Nella periferia romana
la sinistra è nei conflitti

Periferie. Se ne parla di rado, quando c’è qualche storiaccia di nera, quando il malessere esplode, moltissimo in campagna elettorale. Periferie: come fossero tutte uguali. Invece no, sono tutte diverse, ognuna ha le sue pene, i suoi malesseri. Vediamone una, allora: una a Roma, venti minuti di trenino dalla stazione Laziali. Torpignattara, più giù del Pigneto, tra la Casilina e i binari della ferrovia.

A dare retta ai cronisti frettolosi, quelli che scelgono un solo Virgilio per affrontare le stradine e i palazzoni costruiti sulla marrana – f0sso paludoso, in dialetto – è un bronx, un luogo di paure e sospetti. Un luogo dove il senso comune si avvicina molto all’intolleranza, al fascismo. Invece no. I fascisti hanno cercato sponde e approdi, qualche volta trovando un’eco nell’esasperazione della gente, più spesso rimanendo isolati come carciofi nelle piazze deserte. C’è la criminalità, invece, quella nascosta e potente, difficile da individuare passeggiando, che intimorisce e fa affari, spaccio e non solo, molta usura. A cui i poveri sono spesso esposti.

Antico insediamento di immigrazione italiana – dal basso Lazio, dalla Campania e dall’Abruzzo, dalle Marche e a volte anche dagli allora depressi Friuli e Veneto – Torpigna oggi ospita una folta comunità straniera, innanzitutto bengalese. Le frizioni tra autoctoni e nuovi residenti è ben raccontata da Giuliano Santoro nel suo “Al palo della morte” che ricostruisce l’omicidio a freddo di Shahzad, cittadino pakistano, nel 2014 in una strada di Torpignattara. Chi è Shazad ormai lo sanno tutti, a Torpigna. Alcuni vorrebbero rimuovere la storia dell’assassinio di un inerme, preso a botte da un ragazzotto fomentato dal padre e lasciato con la testa spaccata sul marciapiede. I più hanno reagito subito, ricordano l’orrore di quel fatto, la preghiera in pubblico, il sit-in di protesta. Shazad è ancora uno degli abitanti del quartiere, neanche gli avessero intitolato una strada.

Come tutte le periferie di antico insediamento anche Torpignattara si è avvicinata a Roma. Grazie ai trasporti (è lambita dalla metro C) ma soprattutto ai nuovi insediati. Agli immigrati italiani d’un tempo si sono aggiunti gli stranieri ma anche una buona quantità di giovani, studenti fuorisede o artisti o lavoratori dell’intelletto che ne stanno mutando composizione sociale. Agli anziani fanno contraltare i giovani. Non senza frizioni. I cambiamenti fanno paura a chi si sente isolato.

A far da presidio democratico è la scuola Pisacane, che accoglie bambini di tutto il mondo e i loro genitori, che inanella iniziative e incontri di socialità. La scuola, per capirsi, da cui Salvini in cerca di facili consensi contro l’”invasione” è stato mandato via a calci dalle mamme infuriate.

Dov’è la politica a Torpigna? Dov’è la sinistra? La sede del Pd – tranne quando, sotto elezioni, ospita questo o quel comitato elettorale – è sempre chiusa, recentemente impoverita da una scissione che l’ha lasciata in mano alla Margherita. C’è un comitato di quartiere molto occupato a incoraggiare murales, a fare feste di luci sulle facciate delle case, a organizzare l’Ecomuseo Casilino. E stop.

Ci sono due posti, invece, molto vivaci. Il Comitato Certosa e la Casa del Popolo. Cominciamo da qui, dal Comitato Certosa.

Certosa, Torpignattara. Foto di Ella Baffoni

La Certosa è un piccolo enclave attorno a via dei Savorgnan, case basse e strade strette. Qui a fare da collante è la memoria di Ciro Principessa, militante comunista ucciso dalle coltellate fasciste nel 1979, a 23 anni. Era nella sezione del Pci Nino Franchellucci, addetto alla biblioteca popolare, quando il figliastro di Delle Chiaie entrò, rubò un libro e mentre Ciro cercava di fermarlo lo uccise; l’assassino, giudicato infermo di mente, fu condannato a 4 anni.

