Intelligenza artificiale all’europea

La Francia ha messo sul tavolo della ricerca e del sostegno all’intelligenza artificiale un miliardo e mezzo di euro. La Germania, come ha annunciato la ministra per l’educazione Anja Karliczech, collegherà le proprie banche dati a quelle francesi e i due Paesi faranno programmi comuni. Ancora una settimana e conosceremo i dettagli dei programmi europei, finora avviati soprattutto nei Paesi del Nord. Dialogare sul piano commerciale e scientifico con Stati Uniti e Cina è l’obiettivo. Tutto il mese di aprile è stato dedicato dalla Commissione per l’economia digitale, presieduta da Mariya Gabriel, a diffondere i cinque obiettivi da raggiungere entro il 2020 in tutta Europa. Il primo è unire le forze accademiche ed economiche nel settore dell’intelligenza artificiale. Per integrare e dare valore alle conoscenze serviranno catene di blocco, blockchain europee, quindi grandi liste di dati comuni protetti. Le risorse per l’intelligenza artificiale dovranno poi servire a personalizzare le cure mediche, basandosi anche sul DNA del paziente.  Sarà messo online il “Radar dell’innovazione”, uno strumento per creare contatti tra aziende e laboratori. Infine alcuni tratti di autostrada tra le frontiere saranno dotati di collegamenti internet molto veloci (5G) per permettere a camion ed auto a guida autonoma di sperimentare le prestazioni.

Il mercato globale dell’intelligenza artificiale frutterà, nel 2025, almeno 190 miliardi di dollari, secondo l’istituto di ricerca MarketsandMarkets, con sede a Puna, in India. La Cina si è data l’obiettivo di conseguire il primato assoluto entro il 2030. L’Europa splende in laboratorio, mentre sul mercato ancora non ha un vero fronte comune. Per questo, fin dall’8 aprile, Digital Day dell’Unione,  Asgard, presenta al mondo i servizi che può fornire. L’intelligenza artificiale oggi usa sistemi di apprendimento autonomo che si basano su massicce quantità di dati (Big Data), senza un’esplicita programmazione. Non è più il vago sogno di imitare i complessi circuiti neuronali del cervello, ma uno strumento tecnologico in grado di migliorare se stesso e prendere decisioni scegliendo tra molte possibilità.

Il Nord Europa è il più attivo nell’UE. Secondo il rapporto di Asgard, società tedesca che investe in nuove aziende del settore, il Regno Unito è in testa alla classifica con 121 compagnie che si occupano di intelligenza artificiale (97 di stanza a Londra), seguito dalla Germania con 51, e dalla Francia con 39. Nel complesso, con 409 società, l’Europa sta crescendo. Il lato debole è che la maggior parte di queste aziende si occupa principalmente di analisi dei dati, senza una produzione originale “a monte” del proprio lavoro. Che è esattamente il contrario di ciò che accade nei centri di ricerca e nei laboratori europei. Marwin Segler, chimico organico e ricercatore di intelligenza artificiale all’università di Münster, in Germania, ha posto una pietra miliare su questa strada scientifica. Sintetizzare una molecola con i metodi convenzionali richiede ore e giorni di lavoro, tanti reagenti e tanta pazienza. Adesso a Münster c’è un assistente artificiale: nella sua memoria sono state caricati 12 milioni e 400 mila passaggi per arrivare a reazioni chimico-organiche. Questo permette alla super-memoria di selezionare in un secondo quale scelta fare.

In Svezia Lars Nielsen, professore all’università di Linköping, è il direttore del programma sull’intelligenza artificiale promosso dalla Fondazione Knut e Alice Wallenberg. La Fondazione ha aggiunto un milione di corone al fondo di tre miliardi al “Programma Wallenberg per i sistemi autonomi intelligenti e i programmi informatici”. E’ un imponente sforzo economico e scientifico che impegna, accanto a scienziati di varie discipline, 250 studenti-ricercatori. Di questi, 75 sono impegnati in aziende, gli altri in quattro università svedesi. La professoressa Danica Kragic, dell’Istituto Reale di tecnologia, sottolinea come altri Paesi fuori dall’Europa abbiamo “messo molti soldi in questo campo. Se non vogliamo restare indietro dobbiamo attrarre ricercatori da altre parti del mondo e saperci tenere le menti migliori educate in Svezia”. Nel Regno Unito, l’University College di Londra ha creato un software che può prendere decisioni molto complesse e può fare previsioni accurate. E’ stato provato come test in campo giuridico: l’algoritmo ha esaminato 584 cause che riguardavanO torture, trattamenti degradanti, il diritto al giusto processo e alla privacy. Il sistema ha raggiunto in quattro casi su cinque lo stesso verdetto della Corte Europea sui diritti umani. Può essere uno strumento utile per i giuristi. A maggio, con la stesura finale dell’agenda europea sugli impegni nel campo dell’intelligenza artificiale, sapremo che apertura di credito avrà dalla politica dell’Unione il mercato unico digitale.