Dopo Facebook, freno anche per You Tube

L’incitamento all’odio (hate speech) sta facendo dannare non solo le nostre democrazie ma anche le piattaforme digitali. Conclusa la fase nella quale i social passavano tutto pur di far cassetta, stanno ora aprendo gli occhi. Si rendono conto che non possono mettere a repentaglio la loro credibilità: la fama del marchio è, infatti, indispensabile per farlo crescere.

Così mentre Facebook, anche recentemente, ha chiuso un bel gruppo di pagine, individuate come produttrici di bufale, ora tocca a You Tube mettere dei freni. Con una nota emessa in settimana dichiara di restringe gli accessi ai filmati che promuovono o glorificano l’ideologia nazista e a quelli che alimentano le teorie del complotto, usando parole precise: “Rivediamo continuamente le nostre norme. Una delle aree più complesse e in evoluzione con cui ci rapportiamo è l’incitamento all’odio”.

 

hate speechQuel video agghiacciante e gli hate speech

Perché ad un tratto il colosso assume questa decisione? Facendo qualche passo indietro, si capisce quale sia stato il decisivo allarme. In dieci giorni, un singolo filmato ha raggiunto il record di dieci milioni di visualizzazioni. Non era la solita esibizione di una star o la stravagante affermazione di qualche improvvisato influencer o l’esibizione di giovani talenti. No: era qualcosa di più imprevedibile e agghiacciante.

Era un video di trenta minuti di immagini orripilanti commentate da parole degne del più indiavolato dei predicatori folli. La sparatoria del dicembre 2012, nella scuola elementare di Sandy Hook in Connecticut, nella quale furono uccise 27 persone? Mai esistita. Agghiacciante risultato di una delle tante versioni sulla teoria complottista.

 

In attesa dell’algoritmo

Le nuove regole sono già entrate in vigore ma servirà del tempo per tarare gli algoritmi della piattaforma alle nuove direttive che sono abbastanza rigide e che sono il frutto di una impegnativa messa a punto. Stando al provvedimento annunciato saranno “espressamente vietati i video che suggeriscono che un gruppo sia superiore per giustificare discriminazioni, segregazioni o esclusioni basate su età, sesso, etnia, casta, religione, orientamento sessuale o condizione di reduce di guerra”.

Non è tutto così semplice neppure per degli algoritmi così sofisticati. Vi sono ad esempio da valutare i video “borderline”, quelli cioè “al limite”, che continueranno a essere consentiti. Non si capisce quale sarà la linea da non oltrepassare. Scelta complessa anche perché tra i milioni di cittadini che ogni mese accedono a You Tube (circa 1,9 miliardi in 80 lingue) ci sono ben 50 milioni di “Creators”. E’ molto difficile stabilire i limiti per questa fetta di utilizzatori, dal momento che molti di questi fanno parte del mondo artistico o del vasto mondo dello spettacolo.

 

bing you tubeIl successo di You Tube in Italia

Questa decisione, che è stata salutata con entusiasmo negli States, riguarda da vicino anche noi italiani. Facebook, in casa nostra, imperversa: sono ormai oltre 31 milioni i cittadini che controllano la bacheca almeno una volta al giorno. Tuttavia la piattaforma più popolare è YouTube, frequentata dal 57% degli utenti contro il 55% di Fb.

I frequentatori di You Tube sono in gran parte uomini (53% contro il 47% di donne) e del totale solo il 39% supera i 45 anni. Altri dati dimostrano la grande incidenza di questo social nella formazione dell’opinione dei giovani: il 23% degli utenti tra i 25 e i 44 anni dichiara di trascorrere più tempo su YouTube che davanti la televisione mentre il 63% degli utenti naviga online quando guarda la TV.

Cosa cercano i milioni di utenti su You Tube? Si va dai contenuti esclusivi, a qualcosa di nuovo da imparare, alle notizie, alle informazioni su prodotti e servizi prima di acquistarli. A farla da padrone sono i video, naturalmente: musica (58%), cucina e ricette (27%), sport (22%) tutorial e fai-da-te (19%), e a seguire tecnologia, elettronica e gadget, show televisivi, notizie, scienza e didattica, umorismo, attività fisica e salute, auto e veicoli. Ecco una delle nuove agenzie di formazione. Dei giovani, soprattutto. Non tenerne conto – anche in politica, anche a sinistra, – è delittuoso.