Il viso di Ciro è diventato un grande murale, proprio davanti alla sede del Comitato Certosa, a suo nome si tiene una festa ogni anno nel “Giardino liberato”. Un’area destinata a verde pubblico mai aperta da comune e municipio che il Comitato Certosa ha aperto, allestito, animato e gestito, fornendola di giochi per bimbi, panchine e sedie, iniziative domenicali, dibattiti e mercatino biologico (ogni sabato c’è l’assemblea di gestione, aperta a tutti). Qui, a volte, si affacciano quelli di Sinistra italiana, Stefano Fassina soprattutto che per la sua campagna elettorale romana proprio qui ha scelto di insediare il suo comitato elettorale. Ma gli orientamenti politici nel Comitato sono i più vari. C’è anche chi guarda speranzoso a Mdp, Articolo 1, chi preferisce l’alea dell’alternativa di Civati o Montanari, chi è legato a Rifondazione, molti non votano. Non importa, dice Raffaele, una delle anime del Comitato, ex operaio della Peroni: “La cosa importante è governare il conflitto stando sul territorio, come faceva una volta il Pci. La cosa importante è praticare la strada dei beni comuni, come noi facciamo nel Giardino liberato. E, quest’estate, al parco delle pere. Non il frutto, intendo, le pere dei tossici. Una zona che abbiamo ripulito e sistemato e che vorremmo diventasse luogo di tutti tranne che della droga, come è ormai il Giardino liberato. Senza assegnazioni, senza bandi, con la cura comune”.

Il giardino liberato della Certosa. Foto di Ella Baffoni

Progetti partecipati, ricostruzione dei legami nel quartiere, cura e riscatto del territorio: “Più che governare il paese vogliamo governare il conflitto, battere la logica della paura e dell’isolamento – incalza Raffaele – la guerra con gli immigrati è funzionale alla destra, il prodotto paura è ormai quotato in borsa. Ma invece che degli stranieri dobbiamo aver paura di chi toglie spazio a democrazia, diritti, partecipazione”. Partendo dalla sconsolata constatazione che in tanti anni di abbandono si sono cominciate a perdere le stelle polari, i giovani hanno meno memoria storia dei loro genitori.

Poco più in là, ma vicino per iniziative e attività, il combattivo centro sociale Ex Snia, il cui motto “non delegare, lotta” si è fatto largo tra comitati e associazioni. Anche qui gli orientamenti politici sono i più vari, compreso il M5s, compreso l’astensionismo, largo quanto è larga la sfiducia verso le amministrazioni.

“Chi mangia da solo si strozza”. Ad animare la curiosa iniziativa di una cena sociale, gratuita e autogestita è Torpignattara solidale insieme a Apolidia. Un gruppo di persone diverse che partono dalla stessa constatazione: chi è povero è sempre più solo, chi è solo è sempre più imbozzolato nella sua disperazione. Dunque, bisogna ricostruire i legami, riallacciare rapporti, arrivare a quelle persone deprivate di soldi e socialità a cui mancano occasioni. E’ politica anche questa? Sì, lo è.

La prima cena, un esperimento, è stata pochi giorni fa, nella vecchia sede circoscrizionale, dismessa dopo l’accorpamento dei municipi. Una colletta tra i cittadini e tra i negozianti per le materie prime, i volontari in cucina e una bella serata passata insieme a 80-90 persone, occasione per parlare, incontrarsi, stringere relazioni: “Dobbiamo ripensare a come fare politica oggi – dice Francesca, una delle animatrici dell’iniziativa – inventare forme nuove di rapporto. Votare? Il voto è un atto politico, ma non è la politica. In città la politica si fa qui, sul territorio, tra chi ha poco ma molto da perdere. Anche se difficile”.

