Economia ferma, trionfa
l’Italia dei furbetti
e del sommerso

Se tutto andrà bene l’economia italiana crescerà nel 2020 dello 0,6% , secondo le stime del ministero dell’Economia, dopo aver chiuso l’anno dei due governi Conte su basi invariate (se va bene il dato finale sarà più 0,1%-0,2%). Siamo sempre in fondo alle classifiche europee. La legge di Bilancio è dedicata per oltre tre quarti alla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, non si vede un disegno forte, radicale, coerente di sviluppo, d’innovazione, di contrasto al debito pubblico (arrivato a 2500 miliardi di euro) che finirà per farci del male. Da un anno all’altro Ilva, Alitalia, Autostrade sono casi ancora irrisolti, è esplosa la crisi della Banca popolare di Bari e ci sono circa 150 tavoli di emergenza industriale con decine di migliaia di posti di lavoro a rischio. Il governo, soprattutto qualche ministro grillino, si è eccitato per i dati sul mercato del lavoro: il tasso di occupazione è salito in ottobre al 59,2%, livello che non si vedeva dal 1977. Ma se si leggono in controluce sono dati di un Paese depresso, senza futuro. La crescita è rappresentata quasi esclusivamente da un’occupazione precaria, di bassa qualità, con la caduta (meno 35.000) dei posti a tempo pieno e il boom (187.000) dei dipendenti a tempo parziale. L’Italia fa scappare i giovani laureati e crea lavoro sfruttato, pagato male, senza prospettive.

Non si capisce come “tre anni di riforme dopo aver salvato il Paese”, come auspica il presidente del Consiglio, possano cambiare le sorti di questo Paese malmesso, che non vuole cambiare. Non cambia perché a molti va bene così. L’Italia degli evasori, dei furbetti e dei delinquenti non ha paragoni. Questo è un paese ricco, ricchissimo per alcuni aspetti, in cui l’economia non ufficiale, in nero, ha un peso enorme nella vita di milioni di cittadini. Per molto tempo questa parte dell’economia che sfugge ai controlli e alle regole è stata considerata un fenomeno sociologico, un segnale del dinamismo della società e della vocazione imprenditoriale-affaristica degli italiani anche se con qualche effetto poco piacevole. Ma, ovviamente, se il lassismo fiscale, legislativo, amministrativo diventa sistema poi è difficile tornare indietro.

Il sommerso, infatti, non è più solo un’economia parallela a quella legale, ufficiale, l’economia illegale, che sfugge ai controlli pubblici, che ricicla denaro criminale in risparmi rispettabili, che non paga le tasse e non rispetta i contratti di lavoro, non versa i contributi sanitari e previdenziali, oggi è diventata un fattore strutturale, non provvisorio, del sistema. Non possiamo più farne a meno, e lo Stato non sa come contrastarla tanto che anchenel confronto sulla legge di Bilancio si è parlato tanto di tasse sulle cartine e i filtri, sulle auto aziendali, sulle plastiche ma non c’è quella svolta che faccia pensare a un’azione forte per imporre la legalità a un Paese poco abituato al rispetto delle leggi e delle regole.Potremmo anche far finta di niente, tanto tutti sguazziamo nelle piccola e grande evasione, nei lavoretti senza Iva, nella ricevuta fiscale scordata, nel Pos che non funziona mai, se non fosse che questa originalità del modello italiano allarga le diseguaglianze, accentua lo sfruttamento dei non garantiti e alla fine mina le stesse fondamenta della Repubblica.

