Deputata grillina porta
alla Camera
la propaganda no-vax

Molto rumore per nulla, verrebbe da dire. La conferenza stampa no-vax organizzata da Sara Cunial, dalla deputata del M5S, ieri 24 gennaio 2019 alla Camera, ha suscitato molte polemiche, ma nessun frutto.

E tuttavia sarebbe sbagliato farla passare sotto silenzio. Per un motivo fondamentale: riguarda la salute degli italiani. E non solo degli italiani.

Parliamo dunque dei fatti. E i fatti ci dicono due cose: primo, i medici, gli epidemiologi e gli storici della medicina dicono (e documentano) che i vaccini negli ultimi decenni hanno salvato la vita di centinaia di milioni di persone. Forse nessun altro presidio medico (come, in un pessimo gergo, vengono chiamati farmaci e tecniche che usiamo per salvaguardare la nostra salute) è stato così prezioso per l’umanità.

Secondo: la vaccine hesitancy, la riluttanza o anche il rifiuto a vaccinarsi è stata inserita dall’Organizzazione Sanitaria della Salute, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di sanità, tra le dieci minacce mediche più gravi che l’umanità dovrà fronteggiare in questo 2019.

Dunque, il fatto è che una deputata della Repubblica organizza alla Camera una conferenza stampa per contrastare uno strumento che ha salvato la vita di centinaia di milioni di persone e per alimentare quella vaccine hesitancy considerata dalla massima istituzione medica internazionale come una delle dieci spade più acuminate che pendono sul capo dell’umanità in questo periodo.

A questo aggiungiamo che tutte le autorità e le organizzazioni mediche italiane (dal Ministero della Sanità all’Ordine dei Medici, passando soprattutto per i ricercatori esperti di immunologia) considerano i vaccini uno strumento indispensabile per la prevenzione di moltissime malattie infettive.

Sara Cunial

Alla luce di questi fatti è lecito chiedersi se un deputato della Repubblica può indire alla Camera una conferenza stampa no-vax, che nei fatti se non alla lettera nega tutto questo.

Non entriamo nel merito giuridico. È un problema della Camera e dei suoi più che legittimi regolamenti. Ne facciamo una questione politica e culturale.

Un deputato della Repubblica può fare, in punta di diritto, ciò che crede in coscienza, se rispetta le leggi e le regole. Ma da un punto di vista politico si assume delle responsabilità. In altri termini: può un deputato della Repubblica contestare il punto di vista consolidato nella comunità scientifica nazionale e internazionale? La risposta è: certo che sì. Purché porti delle argomentazioni scientificamente fondate, ovvero considerate tali dalla comunità scientifica (o da una parte significativa di essa) nazionale e internazionale. Ora si dà il caso che ciò ieri non è avvenuto. I no-vax portati alla Camera da una deputata della Repubblica non hanno esposto alcun argomento considerato scientificamente valido dalla comunità scientifica o da una parte significativa di essa. Poiché in gioco ci sono vite umane, la responsabilità che si è assunta una rappresentante delle istituzioni è enorme. Tanto più perché appartiene al partito di maggioranza di cui è parte il Ministro della Salute. Diciamo subito che Giulia Grillo ha preso le distanze da questa conferenza stampa e che il padre nobile del M5S, Beppe Grillo, un po’ a sorpresa ha di recente sottoscritto un “patto trasversale per la scienza” in cui prende le distanze dal movimento no-vax, perché anti-scientifico.

Sara Cunial, dunque, sembra avere una posizione che confligge con quella del ministro e del padre nobile del suo partito. Ma questi sarebbero problemi suoi se non intervenisse nel tema della costruzione di quella vaccine hesitancy che tanto preoccupa la comunità scientifica e medica nazionale e internazionale. Se non costituisse una minaccia per la salute pubblica.

Qui si apre un altro problema, affrontato nei giorni scorsi dal New York Times con un importante editoriale: come contrastare la vaccine hesitancy, che costituisce una così grave minaccia globale?

La risposta dell’intera struttura del quotidiano americano – quel tipo di editoriali rappresenta la visione della redazione, del direttore e dell’editore – è secca: get tough. Combattere i no-vax (come gruppo o insieme di gruppi organizzato) con le loro stesse armi. Con atteggiamenti forti, secchi, non dialoganti.

Ebbene, questa strategia di comunicazione – di muro contro muro – può funzionare (forse), ma solo con i gruppi organizzati simili a quelli ospitati da un deputato, Sara Cunial, alla Camera.  Dobbiamo forse però porci il problema non delle minoranze no-vax organizzate, ma delle tante persone che mostrano una vaccine hesitancy che non fanno parte di alcuna organizzazione ma che, più semplicemente, sono convinte (sbagliando) che i vaccini rappresentino un rischio non accettabile. Delle persone che, per un motivo o nell’altro, non hanno fiducia nei medici e negli scienziati.

Questa componente delle persone che esprimono una vaccine hesitancy può, deve, essere non vinta, ma convinta. E la comunità scientifica deve porsi in queste condizioni, pur tenendo saldo il principio che la salute pubblica viene prima delle pur legittime scelte di salute individuali.

In conclusione: non è politicamente e culturalmente accettabile che la Camera dia una sponda a una minoranza organizzata anti-scientifica. Tuttavia questa denuncia deve essere da sprone per la comunità medica e scientifica (e mediatica) nazionale e internazionale per convincere e non per vincere le persone che pensano (sbagliando) che i vaccini sono un presidio medico portatore di un rischio inaccettabile.  Medici e scienziati devono porsi il problema di come riconquistare la fiducia dei cittadini. O meglio, anche di quella minoranza di cittadini che quella fiducia, a torto o a ragione, l’hanno persa.

È un lavoro lungo, faticoso, poco visibile. Ma non ha alternative.