Emilia-Romagna, sinistra
resiste, ma divisa
perde Ferrara e Forlì

La sfida dei ballottaggi tra centro-sinistra e centro-destra in Emilia Romagna è finita 8 a 4. Più il caso anomalo di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, ove lo spareggio era interno al centro- sinistra, tra il sindaco uscente (ma ora perdente) del Pd e il candidato (vincente) di una lista civica. I candidati del centro-sinistra hanno prevalso a Reggio Emilia, Cesena, Carpi, Castelfranco Emilia, Maranello, Molinella, Savignano sul Rubicone, Argenta. Il centro-destra ha conquistato Ferrara, Forlì, Mirandola e Copparo. “Con questo dato – commenta Paolo Calvano, segretario regionale del Pd – il centro-sinistra vince in 174 comuni, la destra in 45, mentre i restanti 16 hanno un tratto marcatamente civico. Nelle città più grandi, il centro-sinistra vince a Modena già al primo turno, poi a Reggio Emilia, Cesena e Carpi, grazie anche ad alleanze larghe e inclusive”.

La sconfitta di Ferrara e Forlì

Ma il dato numerico dei ballottaggi – che si aggiunge a quello ancora più netto nei comuni assegnati al primo turno – non può oscurare un aspetto politico pure rilevante: una parte dei comuni, da sempre amministrati dalla sinistra e poi dal centro-sinistra, è passata al campo avverso. Il fatto fa rumore soprattutto nelle città capoluogo di provincia: Ferrara e Forlì sono state espugnate per la prima volta nel dopoguerra. “Non possiamo che prenderne atto – riconosce Calvano, che vive proprio a Ferrara -anche se le due sconfitte hanno caratteristiche diverse che approfondiremo negli organismi dirigenti che convocheremo a breve. Più in generale, sappiamo bene che in zone periferiche e di confine con Veneto e Lombardia, particolarmente nel nel ferrarese e nel piacentino, c’è un lavoro importante da fare, per recuperare il gap accumulato. Sapremo ripartire anche dove abbiamo perso”.

FerraraE infatti, capoluoghi a parte, anche per comuni come Copparo, in provincia di Ferrara, e Mirandola, in provincia di Modena, il risultato dei ballottaggi è una svolta inedita. Che solo per un soffio, appena 35 voti, non si è verificata anche ad Argenta, altro centro del ferrarese, territorio in cui evidentemente la penetrazione leghista ha scavato più a fondo e più efficacemente. Come d’altra parte testimonia l’ascesa di Alan Fabbri, nuovo sindaco di Ferrara, in passato già sindaco di Bondeno e poi consigliere regionale in Emilia Romagna. La caduta della città estense è forse la ferita che brucia di più in casa Pd, anche perché è stata preceduta da lacerazioni che sono andate in senso esattamente contrario alla esigenza di “alleanze larghe e inclusive”.

Stravittoria a Reggio Emilia

Il locale centro-sinistra è arrivato all’appuntamento elettorale in salute tutt’altro che buona. Al primo turno si era presentato diviso in ben tre spezzoni, con altrettanti candidati sindaco. I successivi apparentamenti attorno all’assessore uscente Aldo Modonesi, in vista del ballottaggio, non sono stati sufficienti a colmare il forte gap nei confronti del candidato unico del centro-destra, che già il 26 maggio era arrivato a un soffio dalla vittoria (48,5%, risultato finale 56,8%).

L’esito dei ballottaggi e dell’intera tornata di elezioni amministrative ripropone con evidenza, nel bene e nel male, il tema della coesione tra le forze del campo progressista. Anche se non sempre e non automaticamente sufficiente – pesano naturalmente anche altri fattori, come il lavoro delle amministrazioni uscenti e la qualità dei candidati – si tratta di una condizione indispensabile per reggere la sfida, anche nei territori che un tempo, ma ora non più, sembravano politicamente immutabili. Il discorso vale perfino dove le elezioni amministrative hanno quasi totalmente confermato gli equilibri precedenti.

Reggio EmiliaA Reggio Emilia, per esempio, la partita era già praticamente chiusa al primo turno, con il sindaco uscente e rientrante Luca Vecchi al 49,13%. Percentuale alla quale ha contribuito non solo l’ottimo risultato del Pd (quasi al 39%) ma anche il non trascurabile dieci per cento abbondante messo insieme dalle altre liste coalizzate. C’era sì una ulteriore lista di sinistra separata, che però non ha avuto problemi a promuovere esplicitamente la confluenza dei propri elettori nel ballottaggio. Stravinto senza difficoltà da Vecchi con il 63,3%, nonostante gli esorcismi e le invocazioni alla Madonna da parte dell’improbabile devoto Vittorio Sgarbi, in tour da testimonial per candidati di destra.

I danni della mancanza di unità

E a proposito di importanza della coesione nel centro-sinistra, anche in un quadro di quasi totale affermazione come quello che si registra nel territorio reggiano, qualche caso in contro-tendenza c’è stato. La mancanza di unità aveva già fatto male quindici giorni fa a Bagnolo in Piano, perduta a causa della divisione in due liste, la cui somma dei voti risulterebbe maggioritaria. Poi, domenica scorsa, il ballottaggio anomalo di Casalgrande, nel quale il sindaco uscente del Pd, in vantaggio al primo turno, è stato sconfitto dal candidato di una lista civica di centro-sinistra, per altro sostenuta dal vice-sindaco uscente.

Se e quanto queste messaggi saranno accolti – in termini di costruzione di uno schieramento davvero largo, pluralista, inclusivo, e anche in termini di rinnovamento del progetto politico e dei contenuti programmatici – lo diranno presto le già incombenti elezioni regionali. “La partita – dice Calvano – è sempre di più tra centrosinistra e destra a trazione leghista e così sarà in Regione. Una sfida da affrontare con i piedi ben piantati per terra, con la giusta umiltà e con altrettanta voglia di combattere, ragionando insieme a tutto il centrosinistra e a quel civismo che vuole dare un contributo al buon governo”.