Dov’è l’archivio dell’Unità? L’appello

Un anno fa, il primo gennaio del 2017, l’archivio de l’Unità è stato ucciso. Qualcuno ha staccato la spina e novantaquattro anni di storia, di passioni, di battaglie politiche e culturali, di polemiche giornalistiche, sono finiti nel buio della rete. Non si sa dove. Sono sepolti in qualche angolo remoto, parzialmente accessibile solo grazie alla buona volontà di un gruppo di ragazzi che ha salvato una parte consistente di quel materiale sul motore di ricerca Tor.
Giusto un anno la questione fu sollevata da Pietro Spataro sul blog giubberosse chiedendo al direttore di allora, che era Sergio Staino, e ai proprietari di Unità Srl, che erano e sono Pessina e Stefanelli, che cosa fosse accaduto all’archivio storico di quel giornale storico e che cosa si potesse fare per salvare la memoria di una grande vicenda giornalistica. Staino rispose che gli era stato garantito che l’archivio era al sicuro, che era una questione di vetustà dei server e che presto si sarebbe tutto risolto. I proprietari tacquero.


Da allora quella miniera di articoli – da quelli di Antonio Gramsci a quelli del giornale clandestino, da quelli di Pietro Ingrao nel dopoguerra a quelli di Alfredo Reichlin, dai racconti di Calvino e Moravia alle cronache dal giro d’Italia di Alfonso Gatto, dalle corrispondenze di Alberto Jacoviello dall’Ungheria occupata dai carri sovietici nel 1956 a quelle Arminio Savioli dalla rivoluzione cubana fino a quelle di Paolo Soldini sul crollo del muro di Berlino nel 1989 – è congelata. Una storia assurda e incredibile.
Sappiamo benissimo che la vicenda dell’archivio si intreccia con quella delicatissima della testata, che è stata recentemente pignorata dal giudice del lavoro per garantire i crediti dei lavoratori. E sappiamo anche che si incrocia con la questione societaria che non si sa bene quale esito avrà dopo la chiusura del giornale a giugno del 2017. Qualcuno parla di situazione prefallimentare. Vedremo.
In ogni modo, comunque vadano queste vicende societarie e giudiziarie, l’archivio storico del giornale di Antonio Gramsci è un patrimonio nazionale. E’, se ci è consentito il termine, un bene pubblico da tutelare perché rappresenta un pezzo importante della storia d’Italia, della storia del giornalismo e di quella del comunismo italiano. Non può finire al macero.

Per questo, un anno dopo, rinnoviamo l’appello a salvare l’archivio dell’Unità, a riportarlo alla luce del sole e a renderlo visibile a tutti, agli studenti e ai professori, ai vecchi lettori, a chiunque voglia navigare nella storia di un quotidiano che a suo tempo veniva esibito come segno di identità e di appartenenza.


Noi di strisciarossa rivolgiamo quindi un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché, con la sensibilità democratica che lo contraddistingue, faccia sentire il suo alto interessamento; al ministro dei beni culturali Dario Franceschini affinché metta in moto ogni procedura del suo dicastero utile a tutelare il patrimonio giornalistico dell’Unità; alla Fondazione Gramsci affinché, in nome del fondatore del giornale, si impegni nella ricerca di possibili soluzioni per riattivare e gestire l’archivio on line e per verificare le condizioni in cui versa l’archivio cartaceo e fotografico che è stato trasferito a Milano.
Non c’è tempo da perdere. Chiunque possa fare qualcosa lo faccia. Chiunque abbia a cuore il destino di questa straordinaria memoria collettiva si muova per mobilitare le energie necessarie ad impedire un delitto.

 

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