Dalla Terra dei Fuochi
all’Ilva: la mappa
del rischio cancro

Proprio nei giorni in cui all’Ilva di Taranto l’Arcelor-Mittal annuncia la cassa integrazione di 1400 lavoratori, in un girone infernale da cui non si riesce ad uscire, arriva il V Rapporto Sentieri, lo studio epidemiologico che fa il punto sull’incidenza di mesotelioma nei siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN).

Il Rapporto, annunciato dalla ministra Grillo il 21 maggio scorso, è stato fatto opportunamente slittare a dopo le elezioni europee. Troppo allarmanti le analisi, che riguardano 39 siti (20 al Nord, 8 al Centro e 11 al Sud) e fanno riferimento ai periodi tra il 2006 e il 2011. I Comuni compromessi sono 319 e la popolazione complessiva esposta è di 5 milioni e 900 mila abitanti.

Il progetto Sentieri

Ma cos’è il Progetto Sentieri-ReNaM, nominato, discusso, annunciato, contestato, in tutte le più gravi situazioni di inquinamento ambientale che hanno messo in pericolo popolazioni e territorio? E’ un Progetto epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti al rischio da inquinamento,  finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Lo attendevamo dal 2014, quando lo studio sulla mortalità nei Sin, per via delle richieste dei comitati in lotta di Taranto e delle mamme coraggio della Terra dei Fuochi,  fu integrato con le analisi dei ricoveri ospedalieri e dell’incidenza dei tumori.

La parola chiave dello studio è: ECCESSO. “Gli eccessi emersi – spiega Sentieri – confermano come nei siti contaminati italiani si concentri una quota rilevante di casi di mesotelioma osservati a livello nazionale”. Circa 1.500 casi in eccesso, rispetto agli attesi, “corrispondenti  a 125 casi annui”. L’eccesso ha interessato gli stabilimenti di produzione di manufatti in cemento-amianto, ma anche le aree con cave, cantieri navali, discariche illegali con amianto, poli petrolchimici, raffinerie e stabilimenti siderurgici. “Eccesso globale di 5.267 uomini e 6.725 donne, mentre l’eccesso oncologico è risultato pari a 3.375 uomini e 1.910 donne”.

Patologie oncologiche

In un arco temporale di cinque anni si è giunti ad un aumento di patologie oncologiche di 1.220 casi negli uomini e 1.425 nelle donne. Gli eccessi più evidenti riguardano il  mesotelioma maligno, i tumori maligni del polmone, del colon, dello stomaco, e le patologie respiratorie benigne.

Gli eccessi tumorali si osservano prevalentemente nei siti con presenza di impianti chimici, petrolchimici e raffinerie, e nelle aree nelle quali vengono abbandonati rifiuti pericolosi. Le patologie respiratorie benigne sono presenti in eccesso anche nelle aree in cui insistono impianti siderurgici e centrali elettriche. Il mesotelioma maligno mostra eccessi nei siti caratterizzati dalla presenza di amianto e di fluoro-edenite, ma anche laddove l’amianto non è esplicitamente citato dai Decreti di perimetrazione dei siti. Tutti gli impianti petrolchimici e siderurgici, per esempio, sono caratterizzati dalla presenza di ampie quantità di queste fibre, ampiamente utilizzate nel passato come agente isolante.

Bambini e ragazzi i più esposti

La novità del V rapporto di Sentieri è la valutazione dello stato di salute di bambini e adolescenti (1.160.000 soggetti di età tra 0 e 19 anni) e di giovani adulti (660.000 di età tra 20 e 29 anni). Nel primo anno di vita è stato rilevato un eccesso di 7.000 ricoveri, 2.000 dei quali per condizioni di origine perinatale. In età pediatrica (0-14 anni) c’è stato un eccesso di 22.000 ricoveri per tutte le cause: 4.000 dovuti a problemi respiratori acuti, e 2.000 ad asma. Come dimostra lo studio, la situazione è drammatica e forse irreversibile sia per le popolazioni coinvolte sia per l’ambiente naturale compromesso.

Il caso Taranto

A Taranto, per citarne una, dove sono stati eseguiti diversi studi epidemiologici per valutare l’associazione tra la residenza in prossimità degli impianti industriali e lo stato di salute della popolazione, il V Rapporto ha riscontrato eccessi di rischio per il mesotelioma, rispetto al resto della Regione Puglia, sia nella città nel suo complesso sia in molti quartieri. Nelle aree più prossime al polo industriale il rischio di eccesso è maggiore rispetto ai quartieri più lontani. Sempre riguardo al sito di Taranto, uno studio caso-controllo ha indagato l’associazione tra residenza in prossimità di impianti industriali inquinanti e l’incidenza di alcune patologie tumorali, incluso il tumore maligno della pleura. L’incidenza è stata valutata tramite i dati di ricovero ospedaliero e le analisi sono state effettuate considerando anche l’eventuale esposizione occupazionale.

Si è osservata una tendenza all’aumento del rischio per tumore della pleura in prossimità della cokeria, del deposito di minerali, dell’acciaieria  e dei cantieri navali.  Infine, il sito mostra per il mesotelioma un impatto complessivamente alto, sia tra gli uomini sia tra le donne, frutto della presenza nel territorio di molteplici attività industriali con la possibilità di esposizioni in varie circostanze, prevalentemente professionali, ma anche ambientali. Tale rischio è di lungo termine e risulta diffuso tra i residenti dei diversi quartieri della città di Taranto. Serviranno a qualcosa questi dati così allarmanti? O rimarranno pericolosamente oscurati a causa dell’incapacità di venirne a capo?