Dopo il sì del Senato il governo alla prova dei fatti

Il Conte-due può cominciare a lavorare. 169 senatori a favore, 133 contro e 5 astenuti. Questo il risultato a palazzo Madama arrivato al termine di una due giorni che ha posto fine alla più imprevista crisi di governo della storia repubblicana.
Da una parte lo sciabolone di Alberto da Giussano che ha ispirato le parole sferzanti uscite, ben oltre il tempo consentito, dalla bocca di Matteo Salvini. Dall’altra il latinorum e il lessico rispettoso, mite, ma pungente del presidente del Consiglio. E’ andato in scena al Senato lo scontro che se non fosse stato solo verbale avrebbe procurato lesioni incurabili in entrambi i contendenti. Duello rusticano tra l’uomo del nord e il professore del Sud che pure si erano tanto amati.

La guerra dei Roses

guerra dei rosesAi margini forzati per la piega che ha preso la questione il Pd e anche i Cinquestelle. Così solo il presidente del Consiglio e l’ex ministro dell’Interno se le sono date di santa ragione. Più una scazzottata che un duello all’arma bianca. Una riedizione politica della “Guerra dei Roses” con i lampadari del Senato a serio rischio anche se metaforico.
Matteo Salvini, coerente al suo stile e sorretto dai suoi supporter senatori che hanno interrotto il premier nella sua replica per oltre venti volte, hanno urlato e battuto piedi e mani, hanno mostrato cartelli e bandierine, fino alla provocatoria maglietta su Bibbiano della senatrice Bergonzoni, quella che si vanta di non aprire un libro da anni e che ora ambisce alla guida della Regione Emilia Romagna. Seduta sospesa.

Battaglia personale

Ma è continuata la dura contestazione a Conte che dal 20 agosto porta avanti la battaglia diventata anche personale contro l’uomo che non potendo avere potere assoluto ha preferito rinunciare. Giocandosi tutto e per ora perdendo clamorosamente e mostrando di non avere capito il suo azzardo dove lo avrebbe portato. Certamente al suo posto di senatore semplice anche se per consolarlo il collega Centinaio, quello che doveva andare in Europa invece di Paolo Gentiloni, ha provveduto ad esporre (anche se con più pudore) un’altra maglietta con scritto “Salvini premier”.

All’attacco di Conte-Monti

Auspici e speranze nelle parole di Salvini, forte della manifestazione a favore in piazza Montecitorio segnata da quei saluti romani incontenibili, che ha annunciato di stare già lavorando al prossimo governo perché “non potete scappare per sempre”. Il premier si è guadagnato dal leader leghista il doppio cognome Conte-Monti. Critiche sulla pettinatura, sul modo di parlare, sulla presunta intenzione di voler trasformare l’Italia in una repubblica giudiziaria.
Di essere l’occupante di “una poltrona figlia di slealtà e tradimento” e di essere “incollato alla poltrona come una vecchia mummia della prima repubblica” di cui ha messo a far parte i senatori a vita che sono “la casta della casta della casta” senza alcun rispetto per i presenti a cominciare da Liliana Segre superstite dell’Olocausto che ha festeggiato i suoi 89 anni in aula votando la fiducia perché “eravamo sull’orlo di un precipizio”.

“Tenere fuori la Lega”

liliana segreA favore ha fatto sapere si sarebbe espresso anche Giorgio Napolitano assente per motivi di salute. Salvini ha accusato il premier Conte di guidare un governo nato solo “per tenere fuori la Lega”- Di essere “l’uomo che sussurrava alla Merkel” quindi di essere totalmente dipendente dall’Europa. In cui non ci servirà a nulla, dirà lui, avere un commissario come Gentiloni. Meglio Centinaio?

La cioccolata del premier

Corroborato da dadini di cioccolato celati, direbbe lui, tra le carte del discorso Giuseppe Conte è andato al contrattacco. E prima di replicare sulla sostanza del programma di governo ha voluto sottolineare l’atteggiamento di chi è rimasto fermo all’8 agosto ricordando che “errare è umano, succede spesso a tutti ma dare agli altri la colpa dei propri errori è il modo migliore in politica per conservare la leadership del partito”. Aggiungendo “sento spesso richiamare il termine dignità e bisognerà che qualcuno spieghi” guardando agli scranni della Lega “che cosa ci sia di dignitoso in tutti i voltafaccia che ci sono stati nelle ultime settimane” sottolineando l’arroganza di chi “voleva pieni poteri” pretendendo di portare in modo unilaterale il paese al voto e di voler gestire la campagna elettorale da ministro dell’interno.

I problemi del Paese

Offese e allusioni da entrambe le parti. Un assaggio di quella che sarà l’opposizione ad un governo che non potrà che operando al meglio dimostrare di aver assunto un incarico gravoso ma solo in funzione e nell’interesse di un Paese che fuori dalle aule parlamentari continua a scontrarsi ogni giorno con problemi, difficoltà, bisogni e speranze. Un impegno che Conte ha ribadito. Staremo a vedere. Intanto la prima riunione c’è stata sulla nuova legge elettorale in versione proporzionale.