Doppiezza
a cinque stelle

Puoi fare insinuazioni pesantissime sulla presidente della Camera, dare della vecchia puttana a una scienziata, usare vaffanculo verso tutti come parola d’ordine, sguinzagliare iene di partito contro avversari politici definiti con soprannomi degradanti. Ma quando le critiche toccano a te è linciaggio, e auguri ai giornali il fallimento.

Risulta ormai chiaro, con l’esperienza di questi mesi, che la parola chiave del leader grillino e dei suoi fan è ‘doppio’. E’ la caratteristica antica di chi detiene un potere ottenuto per essersi proclamato duro e puro.
Doppia morale, doppio standard, coscienza a corrente alternata. Una logica doppia, che chiede coerenza agli avversari e che la dimentica per sé; che usa in modo doppio le parole a seconda delle circostanze.
Fin dalla nascita del governo è stato impostato uno strano ragionamento, per giustificare l’alleanza con i nemici giurati del giorno prima. “Non è un accordo, è un contratto”. Ciò che si rimproverava aspramente a un Pd che insediava Alfano al ministero dell’interno, non è più riprovevole quando il ministro (e con quale peso!) si chiama Salvini.

Onestà onestà onestà. Alla sola ipotesi che Marino bari sugli scontrini, si urla che deve dimettersi. Se la Lega ruba 49 milioni, silenzio. Quel Rixi che indicavano come impresentabile in campagna elettorale diventa sottosegretario. Armando Siri viene promosso a viceministro in barba al patteggiamento di 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta.

Nel 2016 Alfano era indagato? Si doveva dimettere “in cinque minuti”, le forze dell’ordine devono essere guidate da un uomo al di sopra di ogni sospetto. Nel 2018 Salvini è indagato? Aspettiamo che la magistratura faccia il suo corso.

Sono ambientalisti, ma autorizzano – nelle pieghe nascoste di un decreto – a sversare fanghi tossici sui suoli agricoli; sanano le case abusive, ma solo se edificate nel territorio dell’elettorato del capo. Oggi riparte il cantiere del Tap, bandiera della campagna elettorale in Puglia. Per gente che fa dieci annunci al giorno, qui si innesta la tattica del silenzio.

Imprecavano contro le lottizzazioni quando le facevano gli altri, ora contrattano le nomine in Rai e ogni sede istituzionale pullula di amici, parenti e riciclati. Uno stipendio alto per un incarico fiduciario è sbagliato e immorale se serve ad attaccare un avversario politico, mentre diviene sacrosanta, meritata retribuzione se riguarda un proprio accolito.

I condoni facevano schifo nei decenni precedenti, ora si possono fare purché si chiamino ‘pace fiscale’. La pace è bella.

29 luglio 2011: Beppe Grillo scriveva al presidente della Repubblica per esprimergli preoccupazione per l’impennata dello spread, “la catastrofe economica che danneggerà la carne viva degli italiani”. Oggi si dice “tra gli italiani e lo spread, scelgo gli italiani”. Che è una frase totalmente priva di senso ma è detta con il cuore in mano, perché il viceministro “vuole la nostra felicità”.

Chiedono agli italiani di comprare i titoli di Stato, ma il ministro Savona – oltre ad essere protagonista di un fondo speculativo inglese – custodisce in Svizzera 1,3 milioni di euro.
Anche i fan si rendono conto che qualche contraddizione c’è, dunque sui social ribattono di regola: “E allora il Pd?”, “e Mafia Capitale?”. Eh no, se siete diversi non potete nascondervi dietro il fatto, discutibile, che siete meno peggio di loro.

E i diritti civili, di cui il governo ogni giorno fa strame? Un solo esempio.
Di Maio tempo fa portò in Parlamento una legge molto avanzata sullo ius soli, il cui primo firmatario era un italiano di origine egiziana. Bastò che Grillo e Casaleggio apprendessero dai sondaggi che la proposta era impopolare e manifestassero il timore di perdere voti a destra, perché il M5S cominciasse a sparare contro.

Non c’è bisogno di Rousseau (quello che teorizzava la buona educazione mentre metteva i propri figli in orfanotrofio); ci sarebbe bisogno di Kant. La morale laica rifugge da ipocrisie, incoerenze, doppiezze che tolgono credibilità alle persone, alle istituzioni e alla politica.
Purtroppo gli italiani non hanno mai amato Kant. Gli preferiscono Machiavelli.