Dov’è finito il servizio pubblico? Il Tg1 propina social e propaganda

Tg1 delle ore 20 di giovedì 22 agosto. Pastone politico sullo scontro Fico-Salvini sulla nave Diciotti: in onda la pagina twitter del presidente della Camera (“adesso i 177 devono sbarcare”) e in replica la “diretta facebook” del vicepremier leghista, che con sfondo campagnolo e tono sfottente e recitato argomenta il suo “basta, finito, nisba”, “tu fai il presidente della Camera, io faccio il ministro degli Interni”. Segue immagine della pagina facebook ufficiale di Conte premier che si rivolge all’Europa, e ancora i tweet di Salvini versus Saviano. Benvenuti nell’era social.

Il Tg1 non è stato lasciato solo, per carità: ovunque il tam-tam dell’informazione ha avuto come “fonte” primaria le pagine social dei politici. Ma il Tg1 è il Tg1, l’ammiraglia Rai, per buttarla in caciara aggiungiamo pure pagata col canone. Se il Tg1 non muove un inviato per andare a sentire premier, vicepremier e presidente della Camera, ma si affida alla propaganda diretta, che dire? Che per un errore di programmazione la redazione politica era tutta in ferie?

Che differenza c’è – si dirà – tra il mettere il “gelato” (ovvero il microfono) davanti alla bocca del politico e fargli dire quel che vuole e prendere direttamente le sue auto-esternazioni? Tanto, sempre le stesse cose dirà… Che differenza c’è tra una dichiarazione rilasciata all’Ansa e un tweet?

No. Per cortesia un argine, rimettiamo un argine a questa volgarità (“tu fai il presidente”, “io faccio il ministro”…), rimettiamo un argine a un dominio “social” che non è della gente normale: ma saranno anche milioni di milioni le utenze facebook e twitter nel nostro Paese, ma alla fine c’è chi prende il telecomando e guarda il tg per capire cosa è successo nel marasma di fake e simil-fake. E c’è persino chi compra un giornale…

La differenza di fondo è quella, per dirla facile, tra informazione e propaganda. Il filtro del giornalista – per quanto asservito, per quanto muto, per quanto si voglia dir male di lui (o di lei) – fa la differenza tra il racconto della politica e la propaganda politica, con i suoi toni studiati, gli sfondi studiati, lo sciocchezzario studiato per far presa.

È passato così tanto tempo da quando venivano fatti studi sociologici sull’uso dell’immagine di Berlusconi premier? Ci ricordiamo ancora di quando destava scandalo e proteste (tra i giornalisti, per primi) che il premier inviasse ai tg videocassette pre-registrate con le sue esternazioni così compite, studiate, le foto di famiglia alle spalle, le rughe magicamente svanite? Che differenza c’è se ora Salvini fa una “diretta Facebook”? Siamo così sicuri-sicuri che passare da un VHS a una diretta col telefonino sia passare da un mondo all’altro? O non è invece lo stesso sistema per bypassare ogni filtro di informazione?

Il servizio d’apertura del Tg1 di giovedì sera era una vergogna (e non per colpa del giornalista che lo ha firmato): uno scontro istituzionale si racconta sentendo i vertici delle istituzioni. O bisogna pensare che sia una giustificazione il fatto che la Rai non ha un presidente, non ha una guida, si va a tentoni nel non scontentare nessuno, gli inviati sembrano svaniti nel nulla in un’estate che nulla sta risparmiando a questo Paese?

Oppure vogliamo farci pigliare per il naso con la scusa che adesso l’informazione passa di lì, dai social? Sono tutti, soltanto, media, da Gutenberg in poi.