Ecco come ti sdogano
il nazismo

Pare davvero troppo tardi per imbastire comportamenti più adatti a contenere l’onda nera, fascista, che ci sta prendendo a sberle, perché questo sta accadendo. Più interessante, nell’immediato, sapere come intendiamo gestire e digerire i fatti che ci riguardano da vicino nel tempo e nello spazio. Che si fa della vicenda di Como, di quella irruzione violenta di naziskin veneti nella sala popolata di brava gente dedita all’accoglienza dei migranti? Mentre si riflette i nazi hanno fatto quel che volevano, hanno imposto la loro presenza, hanno servito cucchiaiate del loro linguaggio, come fosse olio di ricino, ad una platea che non sapeva che farsene di quella mercanzia lurida. Questi sono i fatti di ieri. Poi ci sono i fatti di oggi, non movimenti di corpi, solo parole, ma pesanti. Perché hanno parlato i capi dell’organizzazione: con enorme sicurezza deridono, tra le righe, l’inconsistenza del carattere che avrebbe costretto i loro bersagli a non reagire alla provocazione e contemporaneamente a svelare la pochezza di una democrazia che grida troppo forte per piagnucolare, in fondo, per nient’altro che una banale, ruvida intromissione nel corso di una assemblea. Parlano, cioè, da vincitori. Non si tratta nemmeno più di un pensiero marginale che cerca di affacciarsi, questi sono toni da protagonisti, di interpreti che sanno di avere una parte importante del pubblico dalla loro parte, e un’altra, quella a loro avversa, nella totale confusione. Con quelle parole, cioè, mettono in atto una serie complessa di comunicazioni, a diversi livelli e con il concorso della destra classica, Fratelli d’Italia e Lega. Meloni critica l’irruzione ma decide che non c’è stata violenza, Salvini, magico, ribadisce che il problema è Renzi. Cioè: nessuno dei porteur della estrema destra in Parlamento mette in discussione la sigla neo-nazi che ha firmato l’”evento”, men che meno la qualità estremamente violenta delle parole da quegli squadristi pronunciate nella sala del Chiostrino di Sant’Eufemia a Como. Sono state parole di segregazione e di espulsione per ogni diversità non abbiente, di rifiuto di ogni senso di umanità e di accoglienza, razzismo puro. Non una parola da parte di Salvini e Meloni su questo “merito”. Ma quei “ragazzacci” pensano questo della vita e del mondo e lo ribadiscono appena possono: Hitler ha fatto anche molte cose buone, Mussolini è stato un grande statista, tuttavia “sfortunato”, sulla Shoah “hanno dei dubbi”, i neri non devono stare in Italia, sennò ci rovinano la purezza bianca, neri e immigrati se ne devono andare. Se vincerà, Berlusconi riporterà al governo questi pensieri, queste parole, questa cultura. Lo stesso Berlusconi con il quale non si esclude di poter fare accordi di governo nel caso malaugurato il Pd non fosse in grado di farcela da solo. Ma cosa produce il silenzio della destra estrema italiana sui sensi in gioco nella vicenda di Como? Si accredita l’esatta equivalenza, almeno formale, tra le posizioni che si combattono sulla scena soprattutto etica del Paese: il neonazista antisemita e razzista nelle sue azioni è degno tanto quanto chi invece opera per l’accoglienza degli immigrati e non ha dubbi sul salvataggio dei naufraghi. Se questo è il terreno, l’estrema destra ha vinto, le manca il certificato che verrà dalle elezioni politiche, ma il principio in base al quale i forti devono rompere il muso ai deboli e “non pago tasse per quei debosciati”, e “crepino se non sanno nuotare”, e “difendiamo le nostre frontiere”, sta nelle nostre vene come ospite non occasionale, ha la sua “dignità” pure all’interno di un sistema che a suo tempo si fondò sull’antifascismo e sulla guerra di liberazione da nazisti e fascisti. E infatti, eccoci di fronte al capovolgimento del parco valori che hanno guidato centinaia di milioni di persone dal Dopoguerra ad oggi. L’unità europea era e resta sostanzialmente il forziere di quei valori, e anche questo sanno, per questo l’Europa è sotto costante attacco. La nuova destra estrema, i Cinque Stelle, nei suoi infiniti cincischiamenti a caccia di voti, non smentisce né il suo oscillante anti-europeismo, né la sua indisponibilità a partecipare al coro dell’accoglienza, dello Jus Soli. Il make-up può cambiare, ma la sostanza non muta. Che nel centrosinistra non si possa articolare pensiero politico e azioni conseguenti di fronte ad un quadro del genere sembra davvero impossibile. E invece è possibile. Anzi vero e si vede.