E’ tutta italiana
la bufala doc

L’attuale ondata informativa sulle fake news, tra maneggi della politica “grigia” e commerci relativi, con più d’un riverbero internazionale e – addirittura – geostrategico, rischia di far dimenticare, in nome della “novità”, del trend mediatico e della obsolescenza programmata insita nella nostra debole coscienza storico-civile, un padre nobile della manipolazione propagandistica con fattoidi: il revenant Silvio Berlusconi, fulcro di una macchina sputafango assai potente e strutturata, fra servizi, servizietti e media-maggiordomi.

La disinformazione è arma e nervo sensibile da che Stato è Stato, ma presenta tutti i picchi tipici dei fenomeni sociopolitici. Alti e bassi, dal falso documento del ministero degli Interni sulla trattativa Stato-Br-boss Cutolo- servizi segreti ai tempi del sequestro Cirillo cui nell’82 abboccò una sprovveduta giornalista dell’Unità al fangoso dossier contro Stefano Caldoro, fatto passare per frequentatore di trans, prima delle elezioni regionali in Campania del 2010. Alti e bassi. La brutta epoque berlusconiana è un altissimo.

Ad esempio, dopo aver ricordato il sincero contributo italiano alla creazione della bufalona “Saddam e le armi di distruzione di massa”, col tocco magistrale dell’inesistente uranio nigerino, sarebbe bene rifocalizzare sulla Commissione Parlamentare d’Inchiesta Telekom Serbia istituita (Silvio Berlusconi regnante) con legge del 2002. Il succo: dossier bugiardi su tangenti a esponenti del centrosinistra, Prodi compreso; un tipino come il sedicente conte Igor Marini passato da accusatore a imputato in un amen e infine condannato a sette anni con sentenza definitiva per balle spaziali. Nonostante la legge lo prevedesse, mai fu presentata dalla commissione parlamentare una relazione finale. A Piero Fassino che, piuttosto incazzato, aveva accusato palazzo Chigi di aver creato il testimone fake Igor Marini, Silvio B. chiese danni surreali (15 milioni di euro): una querela finita nel nulla.

Non meno grottesca, negli stessi anni, la Commissione Mitrokhin presieduta da Paolo Guzzanti di Forza Italia, arrivato a giovarsi come consulente di un campione del vaudeville come il napoletano Mario Scaramella, un pinocchio a tre nasi, un arcitaliano dell’arte di arrrangiarsi, ambiguo inciuciatore senza titolo con varie amministrazioni dello Stato, il cui compito principale era quello di accusare Prodi di connivenza con Mosca e Kgb. Al pari di Igor Marini, anche Scaramella ebbe modo di visitare le patrie galere.
Sull’uso forzato dei media-set, indimenticabile il servizio di Canale 5 sul giudice Raimondo Mesiano, reo di aver condannato la Fininvest a scucire una multa di milioni per danni alla Cir di De Benedetti (Lodo Mondadori). Mesiano viene pedinato e filmato, finché non viene inchiodato alle sue responsabilità: si aggira con fare sospetto davanti alla vetrina di un barbiere e, pazzesco, porta i calzini turchesi come un bru-bru. Beppe Grillo allora (era il 2009) non mancò di ironizzare a dovere: altri tempi, davvero

Fake news, fattoidi, titoloni ad minchiam hanno costellato la carriera di manganellatori via etere di noti stipendiati di Arcore, da Sallusti a Feltri. E Belpietro? Chi ne avesse nostalgia, può sintonizzarsi ogni giorno feriale su Retequattro, dove conduce “Dalla vostra parte”, un attizzatoio d’odio anti-immigrati e anti-tutto che perfino il Minculpop avrebbe censurato. La alt-right, la destra alternativa alla Steve Bannon, col suo mix di bullshits e aggressività, non fa altro che continuare sulla via tracciata da Bush jr e compagnia, ammannendo notizie opportunamente massaggiate e una sorta di continua, esasperata “guerra civile con le parole”. E’ la grande tradizione americana, cui ha sempre fatto da specchio l’altro impero, ieri sovietico, oggi putiniano.
Non lamentiamoci sempre del nostro Paese, basta buttarci giù. Anche l’Italia ha saputo stare al passo. Dell’oca.