alla mano. Per loro sfortuna, a detta di testimoni, i pubblici ufficiali, o un paio di loro, avevano “sembianze riconducibili a minoranze”.

I funzionari hanno domandato alle due viaggiatrici il biglietto. Non vedendoli in divisa, le signore hanno chiesto, nonostante i distintivi mostrati, anche la presenza di un poliziotto in uniforme. Un agente già si trovava sul treno e subito ha raggiunto i colleghi e le clienti. Le viaggiatrici erano in regola. Gli ispettori ferroviari, se necessario anche col supporto di agenti di polizia, periodicamente effettuano controlli in borghese, ovviamente qualificandosi. I testimoni hanno confermato che non vi è stato nessun comportamento improprio.

Thierry Baudet si è rifiutato di cancellare il testo, per giorni non ha risposto ai giornalisti che cercavano di chiedergli come gli fosse venuto in mente di definire “marocchini molestatori” quattro pubblici ufficiali, la cui origine è del tutto irrilevante, senza compiere prima una verifica, ma scrivendo subito su twitter. Baudet, molto più tardi, ha detto infastidito di aver scritto “in fretta e in modo perentorio”. Sindacati della funzione pubblica e parlamentari di altri partiti hanno osservato come il leader di Forum per la democrazia sembri ignorare la parola “sorry”.

L’indomani Thierry Baudet era a Roma, assieme ad altri leader nazionalisti di altri Paesi. Ha detto quanto l’Europa sia “un mostro che soffre per l’immigrazione di massa, il mito globalista, il falso allarme ambientale e una moneta comune”. Ha ribadito la sua adesione alla teoria che l’Unione europea “sia un piano marxista per annullare le identità nazionali e per distruggere la civiltà”.

Giorno dopo giorno, la goccia di razzismo fa il suo dovere. La SMN, la Cooperazione marocchina-neerlandese trova l’accaduto orribile. “Quella di Baudet è una mozione di sfiducia verso l’intera società. Ci riguarda tutti, ci mette tutti da parte”, commenta Sahil Achahboun, il vicepresidente della fondazione. Achahboun trova disdicevole ciò che è accaduto, non solo per gli olandesi marocchini, o di qualunque altra minoranza, ma per tutti i cittadini dei Paesi Bassi. “Baudet non è nuovo a queste affermazioni e siamo un po’ stanchi di questo”.

Baudet (a destra) con Meloni al meeting di Atreju

C’è da essere un po’ stanchi, in effetti. Thierry Baudet ha una laurea in storia, una laurea in legge, un PhD e non è uno sprovveduto nel veicolare un messaggio. Nei Paesi Bassi la polizia ha tra i migliori rapporti di vicinanza al cittadino di tutta Europa. Avvelenare questo rapporto fiduciario con le persone continuando a dire “siamo minacciati da chi dovrebbe difenderci”, usando la paura, la suggestione di un pubblico ufficiale che ha il volto di una minoranza, è una delle classiche “partenze lente” delle campagne di Baudet.

È pericoloso liquidare come battute ad effetto frasi, slogan, suggestioni che hanno costruito in passato, con un uso emozionale delle parole, movimenti divenuti dittature.

Baudet, che dice di non essere di destra né di sinistra, utilizza sempre l’immagine del triste declino “del mondo boreale”, un termine reso popolare dall’estrema destra in Francia, poi anche in Germania, come alternativa alla troppo riconoscibile parola “ariano”. Il “mondo boreale”, rappresenta lo spazio politico e culturale, che appartiene solo ai bianchi,“da Gibilterra a Vladivostok”.

Baudet, subito dopo aver fondato il centro culturale da cui sarebbe nato il partito Forum per la democrazia, scrisse nel 2015 sulla pubblicazione di estrema destra francese Valeurs Actuelles chiedendosi se il momento presente non ricordasse in modo impressionante l’Europa tra le due guerre, e suggerendo che l’immigrazione musulmana aveva già “portato l’Europa a un punto di non ritorno”. E qui arriva il suo solito cavallo di battaglia: presto, per Baudet, gli europei dovranno fronteggiare il “solito diabolico dilemma delle generazioni tra una guerra e l’altra: vivere da schiavi o andare in battaglia. Dobbiamo in definitiva agire, radicalmente”.

Questa analisi prendeva le mosse da un approfondimento sullo scrittore fascista e collaboratore dei nazisti Pierre Drieu la Rochelle. Baudet, per accusare pubblici ufficiali che appartengono a minoranze, è invece andato per le spicce, su Twitter. Questo è il clima politico, non facile da riconoscere nella quotidianità, che sta generando la destra estrema anche in Paesi, come l’Olanda, che sono patria di democrazia e diritti umani.