E’ ora di dire basta ai giochetti
dei due demagoghi che vogliono
portare l’Italia fuori dall’Europa

I “moderni barbari”, per dirla con il Financial Times, per un’altra giornata hanno continuato a mettere in scena la commedia degli statisti al lavoro per il bene del Paese. Tavolo tecnico riunito ad oltranza e poi incontro tra i due leader per evocare il rischio di nuove elezioni se non si riesce a trovare un accordo. Anche se Salvini il ruspante, che però ora fa anche citazioni in latino, si è lasciato sfuggire che l’ipotesi del voto è un’arma a doppio taglio. E se lo dice lui… Per ora si va avanti.

Ancora? Ma non è arrivato il momento di dire basta a questo insulto alle istituzioni, alla dialettica democratica, ai cittadini che sono andati alle urne per votare e che al momento sono senza sbocco? Ma non è arrivato il momento che anche il presidente della Repubblica dica basta a questa recita senza finale e richiami all’ordine questi due politici che non riescono a mettersi d’accordo? Perché troppo diversi sono gli obbiettivi, troppo diverse sono le strade che li hanno portati attorno a quel tavolo, troppo godimento gli sta dando l’avere in pugno il futuro dell’Italia mentre l’unico impegno a cui tengono è il loro futuro.

Certo Mattarella ha concesso il tempo in più che gli è stato richiesto in nome della prospettiva di dare al Paese un governo politico, conseguenza del voto del 4 marzo con cui gli italiani, per i più diversi motivi, hanno fatto la loro scelta. Ma cosa ha di politico l’atteggiamento tenuto dai Cinque Stelle e dalla Lega in questi giorni? Cosa ha a che fare con la politica del dialogo e del confronto tra idee anche diverse la prospettiva dei clic e dei gazebo previsti per il fine settimana?

Mentre il presidente della Repubblica aspetta i due litigano con l’Europa e non controllano le carte. Ha cominciato a circolare, grazie ad una manina gentile che l’ha fatta avere all’Huffpost, la bozza del contratto di governo tanto faticoso da scrivere quanto prevedibile nei contenuti. C’è tutto e il contrario di tutto nel testo. Un po’ per accontentare l’elettorato dell’uno e un po’ per l’altro. Ma con toni da “facciamo ma non vogliamo far dispiacere a nessuno”.  Contrasto soft all’immigrazione, giustizia e conflitto d’interessi, addirittura l’intenzione di chiedere a Draghi la cancellazione di 250 miliardi di debito, un’altra cartolarizzazione, superamento della Fornero ma la cancellazione è scomparsa, risorse per il reddito di cittadinanza in versione light chieste anche a Bruxelles, la chiusura dell’Ilva senza spiegare come, via le sanzioni a Putin. E rimettere in discussione i trattati europei (nel mentre si chiedono soldi e sconti all’Europa), come se non dovessero farlo insieme tutti e 27 i paesi. E poi questo euro…non se ne può più. “Questi eurocrati non eletti da nessuno” la devono smettere ha detto Di Maio che pure nel tour di accreditamento non aveva certo snobbato Bruxelles. Ovviamente sulla stessa antica posizione. I due si sono ricompattati almeno su questo.

“Una bozza vecchia” hanno reagito Cinque Stelle e Lega, d’altronde è datata 14. Quella portata al Quirinale. Ma nella smentita non viene negata l’intenzione della creazione di un organo consultivo e decisionale, un Comitato di Conciliazione, in cui regolare gli eventuali dissapori tra le due forze di governo in modo da risolvere i problemi. Un organismo parallelo al consiglio dei ministri sembra di capire. Una struttura capace di intervenire nel caso si presentasse l’occasione di decidere su argomenti non trattati nel contratto. Insomma un esecutivo sotto tutela in modo incostituzionale.

Sui due operosi leader sono arrivati inesorabili i dubbi e le preoccupazioni dell’Europa. Il timore di Bruxelles nelle parole di Dombrovskis, Avramopoulos e Katainen è che l’esecutivo in fieri non mantenga il proprio operato nel corso attuale, cioè riduzione graduale del debito e del deficit. Ma anche che possa cambiare la politica migratoria. Su questo punto però l’Europa un po’ di autocritica dovrebbe farla data l’incapacità di far rispettare gli accordi sulla questione a tanti stati dell’Unione.

Per quanto riguarda il premier nessuna novità, se non che continua a circolare la spettacolare ipotesi da prima repubblica di una staffetta tra Di Maio e Salvini. Quello che è l’atto d’inizio di un governo, stando alla Costituzione vigente, è stato derubricato a ultimo punto. Un esecutivo, la formazione di esso, parte dalla nomina del presidente del Consiglio cui tocca stabilire indirizzi e prospettive da raggiungere coadiuvato dai ministri che su sua indicazione il Capo dello Stato nominerà. Non è andata così. Tutto si sta vivendo alla rovescia con Mattarella che ha accettato l’irrituale andamento. Fino a quando?