Chi vota a sinistra aiuta la destra? Macché

Il Pd ha scelto di condurre la campagna elettorale per il voto del 4 marzo puntando sostanzialmente su due messaggi. Il primo racconta che nel favoloso mondo italiano va tutto bene, c’è lavoro e c’è benessere, grazie al governo Renzi e a quello Gentiloni (Letta, in castigo): ce lo dicono ogni giorno i volti dem mandati in tv a commentare ogni piccolo dato economico che abbia il segno più.
Il secondo racconta invece che per non far vincere gli altri (ma come, con una legge elettorale così bislacca?) c’è bisogno di fare scelte chiare, di non disperdere i voti, e insomma bisogna votare per il partito più grande perché chi vota a sinistra del Pd favorisce di volta in volta Berlusconi o Salvini e Meloni oppure Di Maio.

Sul primo messaggio qualunque bravo appassionato di comunicazione può spiegare a Renzi e ai suoi che raccontare un paese che non c’è è un madornale errore che può avere l’effetto contrario di quello che si vorrebbe. Perché se è vero che le cose vanno un po’ meglio (e un po’ lo dice, con la sua tranquillizzante flemma, persino il presidente del Consiglio) c’è però ancora tanto da fare. E, per chi vive ancora con seri problemi sulle spalle – basti pensare a quei giovani sfruttati che lavorano per qualche centinaio di euro al mese e finiscono in blocco nel milione di posti creati da Renzi – sentirsi dire che stiamo tutti bene non deve essere così piacevole e forse può provocare anche un po’ di irritazione.

L’altro messaggio – se votate a sinistra votate destra – è anch’esso sbagliato e infondato. Intanto perché fare appello al voto utile in presenza di una legge elettorale che al contrario, ai fini del governo, rischia di rendere ogni voto inutile appare assai strambo. L’elettore si chiede: ma come, sicuramente non vince nessuno come ci dite ogni giorno e nessuno sarà in grado di governare da solo, la coalizione messa in piedi dal Pd all’ultimo secondo non è così propulsiva e probabilmente poco può comunque contro le armate di Berlusconi, e voi mi parlate di voto utile? Utile a che cosa?

Ma l’aspetto più interessante è un altro. Non è assolutamente vero, non è statisticamente né sondaggisticamente vero, che chi vota a sinistra del Pd toglie voti al Pd o alla coalizione inventata dal Pd. Basterebbe ragionare su una domanda: se Liberi e Uguali non fosse nata e quindi non fosse in campo per il voto il suo elettore per chi voterebbe? Se qualcuno se la sente di rispondere “voterebbe per il Pd” alzi la mano. Io non la alzo perché sono convinto che quelli che metteranno la croce sul simbolo rappresentato da Pietro Grasso, in sua assenza rimarrebbero per la maggior parte a casa oppure disperderebbero il loro voto chissà come.

No, non voterebbero Pd, perché le scelte di Renzi degli ultimi quattro anni hanno provocato quella che molti chiamano scissione silenziosa: iscritti ed elettori che si sono ritirati, hanno smesso di fare i i militanti e hanno arrotolato le loro bandiere perché si sono sentiti traditi. Gente che ha perduto quella connessione sentimentale con un partito che, tra un cambio e l’altro, era stato il partito della loro vita. Gente che non ha capito che cosa ci fosse di sinistra in alcune scelte importanti, dal jobs act alla buona scuola, e che cosa in quell’atteggiamento arrogante ad excludendum che ha guidato il Pd sia all’interno che nei rapporti con le altre forze di centrosinistra.

Si può pensarla diversamente, cioè pensaree che quelle leggi siano di sinistra e che la guida del Pd sia stata ineccepibile e che in fondo è tutta colpa di D’Alema. Bene, ma il dato di fondo resta: un pezzo non piccolo di elettorato ha abbandonato il Pd. Lo dicono tutti i sondaggi: siamo passati dal mitico 40% delle elezioni europee del 2014 a uno striminzito 25% (ad essere ottimisti), sul quale punta persino Renzi che pure aveva ambizioni più grandi.

Tutto questo ci dice che non solo non è vero che chi vota a sinistra del Pd vota per la destra o per i grillini, ma è esattamente il contrario. Chi vota a sinistra del Pd intanto non vota per il M5S che, come ci hanno spiegato i flussi elettorali delle ultime votazioni, è stato scelto da diversi elettori che prima votavano Pci o Pds o Ds e anche Pd e che oggi potrebbero avere una nuova offerta politica verso la quale rivolgere il loro consenso. Quindi chi vota a sinistra del Pd – invece di indebolirlo, come dice Renzi –  può rafforzare il centrosinistra. Può rafforzare cioè un’idea nuova di coalizione, favorire un ripensamento del ruolo della sinistra in Italia, contribuire alla costruzione di una nuova alleanza che si misuri con i tempi nuovi e che la smetta di inseguire la destra sui suoi terreni usando spesso gli stessi slogan. Può spingere affinché si affermi una nuova classe dirigente che sia capace di interpretare il gioco di squadra e non inseguire la solitudine del più o meno presunto campione in campo e che sia anche in grado di inventare una nuova democrazia della partecipazione che elimini la separazione tra chi comanda e chi è comandato che negli ultimi venti anni si è accentuata notevolmente.

Solo se avviene tutto questo, se il centrosinistra ritrova la sua identità di forza alternativa alle destre con programmi diversi e dando rappresentanza a chi non ce l’ha, si può pensare di aprire una nuova stagione politica. Pensare di risolvere tutto lasciando tutto come prima e puntando esclusivamente sulla paura dei barbari alle porte non farà compiere nemmeno un piccolo passo avanti. A sinistra c’è bisogno di una rifondazione e non di piccoli aggiustamenti che alla fine non aggiustano nulla. Bisogna saperlo. E bisogna che lo sappiano sia quelli che hanno un’altra idea di Pd, sia quelli che sono usciti per costruire un centrosinistra senza ombre.