I dolori del M5s,
il grillismo in cerca
del Gran Mogol

I 5 Stelle stanno vivendo una fase liquida in cui tutte le diversità organizzative del Movimento da fattore attrattivo per i delusi della “vecchia politica” (uno vale uno, non statuto e non associazione un po’ alla Alice in Wonderland, democrazia diretta della rete tramite piattaforma Rousseau) si stanno trasformando puntualmente in problemi. Gravi al punto di mettere in discussione l’esistenza stessa del Movimento così come l’abbiamo conosciuto: un Upo, Unidentified Political Object. Un oggetto politico non identificabile né destra-né sinistra, in Parlamento ma antiparlamentare e soprattutto Nuovissimo.

È come se le forme auree della pratica politica tipiche della democrazia occidentale si vendicassero richiamando all’ordine la creatura di Beppe Grillo, ieri conducator contro il mondo, oggi garante e governista per necessità, nonostante abbia da poco professato piena sfiducia nella democrazia rappresentativa (lo stesso Grillo che tentava, nel 2009, una strategia “entrista” nel Pd, chiedendone la tessera – gliela rifiutarono -, forse per aprire anche quel partito come la famosa scatoletta di tonno marca Parlamento).

La deriva del Movimento

L’ormai ex Upo ha assaggiato incarichi di alta responsabilità e rimediato alcune pessime figure (Toninelli, per dirne una), i “portavoce” eletti alle Camere hanno occupato Commissioni e poltrone e hanno litigato-sospettato-accusato sullo stipendio passato dallo Stato (i dané: ultima la vicepresidente del Senato Paola Taverna, che ha chiesto gli arretrati dell’indennità di funzione, a suo dire per farne beneficenza, ma i probiviri hanno lestamente preparato croce e chiodi). Molti dei 5 Stelle, praticandolo, si sono immaginato un percorso politico non provvisorio, benché in alcuni casi curioso, vedi Massimo Bugani, grillino di tendenza Rousseau dura e pura con inclinazione Gran Mogol che oggi è, ubiquamente, presidente del gruppo consiliare 5 Stelle a Bologna e capo staff di Virginia Raggi a Roma, una specie di commissario politico. Il tabù del doppio mandato? Adieu.

Non occorreva aver letto Max Weber o Pareto per annusare, fin da subito, che pure nel Movimento, a dispetto delle promesse di alta rotazione delle cariche e degli incarichi elettivi, la fisiologica deriva verso le élites avrebbe colpito, delineando passo passo una “creatura” sempre più simile a un partito, a una organizzazione strutturata e gerarchizzata in cui varie personalità politiche professionalizzate (si spera) sarebbero entrate in competizione per il Potere. Ora l’“indicibile” è palese, lo “scandalo” sta avvenendo, seminando confusione e abbandoni, massimamente nell’elettorato.

Restano sulla battigia di questa bassa marea l’urgenza di avere un Capo, ansia che un Proteo della politica dal basso non dovrebbe certo avere e infatti, a testimoniare una certa resistenza, un’elezione immediata non ci sarà. Restano divisioni accese e diserzioni nel cammino verso gli Stati Generali dell’auspicata ripartenza: consultazioni tra gli iscritti sulle linee guida o iter assembleare dalla base in su? Sulla navicella timona Vito Crimi, il reggente, capo a interim: auguri. Ma perché quei ruoli battezzati con nomi da club delle Giovani Marmotte? Il reggente Crimi, il facilitatore per gli affari interni, il garante. Fa schifo dire “segretario politico”? Organi dirigenti? O congresso, quella assise che ormai anche i partiti “normali” stanno dimenticando?

La Guida Suprema e la scoperta dell’acqua calda

Nei sistemi politici avanzati funziona così, bene o male che sia, non si può oscillare tra culto referendario del popolo e sacerdoti carismatici, queste pericolose, complicatissime delizie è meglio lasciarle custodite nella Costituzione dell’Iran, vedi l’articolo 107: “Ogni qualvolta uno dei teologi giuristi islamici risponde ai requisiti fissati e la netta maggioranza della popolazione lo accetta e riconosce come suprema Autorità teologica e Guida, egli assume tale carica. In alternativa, un’Assemblea di Esperti eletti dal popolo avvierà le opportune indagini e consultazioni per verificare la competenza di tutti i candidati al ruolo di Guida in possesso delle previste qualifiche. Se riconoscerà superiori capacità e qualificazione in uno dei candidati, ne decreterà la nomina a Guida Suprema. Se tale scelta non si verificherà, gli Esperti conferiranno a tre, o cinque Autorità teologiche qualificate la nomina a membri del Consiglio Direttivo e le presenteranno al popolo come tali”. Alè.

Le volute procedurali, vaghe e insieme prescrittive, del Movimento non sono da meno. Eppure il senatore Gabriele Lanzi, fedele al suo compito di “ facilitatore per gli affari interni” dell’Emilia Romagna si è espresso in termini che farebbero comodo al reggente: sarebbe dell’idea di convocare “assemblee provinciali per individuare un percorso comune e nominare delegati che partecipino poi alle sessioni nazionali”. Per i 5 Stelle in burrasca può rivelarsi rivoluzionaria anche la scoperta dell’acqua calda.