Europa superiore
e altre favole

Perché l’umanità ha conosciuto tassi di sviluppo così diversi nei vari continenti? Gran parte dell’Africa, ad esempio, è ancora alle prese con i retaggi di un recente colonialismo. Se riusciamo a spiegare le cause della dominazione di un popolo su un altro, non forniamo forse una giustificazione ai dominatori? Non è forse come affermare che tutto è stato “inevitabile”, e che quindi è inutile cercare di cambiare le cose al giorno d’oggi? Mi sembra che questo sia un errore diffuso: si confonde la spiegazione con la giustificazione. La domanda iniziale è in gran parte eurocentrica, e implica la glorificazione dell’Europa e dell’America, nonché una tacita accettazione della supremazia occidentale. Non è possibile, invece, che il nostro primato sia effimero, come già si può vedere con i successi del Giappone e del Sudest asiatico? Lungi da me esaltare gli europei: molti degli elementi fondanti della loro civiltà si svilupparono altrove e furono poi importati in Occidente.

Immagino che la spiegazione più diffusa sia quella che, in modo implicito esplicito, presuppone l’esistenza di differenze biologiche tra i popoli. Quando gli esploratori europei si accorsero della grande diversità umana in fatto di conoscenze tecnologiche ed organizzazione sociale, la imputarono alle diverse capacità innate dei popoli; la teoria darwiniana della selezione naturale diede un quadro concettuale a quell’impressione: i popoli primitivi erano vestigia evolutive dei nostri scimmieschi progenitori, e il loro sterminio da parte degli occidentali era un lampante esempio della sopravvivenza del più adatto. Venne poi la genetica a fornire nuovo modo di spiegare le cose: gli europei erano geneticamente più dotati degli africani e, soprattutto, degli aborigeni australiani.

Al giorno d’oggi una parte dell’Occidente ripudia pubblicamente il razzismo, ma molti occidentali (forse la maggioranza!) continuano ad accettare le teorie razziste in privato, magari a livello inconscio. Qualche spiegazione razzista sembra anche convincente. I bianchi emigrati in Australia hanno costruito una società complessa e industriale in solo un centinaio d’anni, mentre gli aborigeni sono vissuti in tribù di cacciatori-raccoglitori privi di attrezzi metallici per almeno 40.000 anni. Non è forse questo un chiaro esempio di “esperimento sociale”, in cui due popoli abitano un ambiente identico con risultati assai diversi? Quale prova più lampante del fatto che le differenze tra bianchi e aborigeni sono innate?

Le teorie basate sulle differenze razziali non sono solo odiose, sono soprattutto sbagliate. Non esiste una sola prova convincente del fatto che esistano differenze intellettuali innate tra le popolazioni umane. Chi oggi vive “ancora all’Età della pietra” è in media più intelligente di un abitante delle società avanzate. È utile ricordare che popoli appena usciti dall’Età della pietra come i guineani non hanno alcun problema ad imparare le moderne tecnologie, se si dà loro la possibilità di farlo.

Gli psicologi hanno tentato in tutti i modi di scoprire differenze innate nel quoziente intellettivo di persone provenienti da diverse aree geografiche: pensiamo agli sforzi fatti dai ricercatori americani (bianchi) per dimostrare che i neri di origine africana sono meno intelligenti. Ma questi studi sono viziati dal fatto che le differenze tra i gruppi etnici sono enormi soprattutto dal punto di vista sociale, e le nostre abilità cognitive da adulti sono influenzate dall’ambiente in cui trascorriamo l’infanzia. Inoltre, i tipici test intellettivi tendono a misurare le abilità culturali e non una fantomatica “intelligenza innata”. Per queste e altre ragioni, gli sforzi degli psicologi sono risultati vani: non esiste nessuna prova convincente del fatto che i non bianchi abbiano un quoziente intellettivo intrinsecamente minore dei bianchi.

Le mie idee in materia mi vengono da 33 anni di lavoro con i guineani all’interno della loro società. Fin dall’inizio mi sono accorto di quanto fossero in media più intelligenti, attenti, espressivi e interessati a cose e persone di un europeo o di un americano tipo. Riescono assai meglio degli occidentali in alcuni compiti che richiedono, con tutta ragionevolezza, capacità superiori, come il crearsi una mappa mentale di un ambiente non familiare. Naturalmente, i guineani fanno peggio degli occidentali laddove si tratti di usare competenze che a noi sono state fornite dall’infanzia: un analfabeta che viene dal suo villaggio in città sembra decisamente stupido ai nostri occhi. Ma pensate quanto devo sembrare stupido io ai loro occhi quando sono nella giungla, del tutto incapace di svolgere compiti semplici – come seguire una pista o costruire un riparo – a cui essi sono abituati fin dall’infanzia.

(Jared Diamond, “Armi, acciaio e malattie”, 1997)