L’Istat valuta l’economia “non osservata”, cioè la somma del sommerso e delle attività criminali quindi totalmente fuori legge, in 211 miliardi l’anno (dato 2017), pari al 12,1% del Pil. Analizzando la composizione di questa economia, ovvero il peso percentuale che ciascuna componente ha sul totale, la correzione della sotto-dichiarazione del valore aggiunto risulta essere la componente più rilevante in termini percentuali: nel 2017 pesa il 46,1% (+0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente). Il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare costituisce la seconda componente in termini di peso sul totale, attestandosi nel 2017 al 37,3% (-0,5 punti percentuali rispetto al 2016). Oltre il 40% del sommerso è concentrato nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, dove si genera il 21,4% del valore aggiunto totale. Analogamente l’incidenza relativa del ricorso al sommerso è alta negli altri servizi alle persone ed è pari al 12,3% del sommerso economico, pur contribuendo il settore solo per il 4,1% alla formazione del valore aggiunto totale. Quest’economia al confine o oltre la legalità occupa 3,7 milioni di lavoratori irregolari, attivi soprattutto nei servizi e nell’assistenza, nella cura alle persone (47,7%). L’illegalità è molto diffusa anche in agricoltura (18,4%, in questo settore trionfa la mano d’opera immigrata), nelle costruzioni (17%), nel commercio, trasporti, ristorazione (15,8%). Nell’industria, dove nonostante tutto è ancora forte il controllo del sindacato e la grande impresa mantiene un rispetto almeno formale di regole e contratti, il lavoro irregolare è contenuto al 7,6%.

Ma se questa economia oscura fosse costretta a emergere, quali sarebbero i benefici per il bilancio dello Stato, per i lavoratori irregolari, per le condizioni economiche generali? Con un debito pubblico mostruoso sarebbe utilissimo riportare alla luce un’economia che non paga le tasse, aiuterebbe a ridurre il debito e garantirebbe anche una più equa imposizione fiscale evitando di gravare ulteriormente sui cittadini che già fanno il loro dovere di contribuenti. Ma la politica ci sente poco su questo versante: le tasse, i controlli, le regole non creano consenso. Meglio lisciare il pelo ai furbetti di ogni risma. Non si riesce nemmeno a imporre il bancomat.Matteo Renzi, neoleader di un altro inutile partito, sostiene la libertà nell’uso del contante, non gli viene in mente che in queste maglie passano evasori e delinquenti. Il denaro contante senza limiti trova sostenitori ovunque, da Salvini ai commercianti, da Berlusconi alla destra. Già negli anni Ottanta, ai tempi dell’inchiesta internazionale Pizza Connection, gli inquirenti, tra cui Giovanni Falcone, adottarono il papertracing, una tecnica investigativa basata sulla capacità di “seguire” il denaro, i pagamenti, gli investimenti, i trasferimenti di capitale. Lo stesso sistema è stato poi adeguato e impiegato anche dai governi per scovare elusioni ed evasioni nella tracciabilità dei pagamenti, per affermare una cultura della legalità.

Il mondo gira e noi stiamo fermi, anzi guardiamo indietro. Nella Cina dei comunisti persino chi paga con la carta di credito è considerato un vecchio arnese. I cinesi pagano con il ricoscimento facciale, l’impronta digitale… I turisti di Pechino che arrivano a Milano entrano in Duomo e fanno shopping con Alipay, la piattaforma digitale di pagamenti, non hanno in tasca nemmeno un centesimo.In Italia si fatica a immaginare un cambiamento. Il motivo chiaro, anche se nessuno lo dirà mai esplicitamente, è che noi siamo un Paese indebitato fino al collo, diseguale nelle opportunità e nei redditi, con un’economia in nero da primato, ma siamo pur sempre un Paese ricchissimo. Il nostro sistema è pieno di soldi, le famiglie italiane hanno 1500 miliardi di euro sui conti correnti. E non possiamo nemmeno escludere, anzi…, che l’economia illegale sia una fonte di crescita di quella controllata e trasparente, che l’una sostenga l’altra, che i profitti generati illegalmente si trasformino in risparmi rispettabili e puliti con investimenti in attività commerciali, finanziarie, industriali. Non si può generalizzare, ma si possono usare i dati complessivi per capire quanto sia ricca l’Italia. Secondo un’elaborazione dei dati Istat e della Banca d’Italia la ricchezza delle famiglie italiane è cresciuta nel 2017 di 98 miliardi di euro raggiungendo la cifra di 9.743 miliardi di euro. Questa cifra rappresenta circa quattro volte il nostro debito pubblico.Tanti auguri per un altro anno “bellissimo”.