Due ministri per un ergastolano, il circo Battisti in diretta tv

Cesare Battisti è un assassino, un terrorista mai pentito, che porta su di sé, come altri, il peso grave degli anni di piombo. Condannato in via definitiva per quattro omicidi è stato riconsegnato alla giustizia italiana dopo 37 anni grazie alla collaborazione tra lo Stato italiano e il presidente boliviano Evo Morales anche se di citazioni d’omaggio e di ringraziamento ne ha avute più il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Questioni di equilibrio legate ad altre questioni che poco c’entrano con l’arresto e l’ingresso nel carcere di Oristano di un uomo che pensava di averla fatta franca. O forse nel suo intimo forse no. Ma che dovrà scontare l’ergastolo che a 64 anni non dà molte prospettive al futuro. Quello che lui non ha concesso alle sue vittime.

Questa la cronaca scarna di una giornata che appartiene a tutti gli italiani. Un giorno importante. Perché nessuna persona responsabile di questo Paese può aver provato disappunto davanti ad una giustizia che, pur a fatica, è riuscita a fare il suo corso. Un fatto davanti agli occhi di tutti che porta sollievo a chi quegli anni terribili li ha vissuti e a chi si è trovato a vivere, e vivrà, in un’Italia che ha saputo dimostrare fermezza in quei tempi difficili, contribuendo al rafforzamento della democrazia.

Questa la cronaca, appunto scarna, che si è svolta sotto gli occhi attenti di due ministri della repubblica e di centinaia di obbiettivi. Matteo Salvini nell’ormai tradizionale giacca d’ordinanza fornita dalla polizia e il titolare della giustizia, Alfonso Bonafede, meno riconoscibile perché il cappottino blu ce l’hanno in tanti. Spalla a spalla, a contendersi ogni centimetro, anche se il guardasigilli dovrebbe saperlo che la partita promozionale con l’uomo del Viminale è una battaglia persa.

Uno schieramento istituzionale mai visto per accogliere sul suolo patrio un colpevole condannato in via definitiva. Secondo tradizione in quella saletta del cerimoniale di Ciampino si sono viste transitare autorità per accogliere personalità politiche in visita, il Papa o per il triste rito dell’accoglienza dei caduti per la patria o di altri giovani uccisi in attentati conseguenza di altri terrorismi. Ultimo esempio l’arrivo in Italia della salma di Antonio Megalizzi, il giovane reporter, assassinato a Strasburgo dalla follia omicida di Chérif Chekatt, un ragazzo come lui trasformato in un killer da una ossessione estremista.

C’era il presidente della Repubblica ad accompagnare il papà e la giovane fidanzata del giornalista che credeva nell’Europa, caduto qualche giorno prima di Natale. In disparte il titolare dei rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. Un omaggio dovuto, composto, senza esibizioni e strumentalizzazioni, nessun circo mediatico opportunamente preparato per l’arrivo di Battisti. Il rientro del giovane giornalista non consentiva strumentalizzazioni. Troppo ghiotta invece l’occasione per una passerella mediatica di proporzioni mai viste, una carta da giocarsi. In tempi preelettorali non si butta via nessuna occasione. E se l’arresto del terrorista può rientrare nel capitolo più generale della sicurezza, il vero cavallo di battaglia salviniano, perché non cogliere al volo la possibilità di poter sbraitare contro “un terrorista comunista”, “un maledetto delinquente, un vigliacco” che “dovrà marcire in galera” non arrivando a dire “lo mettiamo dentro e butteremo le chiavi” ma si capiva che lo pensava.

Le lacrime rispettose di un presidente davanti ad un dolore immenso. Niente a che vedere con la parata di regime inscenata all’arrivo del Falcon, irrispettosa innanzitutto proprio per i parenti delle vittime di Battisti. E’ stato un anatema in chiave cerca voti quello del vicepremier che ha lasciato al ministro grillino l’incarico di esprimere vicinanza alle famiglie delle vittime. Un duo in perfetta sintonia. Almeno in apparenza. Certamente un duo stonato in una situazione che è stato un errore creare per parlare alla pancia del paese che ancora risponde a sollecitazioni di questo tipo ma che un giorno si guarderà intorno e si accorgerà che il re è nudo. Intanto Salvini cavalca l’onda positiva. E festeggia anche l’arresto di un terrorista comunicando via social al suo popolo che un tiramisù è l’ideale per farlo. Così come la Nutella a Natale.

Cosa altro toccherà vedere? Intanto piccola rinfrescata alla memoria di Matteo Salvini. Quando al suo posto c’era Angelino Alfano, ce lo ricorda il disegnatore Gipi rispolverando un’intervista a Panorama, l’attuale uomo del Viminale, puntualizzò che ”io non sopporto la spettacolarizzazione. Chiederei agli inquirenti, agli avvocati, ai magistrati, di fare tutto nel massimo riserbo e nel massimo silenzio. Non bisogna esibire un catturato. Se devi portare via uno lo porti via di nascosto, la notte”. Altri tempi.