Di Maio e Salvini ce l’hanno fatta:
la recessione si avvicina

Dopo poco più di sei mesi di governo, Lega e grillini stanno riportando il Paese in recessione. Lo dicono i dati della produzione industriale, il rallentamento del Pil, la caduta dell’occupazione, la preoccupazione diffusa delle imprese e del mondo del lavoro. Nemmeno la legge di Bilancio, appena approvata, offre serenità alla maggioranza perché contestata da più parti. I sindaci sono sul piede di guerra e rivogliono i fondi tagliati; i sindacati confederali hanno annunciato la mobilitazione; l’Europa ci osserva con apprensione come un malato grave che non vuole curarsi.

Giovedì c’è una tappa decisiva: si riunisce il consiglio dei ministri per varare i decreti sul reddito di cittadinanza e di riforma delle pensioni. Si vedrà finalmente quali sono i contenuti dei due provvedimenti-bandiera dei grillini e dei leghisti e quanto peseranno sui conti pubblici. Sullo sfondo permangono tensioni forti sul decreto sicurezza, che il ministro Salvini ritiene intoccabile mentre una parte del M5S vorrebbe modificare, e di nuovo sulla Tav, la grande opera infrastrutturale tra Francia e Italia sostenuta sabato da un’altra manifestazione a Torino. Salvini vuole la Tav, Di Maio no. Si fa strada l’ipotesi di un referendum, arma che viene brandita anche dai governatori e dai sindaci leghisti del Nord per fare pressioni sui Cinque Stelle. Una soluzione non è facile né vicina.

Queste prove sono importanti perché servono a misurare il grado di solidità della maggioranza che, mentre si presentano questioni sempre più complesse e delicate, a volte sembra denunciare qualche cedimento. Lega e grillini, tuttavia, hanno finora retto bene davanti alle tensioni e alle difficoltà e, anzi, riescono a occupare tutto lo spazio politico, anche per la mancanza di altri protagonisti credibili. C’è l’impressione che Salvini e Di Maio siano la maggioranza di governo e facciano pure l’opposizione in mancanza di una reale opposizione. Da qui alle elezioni europee di maggio bisogna attendersi i fuochi d’artificio dei due partiti della coalizione in competizione per affermare il primato in Italia e una posizione preminente in Europa. Salvini e Di Maio cercano alleati nel Vecchio Continente, non tutti i papabili, però, sono affidabili e presentabili.

La partita più delicata che deve giocare la maggioranza è quella dell’economia. L’annuncio della caduta della produzione industriale ha confermato le previsioni più nere di chi da tempo denunciava la sciagurata politica economica del governo prevedendo una nuova recessione. In questa congiuntura il vicepremier Di Maio, un autentico visionario, ha parlato di “un nuovo boom economico, come quello degli anni Sessanta” che sarebbe sostenuto dall’economia digitale. Il ministro dell’Economia Tria, in un’intervista al Corriere della Sera, ha parlato di “stagnazione” e ha ammesso che nel governo ci sono state “divergenze” sulla definizione della legge di Bilancio. Come siano state ricomposte queste divergenze lo si vedrà nei prossimi giorni quando bisognerà mettere nero su bianco i numeri del reddito di cittadinanza e del superamento della legge Fornero. Certo il deterioramento dello scenario economico pesa gravemente sul Paese che solo da un paio d’anni, e sempre timidamente, aveva cercato di risollevarsi dagli effetti tremendi della crisi innestata nel 2008. Ora si rischia di smarrire il clima di maggior fiducia che si era creato faticosamente nel Paese.

In questa situazione è deflagrata la crisi Carige, mentre un altro caso delicato nel mondo creditizio si prospetta con la Banca popolare di Bari, con l’intervento a garanzia del governo. Il testo del decreto per Carige ricalca come una fotocopia un precedente decreto varato per le crisi bancarie dell’esecutivo Gentiloni. Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti anche Mps potrebbe non aver risolto tutti i problemi. Forse Giorgetti ha notizie che il mercato e i correntisti non hanno?