Dopo-Covid, l’Italia è cieca davanti alle sfide della ripartenza

“Da noi può accadere che posti di responsabilità nel governo siano assegnati, per ragioni così dette politiche, a persone che sanno bene di non avere alcuna idea di quali siano i loro compiti. E questo mentre il Paese sta incespicando sull’orlo del precipizio… Può accadere che un intervento straniero mandi tutto per aria. Non dipende da noi. Può accadere che i nostri creditori ci costringano al fallimento in base al nostro smisurato debito pubblico. Può accadere che gli estremisti di destra instaurino una dittatura. Dal popolo non possiamo attenderci niente. Non abbiamo imparato niente, nemmeno dalla guerra. Non abbiamo volontà e non sappiamo giudicare.”

Non ci sorprenderebbe leggere il testo che precede in un giornale italiano di oggi. Invece è tratto da un libretto di 100 anni fa: “Che cosa succederà” (Was wird werden, G. Fischer Verlag, Berlino, 1920) di Walther Rathenau.
Rathenau (1867-1922) era un ingegnere tedesco; durante la I Guerra Mondiale dirigeva l’organizzazione per gli approvvigionamenti militari; dal 1915 Presidente della General Electric tedesca (AEG, Allgemeine Elektricitäts Gesellschaft); dopo la guerra tra i fondatori del Partito Democratico; nel 1921 Ministro per la Ricostruzione; nel 1922 Ministro degli Esteri.

covid-19Nel libro citato propose sane politiche di innovazione industriale e di riforma del diritto penale. Non si attendeva di essere ascoltato. Concluse quel suo libro con la sentenza: “La Germania è cieca”.

Non previde l’enorme, disastrosa inflazione del marco degli anni seguenti, Era a favore di una politica rispettosa del trattato di Versailles e della cooperazione internazionale. Nell’aprile del 1922 firmò con l’Unione Sovietica il trattato di Rapallo che annullava ogni riparazione e indennizzo fra Russia e Germania. Le sue posizioni moderate erano invise alla destra estrema. Fu assassinato il 24 giugno 1922 da due ex-ufficiali aderenti ai Freikorps – Corpi della Libertà – precursori del nazismo.

Quale ricostruzione

Nel 2020, si parla di ricostruzione dopo la crisi socio-economica mondiale provocata dall’epidemia del Covid-19, che si aggrava specialmente nelle Americhe e che pare stia recedendo in Italia dopo aver causato circa 35.000 decessi. Sarebbe azzardata una similitudine con la ricostruzione tedesca di un secolo fa, che dopo due decenni condusse ai disastri del nazismo. Però leggere scritti di oggi suggerisce di echeggiare Rathenau con: “L’Italia è cieca.”

Politologi, economisti, accademici, ricercatori italiani (ma anche stranieri) non avanzano analisi convincenti e documentate, né proposte concrete e credibili.
Alcuni temi sembrano condivisi in vari paesi. Se ne scrive in modo astratto, fornendo pochi dati quantitativi e proponendo visioni poco convincenti.

La ripresa – o ricostruzione – dipenderà da molti fattori. Fra questi: le politiche socio-economiche nazionali e internazionali; la preminenza delle economie maggiori nel pilotare la globalizzazione (o la sua frenata) e le catene di produzione e distribuzione delle risorse. È, quindi, più arduo del solito prevedere i valori globali, continentali e nazionali di Prodotto Interno Lordo (PIL), disoccupazione e inflazione.

Ripartire da ricerca e università

Nel 2019 10 Paesi della comunità Europea – Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Francia, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia, Regno Unito – avevano un PIL pro capite annuo medio di 40.900 € e un tasso di disoccupazione del 5,2%. Sette Paesi – Bulgaria, Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Romania, Slovacchia – avevano un PIL pro-capite di 17.220 € e una disoccupazione dell’8,9 %.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese private nel primo gruppo di 10 nazioni, erano 2,43 volte più alti di quelli provenienti dagli enti pubblici. Il 49% della popolazione in quei Paesi aveva conseguito un livello di educazione terziaria. Nel secondo gruppo di 7 nazioni, i privati investivano in ricerca e sviluppo solo il 30% più del pubblico e l’educazione terziaria era conseguita dal 36% della popolazione (in Italia solo il 27,7%).

Nelle nazioni svantaggiate, dunque, gli imprenditori devono innovare il doppio di quanto hanno fatto finora e le scuole avanzate devono essere rafforzate e diplomare il 50% in più di studenti. Solo così si potrà conseguire la ripresa.
Ovviamente dovremo anche evitare ogni dittatura.

I dati sono tratti da Innovation Scoreboard 2020 della Commissione Europea.