Dall’Europa alla lotta alle disuguaglianze. Punti per un nuovo governo

Vorrei fare una precisazione che ritengo essenziale: la tradizione politica e ideale cui appartengo non si limita ad affermare, nelle fasi di svolte decisive per il paese, sempre e solo posizioni pregiudiziali. La storia, e la tradizione della sinistra vera, è fatta di azioni e di proposte e non solo di propaganda contraria tout-court. Per questo di fronte all’ipotesi di una trattativa Pd-5 Stelle è d’obbligo andare a vedere le carte: per fare che cosa e con quali obiettivi e quali punti di programma si mette in moto la trattativa?

L’unica pregiudiziale vera

Mattarella e Zingaretti
Roma – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Nicola Zingaretti, Segretario del “Partito Democratico”, oggi 22 agosto 2019. (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Considero, proprio per questo, giusta la scelta di Zingaretti di muoversi in questa cornice. L’unica vera pregiudiziale, quindi, è che questo dialogo porti a realizzare concretamente delle cose utili al paese. Se questo fosse, putacaso, non soddisfacente o impossibile da realizzare è evidente la necessità di una pronta marcia indietro.

Già il fatto di caratterizzare questa prossima stagione politica su contenuti programmatici concreti, e naturalmente di stampo progressista, è un fatto politico rilevante. La passione prevalente sembra essere, invece, quella di individuare correnti e nomi di persone per comporre la compagine di governo. Ciò non può essere considerato irrilevante, ma non prioritario. Prima, il che fare.

Di fronte a rigurgiti nazionalistici e a nostalgie sovraniste il primo punto è l’Europa. L’Italia non ha alcun avvenire fuori da una forte integrazione europea, nell’ambito della quale, invece, essa può dare un serio contributo politico ed economico, sia per le potenzialità inesplorate e non sfruttate di questo paese sia per alcune nostre specificità originali.

Rafforzare e riformare l’Europa

Non rinunciamo a voler dare, noi italiani, una caratterizzazione all’Europa: così valorizzeremo le nostre potenzialità e supereremo alcuni dei nostri malanni storici. Questo significa, in concreto, che va sostenuto- all’interno dell’Unione europea e della sua struttura istituzionale- il processo di una forte integrazione e di un’alta mobilità dei suoi cittadini.

europaPuò essere questo un modo per attenuare, e forse superare, la tragica e continua emorragia di persone e d’intelligenze italiane che rappresenta l’ultima forma dell’emigrazione. I nostri ragazzi, purtroppo, non vedono l’ora di fuggire dal proprio paese, cercando lavoro e sponde, per trovare migliore occupazione o per accrescere i propri studi. Non possiamo considerare questa costante fuga un male inarrestabile. Occorre una politica che ponga rimedio alla fuga dei cervelli o alla necessità di trovare lavoro espatriando. Solo un’Europa più integrata, organizzata e attrezzata può aiutarci a risolverlo.

La questione dell’istruzione

Naturalmente sul piano interno, le politiche nazionali devono corrispondere anch’esse a quest’obiettivo, rafforzando i percorsi e le strutture di qualificazione permanente degli italiani. Ecco perché una vera politica economica, cioè di espansione dell’economia, deve far leva anche ed essenzialmente sull’istruzione.

Non esiste più, soprattutto non esisterà più, un’espansione delle possibilità lavorative se si prescinde da una delle più rilevanti novità degli ultimi decenni: l’intreccio stretto fra economia e conoscenza. In altri termini tra lavoro e sapere. Il socialismo ottocentesco, e la sua cultura, ci hanno consentito di iscrivere nel quadro istituzionale la formula: l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Oggi, nel ventunesimo secolo, non ci possiamo fermare qui: l’Italia deve essere una repubblica fondata sul lavoro e sul sapere.

L’odiosa disuguaglianza conoscitiva

istruzioneQuesta considerazione ha un forte rilievo di politica economica per la crescita complessiva del paese e ha una sua rilevanza anche in termini di equità, di giustizia sociale e di eguaglianza. L’ingiustizia più odiosa, in una società, è quella fondata sulla differenza tra chi sa e chi non sa; sulla disuguaglianza conoscitiva; su chi ha il privilegio di studiare e chi non ne ha le possibilità.

Una società che non afferma il diritto al sapere per tutti, intendo dire tutti, è una società iniqua. Ne vanno combattute e rimosse le cause, come i fenomeni di prematuro abbandono degli studi o d’insuccesso. L’analfabetismo, strutturale o funzionale che sia, è fonte di grandi malanni per la società e pertanto una seria politica non solo di successi economici e di sviluppo ma anche di equità deve proporsi l’eliminazione di questa ingiustizia.

Tutela e valorizzazione del bello

veneziaFa da cornice a tutto ciò, l’originalità italiana: il paese del bello, la ricchezza ambientale, paesistica, monumentale, i duemila anni di storia. Non ricordiamo questo solo come conseguenza del naturale compiacimento estetico ma perché questo patrimonio segnala vari campi di possibile e proficuo intervento di sviluppo e di equità. Valorizziamo il bello per quello che è oggettivamente, un grande valore della nostra esistenza. Va colta, però, anche una valenza pratica e concreta, avendo attenzione al suo profilo economico che non vuol dire piegare la risorsa culturale a una bassa utilizzazione economica o commerciale ma, al contrario, cogliere tutta la modernità dell’idea di un patrimonio esteticamente così rilevante come grande risorsa assoluta e oggettiva del paese.

Non rinunciamo a essere italiani, senza nessuna sbavatura nazionalistica, non rinunciamo a ciò che questo paese è stato capace nei secoli di costruire. Dobbiamo, però, essere capaci di utilizzare questa risorsa valorizzandola attraverso l’uso proprio, intelligente e colto delle nuove tecnologie e delle potenzialità che esse offrono.

Lotta alle disuguaglianze

La tecnologia è uno strumento al servizio dell’uomo, è in questo senso ha sempre una funzione e un profilo culturale: il rifiuto del ricorso a essa è una posizione irrazionale, auto-castrante, che rinuncia a coglierne per l’appunto anche la valenza culturale. Pensiamo a quale contributo potrebbe offrirci la tecnologia, e la relativa ricerca, per la tutela e la difesa del patrimonio storico artistico anche riguardo alla loro difesa dei nostri preziosi centri storici dai continui disastri idrogeologi e dalla distruzione prodotta dai terremoti.

Mi auguro che questi temi – come quelle della tutela del posto di lavoro e della lotta alle disuguaglianze sempre più accentuate – siano presenti nel confronto tra Pd e 5 Stelle e possano essere adeguatamente approfondite e utilizzate. Questo sarebbe il vero segno di una svolta.