E’ un grottesco presente, confuso di paura. Parla il poeta Fabio Pusterla

«Grottesco e inquietante è quello che sta accadendo in Italia». È impietoso il giudizio del poeta Fabio Pusterla sulla situazione politica italiana, sul grande disordine che si è creato dopo il voto del 4 marzo e sulle tensioni che stanno scuotendo le istituzioni democratiche. «Viviamo un tempo confuso – aggiunge – che nasce dalla debolezza e non dalla forza, dalla paura e non dal coraggio». Pusterla, nato a Mendrisio nel 1957, è un poeta traduttore e critico letterario svizzero di lingua italiana, una figura di spicco nel panorama culturale del nostro Paese, e non solo. Nonostante la sua marginalità geografica, Pusterla è una voce significativa della poesia e della letteratura, al centro della corrente poetica caratterizzata dalle forme fluide che sono tipiche, secondo Enrico Testa, degli ultimi decenni del Novecento e dei primi anni zero.

Abitante di una terra di confine, neutrale per antonomasia, Pusterla richiama con la sua poetica figure importanti come Umberto Saba o Italo Svevo che sono state imprescindibili per lo sviluppo della letteratura.

Lo sguardo di Pusterla sull’Italia è molto preoccupato. Ci tiene a spiegare il suo punto di vista: «Seguo la situazione politica italiana da un punto di osservazione particolare: mi sento molto partecipe, e sono del resto anche cittadino italiano, ma vivo sul confine con la Svizzera, paese nel quale lavoro e dove pure esercito i miei diritti civili e svolgo, per quanto posso, la mia funzione intellettuale». Il poeta osserva la crisi politica degenerata in un aperto attacco al presidente Mattarella da parte di Di Maio e Salvini e usa quelle due parole: grottesco e inquietante. Entra nel merito e aggiunge: «Le forze politiche che si pretendono “nuove” e che hanno costruito la loro immagine sulla diversità di metodi e di comportamenti rispetto alla cosiddetta “casta”, ci stanno offrendo lo stesso imbarazzante teatrino, la stessa miscela di calcolo, cinismo e ipocrisia che dicevano di voler combattere. Ho sentito ben poco parlare di ideali, di idee e di programmi; e invece tutto si è svolto e si sta svolgendo con l’occhio costantemente puntato sulla convenienza elettorale. Al punto che, qualche settimana fa, le alleanze possibili per formare il governo sembravano essere di qualunque segno e di qualunque colore, e in sostanza parevano del tutto indipendenti dagli orientamenti politici».
Critico nei confronti di una chiusura verso il diverso e verso l’Europa e di «una politica restrittiva dei diritti civili e una gestione autoritaria e impietosa dei flussi migratori», Pusterla condanna l’atteggiamento minaccioso ed intimidatorio che ha rischiato di sfociare nel ben più tetro scenario dell’impeachment nei confronti del Capo dello Stato. Lega e M5S hanno trovato un pretesto «ridicolo», come lo definisce lui, per una spettacolarizzazione mediatica di questa crisi istituzionale.

A cosa stiamo assistendo, dunque? «Invece di cercare una soluzione per governare, le due fazioni hanno forzato la mano, ottenendo ciò che volevano ma non volevano confessare, cioè di non formare un Governo e di affidarsi all’azzardo di una nuova votazione. Con il valore aggiunto, dal loro punto di vista, di poter gridare allo scandalo». Ma la verità si cela dietro le apparenze: «E’ chiaro che l’insistenza su un candidato evidentemente improponibile era funzionale al loro vero disegno, cioè quello di tornare al voto fingendo di aver fatto il possibile per evitarlo». Cosa dobbiamo aspettarci allora nei prossimi giorni o nei prossimi mesi? «Le prospettive future sembrano molto cupe. E il minacciato, grottesco, impeachment mi appare preoccupante non tanto in sé, visto che verosimilmente non avrà alcun seguito, ma come segnale di un totale disprezzo per le istituzioni». Un disprezzo, aggiunge, «per quella che Eugenio Montale chiamava “decenza quotidiana”».

«Non condivido le idee e gli orientamenti degli attuali vincitori», dice ancora Pusterla. Attribuisce la loro vittoria ad una debolezza la cui causa non può far a meno di ricondurre agli errori della sinistra. «E’ stata la sua insipienza politica – sostiene il poeta – ad aver spalancato le porte alla destra e ai populismi». La situazione è tanto più rischiosa in quanto stanno avvenendo cambiamenti nel profondo della società: «Sono in corso profondi mutamenti, ed è ragionevole pensare che le mappe geopolitiche a cui siamo abituati dovranno essere di nuovo riscritte; e con loro le mappe linguistiche e culturali».

Tutto ciò potrebbe ridefinire lo status di Europa e di Occidente. La speranza nel futuro può, tuttavia, ancora far breccia nella disillusione imperante di fronte allo stato delle cose: «Certo, si può tentare di cogliere, in ciò che sta accadendo, il germe di un futuro ancora incerto, ma non privo di luce e di speranza; in questo senso trovo di grande interesse e conforto il concetto di “umanesimo esule” di cui parla lo scrittore Edward Said.» Bisognerebbe sforzarsi, dunque, di non far vincere le paure per l’altro. Bisogna evitare che le questioni relative agli sbarchi e alle migrazioni si trasformino in un terribile elenco di paure, di misure di sicurezza e di confini da blindare.

Pusterla crede che occorra far tesoro della diversità culturale perché sarà la cifra che segnerà la vita delle future generazioni. Saranno i giovani di domani ad essere chiamati ad esercitare il diritto-dovere all’accoglienza, creando nuovi giochi di convivenza che ora stentiamo a porre in essere, vinti spesso da un cinismo morboso e dilagante. Soffermandosi nuovamente sul fosco scenario di oggi, Pusterla conclude questo dialogo con Strisciarossa con una nota mesta: «C’è un solo azzardo, in questo progetto meschino: quello di considerare i cittadini italiani come una massa di creduli ingenui, incapaci di capire cosa realmente sta accadendo. Purtroppo – conclude – non è affatto impossibile che si tratti di un azzardo vincente».