E pensare
che dirigevano
l’Unità

Marco Travaglio difende il governo guidato da Salvini e cerca di tamponare mediaticamente la compromissione giudiziaria della  giunta Raggi nel caso Parnasi. Antonio Padellaro difende i 5 stelle vittime, a suo dire, dell’ostracismo del Pd che, rifiutandosi di fare il secondo forno, ha spinto l’inconsapevole Di Maio nelle braccia del leader della Lega lepenista. Non abbiamo letto alcun articolo scandalizzato di Furio Colombo, uguale a quelli che dedicava a Berlusconi o a chi governava la sinistra negli anni passati. Tutti e tre erano chi alla guida del giornale “l’Unità”, chi firme di punta dello stesso giornale. E non potevano essere criticati. Erano loro, anche Travaglio nato a destra e lì tornato, il “verbo” della sinistra, quelli che insegnavano a D’Alema e Veltroni, all’epoca comandavano loro, come si doveva fare opposizione al Cavaliere nero.

Questo trio è stato l’avanguardia del populismo, di quella roba inventata da Grillo che avrebbe dovuto portare onestà, distruggere partiti e parlamentari corrotti, bloccato la destra. Eccolo qui il movimento 5 Stelle al governo con un personaggio più a destra dei fascisti, con un governo orribile composto di brutte persone. Travaglio, Padellaro e Colombo stanno da quella parte, chi in prima fila (Travaglio), chi col mal di pancia (Padellaro), chi silenzioso e privo di quella facondia degli anni dei girotondi.

Io ho molta stima e simpatia per Antonio Padellaro. Da Furio Colombo, scrittore di cose americane e di cose ebraiche, ho imparato molto. Travaglio non lo leggo. Se sottolineo quella che a me pare la loro responsabilità nell’involuzione drammatica della situazione politica non è per consumare vendette. Il loro giornale non è mai stato il mio. Forse loro erano più bravi, ma estranei restavamo, estranei siamo.

Io faccio parte di una famiglia della sinistra che ha commesso tanti errori (ma non solo errori), che porta sulle spalle tutta l’eredità del passato, anche degli anni in cui molti di noi eravamo bambini, ma siamo nati e restiamo antifascisti. Cioè dove vediamo il fascismo lo combattiamo. Noi.

Bisognerà scrivere la storia di quella sinistra che a un certo punto accettò di farsi rappresentare, e per una sua parte persino dirigere, da personaggi che erano ostili alla sinistra o estranei alla sua storia. Ci volevano insegnare tutto, anche la storia di Enrico Berlinguer o come si dovevano comportare i comunisti. Loro esperti di Agnelli e di Montanelli.

Io so quante colpe ha la mia generazione di comunisti e di post-comunisti. Ma noi al governo con uno come Salvini  non ci saremmo andati mai. E contro un governo con Salvini non smettiamo di scrivere. Noi.