Salvini è un pericolo
per la democrazia,
fermiamolo

Accendo la televisione e trovo il ministro della Giustizia dello Stato italiano che spiega così l’attenzione dei media per gli episodi di razzismo violento che si sono manifestati in varie parti del Paese negli ultimi giorni: la stampa vuole creare divisioni tra la Lega e i Cinquestelle. Questa è l’interpretazione che un autorevole (autorevole?) esponente del governo dà di quello che sta accadendo in Italia. E cioè – ricordiamo brevemente solo alcuni degli episodi più recenti – l’uccisione di un presunto ladro da parte di una ronda di giustizieri della notte, gli spari contro una bambina che forse resterà paralizzata e contro un muratore capoverdino, il brutale pestaggio di uno ”sporco negro” davanti al bar in cui lavora a Palermo, i colpi di fucile contro due migranti a Caserta e contro un profugo dal Mali a Napoli, l’invito ad “andare dal veterinario” a un senegalese che si è presentato in un ambulatorio a Roseto degli Abruzzi. E infine l’aggressione a Daisy Osakue che davanti al ministro, in trasmissione, ha raccontato con un bell’accento piemontese la sua storia di italiana che ha dovuto aspettare fino a 18 anni perché la legge se ne accorgesse.

Disegno sulla porta del Baobab di via Cupa, Roma. Foto di Ella Baffoni

Se questo è il modo in cui il governo pensa di affrontare l’emergenza che in modo del tutto evidente si sta determinando con l’epidemia di piccole e grandi infamie ai danni dei migranti, dei profughi, dei rom, degli italiani con la pelle d’un altro colore, degli omosessuali, dei diversi d’ogni diversità siamo davvero nei guai. Qualcosa si è rotto nella società, come è accaduto in altri momenti storici, anche recenti, e in altre parti del mondo, anche vicine. Rotture del genere avvengono durante le crisi gravi della convivenza civile e della sua strutturazione democratica. Spesso prima delle guerre. Pensiamo ai Balcani, pensiamo al Medio Oriente.

L’emergenza, per Matteo Salvini, è “una sciocchezza”: l’unico allarme “sono i reati degli immigrati”. Qualcuno si stupisce per questa dichiarazione? No: conosciamo l’uomo. Lo abbiamo visto con la maglietta di Casa Pound e abbiamo letto che di se stesso dice “Molti nemici, molto onore”. Una frase che fu imbecille nella bocca di Benito Mussolini, quando ancora non c’erano i tweet, e che è doppiamente imbecille oggi quando l’imbecillità viaggia con la miracolosa pervasività della Rete.

Salvini è un fascista. Ora qualcuno salterà su a spiegarci che tecnicamente non è proprio così, che il fascismo è un fenomeno che ha una sua precisa connotazione storica e ideologica, che il populismo (anche quello più becero) è un’altra cosa. Sì, è vero. Scusate. Ma nell’anima, nel profondo del significato che viene trasmesso, nell’intenzione, nella sua ottusa malvagità, il messaggio che ogni giorno Salvini invia agli italiani è un messaggio fascista. Non diverso, se non per il grado di impudenza, da quello mandato da quel tipaccio che intervistato alla tv diceva che certo, hanno fatto bene a sparare alla bambina rom e peccato che si trattava di pallini e non di proiettili veri (a proposito: l’apologia di reato non viene più perseguita?).

Salvini è un fascista. È così grave? Non ce ne sono tanti, di fascisti, intorno a noi? Non ce ne sono sempre stati e l’unica differenza è, semmai, che oggi hanno rotto l’argine dei tabù, si proclamano per quello che sono, sguazzano nel politically incorrect quanto noi, pavidi buonisti, galleggiavamo sulla correttezza?

Sì. È grave. Perché Matteo Salvini è il vicepresidente del Consiglio e il ministro dell’Interno della Repubblica italiana, che è nata dalla Resistenza al fascismo. Perché con le sue parole e i suoi comportamenti tradisce l’Italia e la sua Costituzione, nello spirito ma anche nella lettera. Il fatto che raccolga un grande consenso e che esso sia (finora) in crescita non cancella questo indiscutibile fatto. Non solo perché il suo consenso comunque rappresenta una minoranza degli elettori, del “popolo” come piace dire a lui, ma anche perché nessuna legittimazione cancella l’obbligo del rispetto della legalità. Altrimenti dovremmo pensare che anche Mussolini, Hitler, Stalin e chissà quanti altri dittatori ebbero il diritto dalla loro parte, visto i plebisciti da cui si fecero confermare a furor di popolo (appunto).

Salvini è un problema per la democrazia. Né il pericolo che rappresenta è minimamente bilanciato dal fatto che non sia al governo da solo. I contrasti tra la Lega e i Cinquestelle sono molti e molto duri, ma la democrazia parlamentare, il principio della rappresentanza, è indigesto agli uni e agli altri. E insieme stanno lavorando per eroderlo, per distruggerlo dall’interno. Sulle rovine prospera la barbarie.