Dopo il colpo di Stato,
la Bolivia continua
a sanguinare

L’emergenza del coronavirus non pone fine alle peggiori sofferenze che alcuni regimi dell’America Latina stanno facendo subire ai ceti più poveri della loro popolazione. In Cile sono bastati tre giorni di quarantena obbligatoria a Santiago, perché i quartieri popolari scendessero in piazza per chiedere cibo. In risposta, il governo di destra di Sebastián Piñera ha inviato la polizia. In Brasile, Bolsonaro pensa alla riapertura del campionato di calcio, mentre nelle favelas e in Amazzonia il virus sta mietendo vittime anche per la mancanza delle più elementari norme igieniche, una per tutte la mancanza d’acqua.

La repressione in Bolivia

Il colpo di Stato iniziato il 10 novembre 2019 per defenestrare l’ex-presidente Evo Morales dal potere, finora ha lasciato il triste bilancio di 35 morti, 800 feriti, oltre 1.500 detenuti e centinaia di esiliati.

La repressione iniziò a Sacaba città di origine dell’ex -presidente, otto persone rimasero uccise e altre 75 ferite negli scontri tra dimostranti e soldati e polizia. La maggior parte delle vittime fu raggiunta da colpi d’arma da fuoco. A Senkata altri otto morti, reparti di agenti di polizia e militari intervennero in forze per rimuovere un blocco, all’impianto di stoccaggio di carburante, realizzato da dimostranti pro-Morales.

Un ruolo fondamentale nella riuscita del colpo di Stato lo ha avuto la gerarchia ecclesiastica, non a caso una delle immagini più simboliche dell’autoproclamata presidente Jeanine Añez è stata la sua entrata nel palazzo presidenziale con in mano un’enorme Bibbia, in un paese che dal 2009 si è dichiarato laico. 

La fame del popolo

Il regime reagisce alle necessità delle classi popolari con la stessa ricetta: repressione selvaggia, orecchie sorde e distorsione della realtà. La presunta riconversione economica del paese, ha portato migliaia di boliviani a violare la quarantena per scendere in piazza, organizzando sit-in battendo sulle pentole e con marce spontanee in diverse regioni. Molti settori della popolazione, uomini e donne di campagna e città, abituati a sopravvivere alla giornata, sono in una situazione molto precaria e ora si trovano a scegliere tra l’infezione e la morte per coronavirus o la morte per fame. La risposta del regime, alle proteste, è stata ancora una volta la repressione e la persecuzione politica, prendendo di mira il Movimento per il socialismo (MAS) come promotore delle mobilitazioni, e l’ex-presidente Evo Morales come capo di un presunto complotto.

La truffa

In piena pandemia, si è verificata la truffa più scandalosa perpetrata negli ultimi anni. I respiratori manuali acquistati in Spagna il cui prezzo è di 8 mila dollari sono stati venduti per 29 mila dollari. A tre volte il suo prezzo. La Presidente, dietro il montare della protesta, ha fatto dimettere il Ministro della Salute Marcelo Navajas, un medico la cui famiglia possiede le cliniche più costose di La Paz e che è stata condannata in passato per aver frodato la famiglia di un malato di cancro.