Diario di bordo di una violenza,
progetto Nora per far tacere il silenzio

Una ogni tre giorni, più o meno, un altro paio di scarpe rosse da aggiungere a quella platea silenziosa che testimonia l’assenza delle tante donne uccise da chi diceva di amarle: un partner, un ex, un familiare. Oggi le loro storie, mai davvero ascoltate, sono finite sullo sfondo, le emergenze sono altre per chi preferisce parlare di come alzare muri nel mare per fermare gli sbarchi. Si è interrotta la strage o semplicemente stiamo parlando d’altro? La seconda, stando ai numeri. E alle richieste d’aiuto: solo da gennaio a giugno di quest’anno le chiamate al 1522 gestito dal Telefono Rosa sono aumentate del 53%, 4.664 telefonate in sei mesi da tutta Italia. In tutto il 2017 erano state 6533.

Una sfida in più per Progetto Nora, nato intorno al testo teatrale di Amalia Bonagura diventato poi un romanzo breve (Nora, il silenzio deve tacere, Iuppiter edizioni), e cresciuto in teatro e soprattutto nelle scuole e nelle università come percorso educativo contro la violenza di genere e il femmicidio. Cos’è Nora? La storia qualsiasi di una donna qualsiasi, vittima della violenza di suo marito, un professionista stimato, carriera, rispettabilità, facciata, alle spalle una madre che considera normale subire. Storia come tante,  di donne che non hanno nulla di speciale, non portano su di sé i segni premonitori della violenza che subiranno. Nora non esce dalle stamberghe di Brutti, sporchi e cattivi. Non vive ai margini, in quelle zone di confine tra lecito e illecito. E’ una donna sposata, con un figlio e un marito che ricordava diverso, che è stato diverso, e che ancora giustifica botte e abusi con l’amore. Fino ad ucciderla.

Firmato anche da Stefania Cioccolani, patrocinato dall’Associazione Nazionale Differenza Donna, dalla Polizia di Stato e dall’Ordine degli psicologi del Lazio, vincitore del bando di concorso 2016-2017 del Dipartimento delle Pari Opportunità – MIUR, il progetto si è fatto strada un passo alla volta, trovando tra i giovani un pubblico meno distratto di quanto ci si aspetterebbe a leggere i dati del rapporto di We World Onlus prodotto con Ipsos Italia (il 32 % dei ragazzi tra i 18 e i 29 anni crede che la violenza domestica debba restare tra le mura di casa, i classici panni sporchi da lavare in famiglia, mentre uno su quattro la “giustifica” con il “troppo amore” o come conseguenza dell’”esasperazione” provocata dall’atteggiamento delle donne). Perché l’emotività del testo non si ferma alla storia di Nora, che nel suo essere una donna come tante parla alla normalità del nostro quotidiano e proprio per questo fa drizzare le antenne. Alla lettura o rappresentazione è sempre seguito un lavoro di dibattito e di approfondimento, spesso accompagnato da psicologi dei centri antiviolenza che hanno creato sponde a chi tra i ragazzi ha riconosciuto in Nora frammenti della propria vita.

“Il libro per noi ha avuto un doppio significato – racconta Bruna Cimenti, criminologa e psicologa forense che collabora con lo sportello d’ascolto per donne vittime di violenza, nel distretto Cerveteri-Ladispoli e che inserito Nora nella sua tesi per il master in criminologia -. Come lettura consigliata per aiutare quante facevano fatica a prendere atto della pericolosità della loro condizione. Ma anche come spunto. Nel libro Nora tiene un diario. E’ quello che ora invitiamo a fare a molte donne. Una sorta di diario di bordo, che consente di acquisire una maggiore lucidità e di far emergere tramite la scrittura cose che non si riescono a dire. In qualche caso il diario è diventato anche una prova da esibire in tribunale per dimostrare la violenza”.

Il progetto è arrivato a Vila Verde, Portogallo, grazie al programma Erasmus Plus FREE ((Female and Racial Equality Ever) con gli studenti del Liceo Pertini di Ladispoli che hanno presentato ai loro partner spagnoli, turchi e portoghesi brani di Nora tradotti in inglese e hanno scelto anche le musiche di accompagnamento. Nora si è trasformata in tesina per gli esami di maturità e in una serie di “cartoline” e due video che ora viaggiano sul web e sono stati prodotti dal Liceo artistico statale di Napoli. E in ogni città dove è sbarcata, soprattutto nel Lazio dove il progetto è stato sostenuto dalla Regione, ha lasciato traccia di quella educazione al rispetto che ha ispirato l’autrice, Amalia Bonagura, ora proiettata anche su un nuovo obiettivo, stavolta centrato sul tema dell’immigrazione e dei muri che stanno nascendo tra noi.

Un suggerimento per scuole e università, perché l’antidoto alla violenza passa per la cultura e dalla consapevolezza che è illusorio pensare di esserne comunque fuori. “Certo, è così: io non c’entro, tu non c’entri! – si legge nella contro copertina di Nora – Forse dormiremo male stanotte, tu ed io, agitati, sconvolti, ma poi passerà, proveremo a dimenticare, a vivere come al solito. Ci proviamo, vero? Magari ci riusciamo”. E se a scuola si insegnasse invece a ricordare?