E sul Mar Padano
galleggeranno
le mascherine

Quindi non siamo obbligati a dire chi è il “congiunto” da cui andiamo. Ma se sul nuovo Modulo (il trentaquattresimo) autocertifico qualcosa, l’autorità pubblica, tramite i suoi legittimi rappresentanti, dovrebbe sapere cosa certifico altrimenti sto recitando in una pièce di Beckett o leggendo il Processo di Kafka o ci stiamo prendendo tutti quanti per le terga o i settemiladuecento manager dell’emergenza (scusate per il termine volgare: manager) non riescono a mettersi d’accordo. A Genova intanto è stato tirato su un ponte gigantesco restando nei tempi previsti, in pochi ci hanno messo più faccia e cuore e meno burocrazia: voilà.

Già, il il nuovo Modulo. Un esempio: se autocertifico che vado da zia Pina, dovrei indicare almeno le sue generalità, ma non si può per la privacy. E neppure un agente della Stradale può chiedermelo. In sostanza: i pontefici del Big Data sanno tutto di me, gusti sessuali, religiosi e alimentari compresi; tramite le celle telefoniche si può individuare dove mi trovo; i carabinieri e la Ps sanno come e dove pescarti all’occorrenza, ma oggi, vigilia della Fase 2, in un momento di ri-verifica cruciale delle nostre possibilità di non precipitare in fondo al pozzo e di non riaccendere focolai epidemici, qualcuno pesa, soppesa, congettura: e se, controlla qui controlla là, diventiamo una dittatura? Senza pensare a Stalin, qui ci sarebbe in realtà da difendere i principi basici della Costituzione (la salute, l’articolo 32, presente?). Questi “decisori” assomigliano a certi dirigenti di sinistra impegnati nel 1989 a spaccare il capello in quattro e in otto mentre la geopolitica mondiale cambiava: seduti attorno a un tavolo che ballava per il terremoto si occupavano solo di non far cadere la bottiglia dell’acqua. E va bene: autocertifichiamo il nulla. Ne riparleremo tra una ventina di giorni, sperando in bene…

Sto andando dalla zia Pina

Fase 2 ma dove? ma come? Conte aveva annunciato “un rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti esistenti e di teleassistenza con l’utilizzo delle nuove tecnologie”. Il 4 maggio ricomincia un bel po’ di rumba, con molta più gente in giro. La leggendaria app Immuni sarà operativa? Lo sarà – dice Colao, il Leader supremo della Fase 2 –  “entro maggio”. Ovvero: uscite pure dalle trincee, gli elmetti vedrete che arriveranno, i radar per tracciare i movimenti “nemici” prima o poi ve li daremo.

Comunque tranquilli: Immuni non sarà obbligatoria, mica siamo scemi come i sudcoreani che, ammaestrati da precedenti epidemie, hanno tracciato tutti e eseguito tamponi mirati, contenendo bene il virus. E la privacy? Vogliamo mica ledere la privacy. Discutiamone ancora un po’. Luigi Di Maio, mister coronavairus, aveva spiegato che la app avrebbe segnalato se si stava per entrare in contatto con un positivo: una app Nostradamus. Rendiamo grazie allo statista di Avellino, quello che aveva collocato il golpe di Pinochet in Venezuela: dopo quell’exploit l’hanno nominato ministro degli Esteri. Italia meravigliosa. Siamo tornati ai fasti indimenticabili del pos non obbligatorio poi diventato obbligatorio ma senza sanzioni poi diventato il pos che c’è ma ti chiedono lo stesso di pagare in contanti.

Col coronavirus forse ci siamo superati. Avremo fabbriche aperte e scuole chiuse. Migliaia di persone a spasso senza mascherine (non saranno ovunque obbligatorie all’aperto, quei giapponesi e cinesi che girano bardati sono tutti coglioni). Un’autocertificazione che non è certificabile (al massimo ti potranno chiedere la formula di rito: “Vai dalla zia Pina? Davvero? Giurin giuretta?”). E una app molto riservata ma non troppo e curiosa ma non eccessivamente, di cui discuteremo ancora quando l’edera avrà ricoperto l’intera a facciata di Palazzo Chigi e in pianura Padana sarà tornato il mare, sul quale galleggeranno finalmente milioni di mascherine.