Ecobonus sulle auto
un’altra retromarcia
dei Cinque stelle

La stella più fulgida nell’olimpo dei 5Stelle si dirige speditamente verso il buco nero dei compromessi al ribasso, dei testacoda del governo gialloverde, che, per poter reggere alla prova del comando, deve sacrificare l’ambiente, la parte più avanzata, ma anche più esposta, del suo contratto. Più esposta, vista la presenza, dall’altra parte, del partito più ferocemente e convintamente antiecologista di tutto il panorama politico del Paese. Il verde della Lega è solo un colore, per di più abbastanza sbiadito a causa dei riti finto mistici, ampolle, ampollette, bagni rituali, che i guru del Partito del Nord si sono lasciati alle spalle o hanno inabissato nel Po insieme ai milioni di euro “magicamente” e provvidenzialmente evaporati!

Ed è contro questo moloch che stanno sbattendo la testa tutti i buoni propositi innovatori, ecologicamente sostenibili e a bassissimo impatto ambientale della pattuglia dei 5Stelle. Ogni giorno una croce. All’inizio era l’Ilva, ieri era il TAP caduto sotto i colpi dell’alleato nordista, oggi è l’ecobonus su cui si è consumato l’ultimo scontro in seno al governo gialloverde. Non è passato infatti l’emendamento che introduceva un bonus/malus sulle auto. Un malus da applicare sull’acquisto di auto a benzina e diesel per disincentivare chi sceglie ancora macchine inquinanti, e un bonus sull’acquisto, invece, delle auto elettriche.

Certo i costruttori di macchine fanno barricate. Certo la produzione di auto elettriche è scarsissima ancorchè inesistente.  Ma sarebbe stato un segnale importante. E’ stato invece, in finale, approvato un “moncherino” che riguarderà solo un malus per l’acquisto dei Suv e auto di lusso. Non abbastanza per far decollare le macchine elettriche. Appare chiaro che i grillini stanno pian piano sacrificando sull’altare di un governo a forte, spietata trazione leghista, proprio la parte ambientalista del loro programma. Perché se è meritevole la campagna del ministro Costa di volere in Italia la COP26, rischiamo di farci trovare, alla stregua della Polonia di Katovice, con un Paese in cui l’inquinamento non demorde, i combustibili fossili la fanno ancora da padroni, il sistema idrogeologico fa acqua da ogni parte e i politici “decidono di non decidere” nel chiuso di una cittadella fortificata. E al governo c’è ancora chi giura sui fiumi tombati!

E’ brutto ripetere: “ve l’avevamo detto”, ma era chiaramente aleatoria ed evanescente la parte del contratto che si soffermava sugli impegni ambientali. Perché non se ne soffermava affatto! Enunciava, auspicava, con una strizzatina d’occhio all’alleato negazionista. E non c’è nessun Grillo o Di Battista, o ancora un Fico che possano rimettere in equilibrio questa stortura ufficiale. Perché una scelta ecologista, una strategia spintamente ambientalista  necessita di una forza tale, capace di respingere le pulsioni del sottobosco della politica e dell’impresa malata, che oggi non è nelle corde del Movimento 5 Stelle e forse non lo è mai stata.

A questo punto l’unica speranza è che Salvini non decida di sacrificare l’ecobonus del 65% sugli interventi di efficienza energetica, che ha prodotto nel periodo 2014-2016, 658mila occupati, di cui 439mila occupati diretti e 220mila nell’indotto, ma che è puntualmente in bilico ad ogni manovra finanziaria. Perché in questo modo la resa del Movimento sarebbe totale.