E se si tornasse
all’opposizione?

A mano a mano che si avvicinano le elezioni fioriscono gli scenari post elettorali con confuse soluzioni. Ci sarebbe solo una soluzione definita in caso di vittoria della destra. Tutto sarebbe tragicamente chiaro e in Italia avremmo una triste stagione di attacco ai diritti civili, di condoni, di riforme fiscali a favore dei ricchi. Una sinistra che si rispetti allora si dovrebbe collocare all’opposizione e da qui bombardare il quartier generale. Saprà farlo?
Se invece non ci sarà un vincitore vedremo fiorire mille soluzioni fantasiose. La più tradizionale è il governo di unità nazionale. Questa formula ha una storia che deriva dall’ipotesi berlingueriana del “compromesso storico”, cioè l’accordo per le riforme e per la difesa della democrazia stipulato da due partiti seri, il Pci e la Dc. Errore grave fu non aver coinvolto il Psi.


Dopo quella stagione sfortunata, interrotta sul nascere dall’uccisione di Aldo Moro, i successivi governi di unità nazionale sono serviti solo a fare macelleria sociale, basti solo pensare a Monti e alla Fornero.
Sarebbe opportuno quindi escludere la partecipazione a esperienze che facciano soffrire la nostra gente. Si può solo accettare un governo di scopo che in pochi e definiti mesi cambi la legge elettorale e porti il paese nuovamente al voto.
I governi di unità di più lungo periodo hanno massacrato la sinistra tedesca, e il dibattito in corso nell’Spd lo dimostra. Eppure là l’interlocutore è una statista seria, la signora Merkel. Qui bisognerebbe trattare con Berlusconi e il suo personale politico, si regalerebbe l’opposizione ai 5 stelle e forse alla Lega. Sarebbe il suicidio non assistito della sinistra.
La via maestra è quindi quella dell’opposizione, di una opposizione fatta come si faceva un tempo. I governicchi dovrebbero avere vita breve e non ci si dovrebbe spaventare all’idea di riportare in pochi mesi il paese al voto. Votare costa ma non fa male alla salute. A quel punto l’area dell’ex centro-sinistra dovrebbe convocare i propri stati generali e vedere se è in grado di tirare fuori una idea per l’Italia.


Un New Deal. Non sto dicendo la rivoluzione. Non Lenin ma Roosevelt. In questo paese c’è tanto da fare. Per esempio mettere il territorio in condizioni di salvezza richiederebbe una forte spesa pubblica, con tanto lavoro e con benefici per le generazioni future. Edilizia scolastica e sanitaria sono punti di iniziativa. Dare ai cittadini delle periferie ambienti più confortevoli servirebbe anche alla sicurezza in quei quartieri. Difendere l’agroalimentare ci darebbe quel posto nel mondo oggi insidiato dai falsari. E poi scuola, università, nuove produzioni ad alta tecnologia.
Meglio lavorare su questo, piuttosto che perdersi in governi che distruggerebbero l’idea stessa di sinistra.