La Casa del P0opolo di Torpignattara, ex sezione del Pci di Marranella. Foto di Ella Baffoni

Alla Casa del popolo, pochi dubbi, la sinistra c’è. Due bandiere rosse sulla soglia, l’antica sezione del Pci ospita molte iniziative, oltre alla sezione di Rifondazione. Aperta al quartiere e soprattutto, dice il segretario Domenico Artusa, alla nuova classe lavoratrice: scuola di italiano, sportello legale, iniziative sul trasporto pubblico e sul diritto alla casa, l’occupazione del palazzo Acea di via Tor de Schiavi nel 2013 è stato preparato qui. E molti sono i progetti, come il riuso del mercato di via Laparelli, struttura abbandonata da riutilizzare in senso sociale.

“Quando si lotta per obiettivi concreti il popolo della sinistra si unisce – dice Domenico. E’ successo per l’acqua pubblica come per il referendum costituzionale e anche nelle grandi lotte sul territorio. Ma oltre alle singole vertenze è più difficile organizzare una risposta globale. Bisognerebbe combattere il patto di stabilità, ad esempio: il motivo per cui qui abbiamo voragini nelle strade, illuminazione fioca se non spenta e una preoccupante gestione dei rifiuti”. La Casa del Popolo ha partecipato convinta al percorso del Brancaccio, chiuso improvvisamente giorni fa. E ora? Una cosa è certa: per le regionali ci sarà una lista alternativa a quella dell’attuale presidente, Zingaretti. Una lista il più allargata possibile: “I partiti, con l’eccezione di Sinistra italiana, hanno difficoltà a rapportarsi con associazioni e comitati sul territorio – dice Giorgio, il segretario precedente – ma c’è l’interesse a costruire strumenti politici nuovi”.

Stare fuori dalle istituzioni elettive è dura, Rifondazione ne paga il prezzo da dieci anni: hai meno visibilità, meno risposte, meno risultati. “Ma ne valeva la pena – è sicuro Domenico – abbiamo più tempo per costruire rapporti sul territorio”.

A fare il miracolo – effimero, come tutti i miracoli – di unificare le varie forze che si muovono in questa zona è stata la lotta contro la costruzione di un discount. E’ avvenuto così, all’inizio dell’anno, che è nato il comitato “No cemento a Roma est” contro il gigante Lidl, che ha costruito un pezzo dell’area vincolata di “Ad duas lauros”, in via dell’Acqua Bullicante. Picchetto fin dall’alba per impedire l’ingresso delle scavatrici, colazioni in piazza, manifestazioni e cortei: mesi e mesi di mobilitazione. Fino a una prima vittoria, il sequestro dell’edificio, subito però affidato alla Lidl per la sua normale attività, fino alla sentenza giudiziaria, che ha i suoi tempi. Una battaglia per la vivibilità del quartiere, per la difesa del verde (il cantiere ha divelto una ventina di alberi, i militanti si sono travestiti da alberi infatti, come nella profezia delle streghe di Macbeth. Improbabile, ma a volte le profezie si avverano).

Sit in davanti alla Lidl di via Acqua Bullicante

Qui hanno partecipato tutti, e non poteva essere diversamente per una lotta così difficile e aspra durata quasi un anno: la Casa del popolo, il Comitato Certosa, Torpignattara solidale, il comitato di quartiere Pigneto Prenestino (che gestisce il Lago della Snia, anch’esso liberato e aperto al pubblico, oltre al Parco delle Energie), il centro sociale ex-Snia, le donne dell’assemblea del Consultorio di piazza dei Condottieri. Un presidio sanitario e sociale importante, molto frequentato dalle donne, in larga parte immigrate, che ora si vuole normalizzare dall’alto: via la scuola di italiano, via lo sportello antiviolenza. Per protestare, per difendere servizi consolidati e indispensabili, si sono mossi tutti i quartieri intorno, anche Torpigna, e Non una di meno. Una passeggiata-corteo, sabato scorso (qui il video), con un percorso lungo e fitto di tappe. Dov’è la politica? Dov’è la sinistra? E’ anche qui, sicuro.

3- continua

Le precedenti puntate

1 –  Castellammare di Stabia

2 – Bologna