Draghi prepara
la Grande Ristrutturazione

Dopo aver incassato la fiducia dal Parlamento, con un fortissimo consenso, il governo Draghi deve affrontare subito le emergenze del Paese. C’è da preparare e realizzare velocemente il piano vaccinale anti-Covid e bisogna contrastare i drammatici effetti sociali della pandemia a partire dall’economia e dal lavoro.

All’esordio del nuovo esecutivo è esplosa, un’altra volta, la bomba ex Ilva con la decisione prima del Tar e poi del Consiglio di Stato di imporre la chiusura dell’area a caldo di Taranto entro un paio di mesi. Una situazione delicatissima che rimette in discussione il futuro dell’impianto siderurgico e la partecipazione dello Stato, attraverso Invitalia, nell’azionariato con un aumento di capitale di 400milioni di euro. Accanto a questa crisi perenne si moltiplicano le vertenze industriali su tutto il territorio (Whirpool, Bekaert, Embraco, Ast Terni, Henkel, Honeywell, Corneliani, Pal Zileri e altre) con migliaia di posti di lavoro in pericolo, per non parlare dell’Alitalia e di tutto il settore del trasporto aereo (sui giornali è comparso l’annuncio a pagamento della liquidazione di Norvegian airlines che ha 320 dipendenti in Italia) e anche del gioco legale che con la chiusura delle sale e dei locali minaccia 150mila occupati.

Come difendere il lavoro

Le difficoltà crescenti del sistema produttivo si insinuano in un sistema già duramente provato. Nell’anno della pandemia sono stati persi 664 mila posti, le nuove assunzioni (di ogni tipo) sono diminuite di 2 milioni in 11 mesi, i contratti a termine sono stati falcidiati. La cessazione dei rapporti di lavoro a termine è stata contenuta, grazie al blocco dei licenziamenti e alla cassa integrazione Covid. Davanti a questa ondata di crisi aziendali, di settore, di distretti, il governo sembra intenzionato a prorogare ancora un po’ il blocco dei licenziamenti, ma dovrebbe essere un rinvio breve. Il presidente del Consiglio sostiene, infatti, che “tutto deve essere fatto per tutelare i lavoratori”, ma questo non vuol dire salvare tutte le attività economiche, si salvano solo quelle che hanno un futuro. E qui possono sorgere molti interrogativi sulle linee di intervento, sulle conseguenze delle scelte che farà il governo.

Con l’esecutivo Draghi l’economia italiana è destinata a una Grande Ristrutturazione, come quella industriale degli anni Ottanta dopo il doppio shock petrolifero e come quella di sistema all’inizio degli anni Novanta con la stagione delle privatizzazioni di banche e industrie, di cui è stato protagonista Mario Draghi in qualità di direttore generale del Tesoro. Non tutti i grandi cambiamenti vanno a buon fine e, dunque, bisognerà attendere le azioni concrete di Draghi. Però è evidente che il governo, nato da condizioni politiche straordinarie e per volontà chiara del Quirinale, non si limiterà a gestire l’emergenza, ma partirà proprio dall’emergenza per ridisegnare il sistema economico, nel solco dell’innovazione, della sostenibilità e dell’inclusione. E se la nuova linea, come pare, porterà alla rinuncia dell’Alitalia, i cui ripetuti salvataggi sono costati come un terremoto, o di altre imprese agonizzanti e senza futuro, allora i partiti e gli interessi dei territori dovranno adeguarsi.

Piaccia o no, il presidente del Consiglio gode in Europa e nel mondo di prestigio e di forte credibilità. Anche questo serve nei momenti difficili. La commissione Ue e la stessa cancelliera Merkel hanno condiviso pubblicamente le ultime idee di Draghi sul futuro dell’economia europea post-Covid. Lo spread è caduto a livelli così bassi in pochi giorni – tanto da farci risparmiare subito un miliardo di euro – che ormai non siamo più osservati come un Paese sempre malato ma come un’opportunità di investimento: lo ha dimostrato l’ultima offerta di titoli del debito pubblico andata a ruba. Già l’anno scorso, all’inizio della pandemia, Draghi scrisse sul Financial Times un articolo in cui sosteneva la necessità di adottare un nuovo paradigma di sviluppo perché il Covid-19 avrebbe lasciato effetti devastanti (evocava la Depressione del secolo scorso) e dunque le classi dirigenti, la politica, l’Europa avrebbero dovuto immaginare e attuare interventi di forte discontinuità col passato.

Si punta a un programma di cambiamento

Ora Draghi ha l’opportunità di dimostrare quali sono i suoi progetti, com’è il suo modello, cosa c’è dentro, qual è il ruolo delle imprese, dei lavoratori, dei giovani. L’ex presidente Bce ha a disposizione oltre 200 miliardi di fondi europei, una cifra importante che può moltiplicarsi con la partecipazione di protagonisti del credito e dell’industria in Italia, gli investimenti chiamano altri investimenti. La composizione del governo, la scelta di Roberto Cingolani e Vittorio Colao per ministeri dedicati, ciascuno nel proprio ambito, all’innovazione del Paese sono elementi che possono far sperare i cittadini, dalle imprese agli studenti: magari avremo una banda larga per tutti ed efficiente, forse il New Green Deal non è solo uno slogan e la ESG (Environment, Sustainability, Governance) non resterà l’acronimo inventato dai furbi uomini della finanza, ma un vero programma di cambiamento. Dalle parole di Draghi in Parlamento risulta chiaro che questo governo, eccezionale per origine, formazione e sostegno politico, non si limiterà all’ordinaria amministrazione ma proverà a ristrutturare, cambiare, rilanciare il Paese. Il progetto è talmente ambizioso che gli si può perdonare una piccola bugia pronunciata alla Camera: “Non è vero che questo governo nasce dal fallimento dei partiti”. Invece è vero. Vedremo come andrà a finire.

Ps. Nei ritratti di Draghi pubblicati da molti giornali non è mancato il riferimento al solido legame tra il premier e l’economista Federico Caffè. Trascuro gli omaggi a Caffè di certi commentatori (ricordo solo che Caffè, per le sue idee, scriveva sul Manifesto, non certo sul Corriere della Sera). Cercando un vecchio appunto su Draghi, ho ritrovato un libro promosso dalla Flm (!) e scritto a più mani nel 1979. Titolo del libro: “Libertà di sciopero o libertà d’impresa? La politica della Confindustria tra controffensiva neo-liberista e repressione giudiziaria contro i metalmeccanici”. All’interno c’è un saggio di Caffè sulla “spontaneità” del mercato. Pensavo: se nel cuore e nella testa di Draghi è rimasto qualcosa di Caffè allora possiamo ben sperare.