Epurazioni e censura La destra
al potere a Todi

C’è un appello che circola in rete in questi giorni. Riguarda Fabiola Bernardini, esperta di codicologia, catalogazione di manoscritti e libri antichi, responsabile della Biblioteca di Todi. A lei – si legge nel documento-appello in sua difesa – si deve la valorizzazione del “patrimonio culturale della biblioteca tanto che nel 2017 ha avuto una affluenza di oltre 12 mila frequentatori in una città che non arriva a 18 mila abitanti. Inoltre Todi è una delle 148 città insignite per il 2018-2019 del titolo città che legge dal Ministero dei Beni e attività Culturali e dal Centro per il libro e dall’Anci”. Il merito di questo riconoscimento va anche a Fabiola Bernardini, alla sua attività di bibliotecaria. Peccato che l’amministrazione di destra di Todi l’abbia prontamente rimossa dal suo incarico per spedirla all’urbanistica. La sua colpa? Essersi rifiutata di escludere alcuni libri per ragazzi dagli scaffali della biblioteca, come richiesto dall’amministrazione della sua città. I pubblici censori, i sostenitori del mondo bucolico della famiglia perfetta, temevano che alcuni libri fossero troppo “gender oriented”, che magari, si affrontasse il tema dell’omosessualità, della diversità, della genitorialità in tutte le sue forme. L’amministrazione di destra le chiama “tematiche sensibili”.
Immediate le reazioni del mondo della cultura e della politica (con tanto di interrogazioni parlamentari), dell’Associazione italiana biblioteche. Anche la sezione italiana di Ibby (International Board on Book for Young people) ha espresso il suo dissenso: “non è la prima volta che i libri per ragazzi sono oggetto di censura e battaglie ideologiche, anche nel nostro Paese e, ancora una volta, ci sembra necessario ragionare sul ruolo della libertà di lettura, di espressione, di scelta”, scrivono.
A prendere di mira i libri per ragazzi ci aveva già provato il sindaco di Venezia che aveva fatto ritirare da asili e scuole materne piccoli capolavori come i libri di L. Lionni o di Altan perché trattavano temi delicati, che solo la famiglia può e deve affrontare (sic). Colpisce come a Todi e a Venezia, la censura sui libri per ragazzi sia tra i primi atti di nuove amministrazioni oscurantiste.
La tendenza travalica i confini nostrani. Siamo in buona compagnia della destra ungherese. Il giornale ultraconservatore Magyar Idok, vicino al premier Orban, ha duramente attaccato per settimane il musical Billy Elliot, che le vendite dei biglietti sono crollate e il direttore dell’Opera nazionale ungherese si è visto costretto ad annullare le ultime 15 rappresentazioni in cartellone. Attacchi omofobi per un musical – ispirato al film del regista britannico Stephen Daldry – la cui unica “colpa” è di raccontare i sogni di un ragazzino di estrazione sociale modesta che alla boxe preferisce la danza classica diventando una stella. I censori si sono allarmati: se balla forse è un omosessuale? La censura è servita.