La destra dell’odio non vota contro il razzismo. La sinistra reagisca o sparirà

“Negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescente spirale dei fenomeni di odio, intolleranza, razzismo, antisemitismo e neofascismo, che pervadono la scena pubblica sia con atti e manifestazioni di esplicito odio e persecuzione contro singoli e intere comunità, sia con una capillare diffusione attraverso vari mezzi di comunicazione e in particolare sul web. Parole, atti, gesti e comportamenti offensivi e di disprezzo di persone o di gruppi assumono la forma di un incitamento all’odio, in particolare verso le minoranze; essi, anche se non sempre sono perseguibili sul piano penale, comunque costituiscono un pericolo per la democrazia e la convivenza civile. Si pensi solo alla diffusione tra i giovani di certi linguaggi e comportamenti riassumibili nella formula del “cyberbullismo”, ma anche ad altre forme violente di isolamento ed emarginazione di bambini o ragazzi da parte di coetanei (…). Forme di incitamento o giustificazione dell’odio razziale, xenofobia, antisemitismo, antislamismo, antigitanismo, discriminazione verso minoranze e immigrati sorrette da etnocentrismo o nazionalismo aggressivo (…) ma anche l’elogio di atti del passato come la Shoah”.

liliana segreParole da imparare a memoria

Sono alcune delle parole contenute nella mozione della senatrice a vita Liliana Segre (che potete leggere integralmente qui) con la quale si istituisce a Palazzo Madama una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.
Parole che dovrebbero essere di buon senso per qualsiasi democratico. Parole che bisognerebbe leggere in tutte le scuole. Parole che bisognerebbe imparare a memoria per ricordarsi, ogni volta, che in questo Paese è già accaduto.

Eppure quelle parole hanno incontrato l’ostilità della destra. Per fortuna un’ostilità minoritaria in Parlamento, tanto che la mozione è stata approvata. Ma quel voto di astensione cavalcato da Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi è comunque una ferita in una democrazia nata dalla lotta di Liberazione contro il nazifascismo.

Questo Paese prigioniero della paura

E’ una ferita, ma non una sorpresa come invece hanno ritenuto alcuni commentatori e diversi esponenti politici. Il problema dell’Italia infatti è oggi proprio in questo scarto tra la sua pulsione democratica che ha dato vita alla Costituzione antifascista e il fuoco di odio, indifferenza, violenza e razzismo con cui si cerca di incendiare il Paese. Un fuoco sul quale si soffia per interessi personali e di partito, per conquistare un bottino elettorale, perché si sa che dalla paura spesso si tenta di fuggire scegliendo la prima uscita disponibile senza chiedersi che cosa ci sia dietro la porta che si apre. Salvini lo ha capito bene, Meloni lo sa da tempo, Berlusconi, che troppo presto negli ultimi mesi era stato arruolato nell’esercito della destra moderata, si aggrappa a tutto pur di non ammettere la propria morte politica.

Questa “sacra alleanza della paura”, con le sue parole e i suoi gesti, ha legittimato gli istinti peggiori. Quello che prima si sussurrava negli angoli delle strade, oggi si grida nelle piazze. L’odio nei confronti dei negri, degli immigrati, degli ebrei sta diventando un’onda anomala che rischia di travolgere tutto. Soprattutto rischia di cancellare la nostra identità democratica scatenando una guerra tra poveri al termine della quale resteranno solo macerie.

Ma la sinistra è in grado di combattere?

Per questo non sorprende quel voto di astensione della destra su una mozione anti razzista. Perché la destra oggi è questo: il disprezzo verso gli altri, l’incitamento o la giustificazione dell’odio razziale, la celebrazione delle pagine più buie della nostra storia, la discriminazione delle minoranze prodotta da un “nazionalismo aggressivo” (prima gli italiani, si grida nelle piazze e in tv).
E’ contro questo groviglio di sentimenti antidemocratici – che tocca anche il resto di Europa come dimostra il caso di Dresda – che occorre schierarsi per affermare un’idea più sana, di libertà e di tolleranza, di convivenza e di dialogo. Per un Paese che sappia ritrovare il senso di se stesso e del proprio futuro lontano dalle guerre di religione che dividono e mettono gli uni contro gli altri.

Ma il punto dolente è qui: questa sinistra, così lacerata e divisa, così piccola e fragile, così intimorita e senza coraggio, è davvero in grado di contrastare questo vento fetido? Oppure è ormai prigioniera di un “si salvi chi può” che spinge ogni suo pezzetto a difendere il proprio fortino mentre fuori la città è in fiamme? La risposta potete trovarla da soli guardandovi attorno. Il rischio dell’irrilevanza, se non si reagisce, è ormai dietro a ogni angolo.