Elezioni inutili con troppi partiti

Dopo un quarto di secolo, la campagna elettorale si svolge nel segno della stessa frammentazione che caratterizza il nostro sistema politico dal 1947-1948, mentre viene elaborata ed entra in vigore la Costituzione. Un sistema politico di questo genere non è organicamente in grado di esprimere maggioranze omogenee che siano riformatrici nel senso di realizzare tempestivamente i provvedimenti legislativi e le trasformazioni organizzative che creino infrastrutture civili – pubblica amministrazione, scuole, case, ospedali, trasporti – che siano almeno compatibili a quelle predisposte da altri Paesi industriali in fasi di sviluppo e di aumento del reddito corrispondenti a quelli dell’Italia dagli anni cinquanta in poi.

E’ inutile attendersi da questo sistema politico un funzionamento diverso da quello strutturalmente determinato dal modo di operare e dalla distribuzione del consenso che caratterizza i sette/otto partiti che stabilmente lo compongono. Il sistema produce e produrrà anche qualche riforma; e infatti abbiamo avuto le regioni, il divorzio, lo statuto dei lavoratori, una riforma tributaria. Ma sono riforme la cui lentezza di elaborazione e la difficoltà di applicazione ritardano enormemente la creazione delle infrastrutture civili delle quali abbiamo parlato.

Il sistema politico italiano è molto espressivo, ma poco strumentale. Consente grandi discorsi sulle scelte di civiltà, ma non riesce a fornire leggi operative per una efficace tutela della salute. Nessuno ha proposto di modificarlo fino a che ha garantito il maggiore (anche se caotico e distorto) sviluppo economico della nostra storia unitaria. Ma se proprio la carenza di infrastrutture civili dovuta all’inefficienza del sistema politico rischia di trasformarsi in un elemento di freno per l’ulteriore sviluppo della nostra economia, soprattutto nell’ambito di una Europa che allo sviluppo stesso comincia a pensare in termini di habitat umano e non solo di incremento produttivo, le classi e i gruppi sociali sul cui consenso sistema si fonda non potrebbero cominciare a ritenere che sia preferibile renderlo meno espressivo e più strumentale?

La sfida più seria che il nostro sistema politico potrebbe dover affrontare è certamente connessa a un periodo di stagnazione economica, determinata dalla paralisi del processo decisionale. Ma se anche la dinamica del processo economico riuscisse ad evitare la stagnazione, ovviando, ancora una volta, alle insufficienze del sistema politico, le esigenze sociali che occorre soddisfare, e indefinitamente eluse, genereranno necessariamente sfide ben più consistenti di quelle che si sono prodotte nella politica italiana degli ultimi anni. O le attuali forze politiche sapranno farvi fronte o si produrranno crisi molto gravi.

La speranza è che possano emergere dirigenti politici in grado di decidere per l’oggi e per il domani, senza essere vincolati da scelte ormai remote: è questo l’atto di fiducia più autentico che possa essere espresso sulla capacità di una democrazia rappresentativa di autorinnovarsi.

(Giorgio Galli, “Il difficile governo”, 1972)