Dopo il voto catalano
l’indipendentismo
resta forte

Cerchiamo di riassumere il senso del voto catalano di domenica scorsa, 14 febbraio.

  1.  Lo schieramento indipendentista (JxCat, Erc, Cup ) ha confernato la sua egemonia nel parlamento catalano. Con qualche novità da registrare: Erc (Sinistra repubblicana) ha questa volta superato il JxCat, il partito della borghesia catalanista. Il Cup (formazione di sinistra che si dichiara anticapitalista) ha fatto un notevole salto in avanti recuperando le perdite del 2017.
  2. La destra tradizionale (Partito popolare) è ancora scesa fino a quasi scomparire a vantaggio di Vox, il giovane partito post franchista cresciuto anche grazie alle pulsioni antidemocratiche sollecitate dal separatismo catalano. Idem per Cs (Ciudadanos), giovane ma già logorato partito di centro.
  3.  Il partito socialista catalano (Psc) è stato il partito più votato. Un successo indubbio, legato anche alla apertura dei socialisti nei riguardi di Erc, l’unica forza con cui in base ai seggi si potrebbe immaginare un accordo di governo alternativo a quello delle forze indipendentiste.

Alleanza irrealistica

Foto di Kerstin Herrmann da Pixabay

Occorre quindi fare i conti con una tenuta forte della spinta verso l’indipendenza, che ha retto allo sconquasso sociale provocato dalla pandemia del Covid e dalla crisi economica e occupazionale che continua a peggiorare. Al tempo stesso si conferma il carattere illusorio della rottura con lo Stato centrale perseguita da JdCat e nuovamente riproposta dalla destra catalanista in queste elezioni.

D’altra parte appare irrealistica una alleanza tra il partito di Junqueras per i connotati antimonarchici di questo partito e la sua cocciuta rivendicazione della piena indipendenza. Erc e Psc si assomigliano dal punto di vista della sensibilità sociale ma in Catalogna ciò non è sufficiente. Un accordo tra questi due partiti provocherebbe un crollo dei consensi nei riguardi soprattutto dei repubblicani catalani. Non per caso Junqueras, dopo aver conosciuto il risultato delle elezioni, ha detto che Erc e Psc sono i due partiti catalani più lontani uno dall’altro. Ha voluto in questo modo fugare ogni dubbio su un tema che resta centrale nel dibattito politico.

Quale governo per la Catalogna?

Quindi? Quale governo per la Catalogna dopo il recente voto? Sul piano delle formule l’unica via di uscita realistica appare quello di una nuova alleanza fra i tre partiti pro indipendenza che insieme godrebbero di una larga maggioranza.

Ma, si chiedono in tanti a Barcellona come a Madrid, con quale possibile evoluzione del traumatico braccio di ferro tra nazionalismo spagnolo e nazionalismo catalano? La via della “repressione costituzionale”, del processo e del “carcere politico”, non ha cambiato gli stati d’animo prevalenti della società catalana. Per ora coloro che si attendevano grandi mutamenti come conseguenza della consultazione elettorale, dovranno aspettare ancora senza previsioni convincenti.