Ago della bilancia?
Di Maio, poca ambizione
molta ignoranza

“Noi saremo sempre l’ago della bilancia nei governi dei prossimi anni”. Per uno dalle ambizioni smisurate come Luigi Di Maio – quello che aveva “abolito la povertà” – deve proprio trattarsi di un errore linguistico. Magari favorito dalla nota ignoranza della storia politica del nostro Paese. Perché il proposito enunciato dal capo politico del Movimento 5 Stelle nei festeggiamenti del decennale a Napoli è tutt’altro che ambizioso. Anzi denoterebbe – se preso alla lettera – una certa vocazione alla marginalità del suo movimento-partito che detiene la maggioranza relativa sia alla Camera che al Senato.

Se Di Maio conoscesse meglio la storia, oltre che la sintassi e l’inglese, scoprirebbe che quell’obiettivo lo perseguiva un certo Bettino Craxi, un leader di ben altra statura politica, che con l’attuale ministro degli Esteri condivideva tutt’al più una certa dose di arroganza. Ma il suo Psi aveva appena un terzo dei voti e dei seggi parlamentari rispetto a quelli pentastellati. Era appunto l’essere “ago della bilancia” che gli garantiva uno spazio e un potere nel governo ben superiore alla sua rappresentatività: al punto che proprio Craxi riusciva a salire a palazzo Chigi dopo il voto dell’estate 1983 con poco più dell’11 per cento dei voti. Semmai Di Maio avrebbe dovuto fare riferimento a un De Mita o un Andreotti, in termini di forza parlamentare: ma naturalmente né all’uno né all’altro sarebbe mai venuto in mente di definire la loro Dc come “ago della bilancia”. Sarà che il nostro ministro degli Esteri deve provare per il vecchio leader socialista una certa invidia: da terza forza in Parlamento aveva ottenuto la guida del governo, mentre lui non c’è mai riuscito, nonostante – come non manca mai di far notare in ogni occasione– Salvini glielo avesse offerto in extremis. Peccato (per lui): troppo in extremis…

Tornando all’attualità, l’unico che potrebbe puntare a essere “ago della bilancia” dei governi di oggi e forse anche di domani, sarebbe Matteo Renzi che detiene in Parlamento quei deputati e senatori decisivi per tenere in vita o fare cadere il governo. Ma l’ex premier si guarda bene da usare termini e paragoni della prima Repubblica, anche perché la sua ambizione notoriamente è molto sviluppata. E però non è un caso che molti – nel mondo della politica e dei media – accostino proprio il capo di “Italia Viva” a Bettino Craxi, anche per una certa tendenza alle scorribande proprie di Ghino di Tacco. Ma così rischiamo di addentrarci troppo nella storia, antica e recente. Per il capo dei 5 Stelle comunque urgono ripetizioni alla Casaleggio associati.