Come ricostruire
dopo la sconfitta

“Se i tempi non chiedono la tua parte migliore inventa altri tempi” così, con una frase di Stefano Benni (tratta da “Baol”) abbiamo chiamato a raccolta ad una scuola di formazione non convenzionale tutti coloro che vogliono impegnarsi nello studio delle questioni infrastrutturali del presente, quelle che ci condannano al precariato, ad esistenze infelici, al rischio di abbrutirsi in una quotidianità fatta di concorrenza, stress, condizioni materiali insufficienti. Lo abbiamo fatto in un caldo weekend di Giugno perché non potevamo più aspettare, con tantissimi professori e giovani ricercatori che per insegnarci qualcosa hanno dedicato a noi il loro tempo libero – proprio quel tempo così prezioso e raro – con tantissimi giovani e molti meno giovani ma desiderosi di apprendere, con personalità istituzionali in sala ad ascoltare in religioso silenzio, con un gruppo di organizzatori che hanno sacrificato quel tempo libero che non avevano per costruire uno spazio che oggi è di molti e molte altri.

La sconfitta storica della sinistra politica è già il passato. Il nuovo Governo italiano e le sfide principali del prossimo appuntamento europeo richiedono di terminare la fase dell’elaborazione del lutto per passare a quella delle proposte concrete: come quella di ripensare il ruolo dello Stato, non solo innovatore ma investitore, di governare i processi di sviluppo tecnologico a favore di chi oggi ne subisce le conseguenze peggiori, costruire nuove forme di partecipazione alla proprietà e alla pianificazione di cosa, come e per chi si produce, disegnare ed animare soggetti politici che abbiano la capacità di veicolare una visone del mondo e vincere le elezioni in virtù di essa e delle mobilitazioni suscitate. A Ragione in Rivolta non ci sono state ovviamente tutte le risposte ma ci sono state domande precise, si è fissato un ordine di priorità, una rotta e accumulato sapere e materiali da condividere in un collettivo il più ampio possibile.

Chi c’è stato, chi si è anche solo impegnato sporadicamente attraverso una donazione, mandando un articolo, partecipando ad un’assemblea o ad una sessione di studio nel weekend, ci ha chiesto di non fermarci qui. È difficile oggi pensare di fare pensiero politico senza un’interfaccia partitica, senza sapere quali saranno le configurazioni attraverso le quali si vuole raccogliere consenso, senza una classe dirigente adeguata a raccogliere i tanti spunti che già esistono nelle accademie, nelle fondazioni, nelle reti di volontariato e mutualismo, nelle buone pratiche. Per combattere l’ondata gialloverde e tutto ciò che si muove (ben più preoccupante) nella società al di sotto dell’epifenomeno del nuovo Governo, servono un’organizzazione stabile, una direzione chiara e persone determinate. Se dovessi rispondere sinceramente a coloro che in queste ore mi stanno chiedendo cosa sia “Ragione in Rivolta” direi: ciò che ha fornito alcuni degli strumenti imprescindibili per fare queste cose. La volontà politica – che in questa fase non spetta a noi –  invece, come il coraggio per Don Abbondio, chi non la ha a quanto pare non se la dà.