De Pascale: “Occorre
una nuova visione
per l’Europa”

Negli ultimi giorni su Minima&Moralia è apparso uno scritto di Nicola Lagioia, narratore e da alcuni anni direttore del Salone del Libro di Torino, in cui a un certo punto viene sottolineato il possibile cambiamento di attenzione verso gli intellettuali nel rapporto con la politica e la società. La linea tracciata da Lagioia indica un plausibile reciproco sorreggersi nella formazione dei pensieri e delle visioni. Non è un passaggio scontato: ci siamo, infatti, oramai abituati a una idea tecnocrate che è stata sostituita per antitesi da un dilagante cinico pressapochismo “balsamo del fallimento esistenziale” – parole di Lagioia.

Domenica le primarie del Partito Democratico si troveranno a porre la stessa implicita domanda alla galassia della sinistra italiana, e anche questo non è un passaggio scontato perché proprio dal risultato che si otterrà si capirà la volontà di inclusione di chi non si riconosce negli schemi che attualmente governano l’Italia: Michele De Pascale è il Sindaco di Ravenna, il Presidente della Provincia di Ravenna e da qualche settimana anche Presidente dell’Upi, l’Unione delle Province Italiane. La sua elezione a Ravenna ha un solco preciso, quello di Enrico Liverani. Liverani era solito dire che bisognava essere dalla parte di chi aveva un diritto in meno di noi. E fu proprio De Pascale a raccogliere la candidatura di Liverani, prematuramente scomparso durante la campagna elettorale delle Amministrative 2015 e al tempo candidato per succedere all’allora Sindaco Fabrizio Matteucci di cui era stato Assessore ai lavori pubblici, alla mobilità e alla protezione civile dopo essere stato Sindacalista della Cgil – ed educatore in una cooperativa sociale, fino a ricoprire il ruolo di segretario regionale per la funzione pubblica.

È necessario un modello che riunisca le forze e le persone che non si riconoscono oggi in Italia e in Europa né nel modello populista né nel modello sovranista ma in qualche modo portino avanti un riferimento socialdemocratico e popolare?

L’Italia e l’Europa hanno bisogno di una nuova visione che sappia coniugare sviluppo, tutele sociali, rispetto per l’ambiente e che non si limiti a ripercorrere le strade già percorse in questi decenni dalle forze di centrosinistra, ma sappia mettere in campo una visione nuova.

In questo senso quale dovrebbe essere l’obiettivo ?

In questo senso l’obiettivo non è unire tutte le forze contrarie ai populisti, ma convincere milioni di persone in tutta Europa che è possibile un’altra Europa, che l’unica speranza di essere padroni del proprio futuro sta nella dimensione europea – l’alternativa è diventare succubi di altre potenze internazionali, la Cina e la Russia – e che l’Europa che vogliamo è quella della crescita, dei diritti e del rispetto dell’ambiente per gli interessi dei nostri figli.

Il tema del non voto diventa così cruciale sia durante l’appuntamento di questa domenica, sia durante le prossime elezioni Amministrative, Europee, Regionali. Non votare significa come negli Stati Uniti oggi diventare parte di quella maggioranza silenziosa e non allineata che finisce per subire le politiche di un Governo democraticamente votato solo da una piccola parte di elettorato: quello più intransigente, quello meno vicino alla pluralità sociale.

Perché tutto questo non accada in Italia c’è bisogno di figure catalizzatrici in grado di unire invece che dividere, di aggregare, di superare confini e tensioni che negli ultimi anni hanno spaccato la sinistra italiana. Nicola Zingaretti può essere quella figura?

Conosco Nicola Zingaretti da tantissimi anni e sono davvero convinto che possa rappresentare una nuova leadership per il campo del centrosinistra in Italia, in grado di unire e di conquistare nuovi e forti consensi rispetto alle nostre proposte.

In questo momento proporsi alla guida del centrosinistra e del Pd è tutt’altro che facile, partiamo con un vento negativo molto forte, ma sono convinto che dopo aver vinto le primarie potremo aprire una stagione autenticamente nuova. Chiaramente andiamo verso un maggio importantissimo per le elezioni amministrative, che coinvolgeranno tanti comuni del nostro paese, e per le elezioni europee. Sullo sfondo è chiaro che abbiamo la riconferma appunto della guida nelle nostre città e la grande sfida delle elezioni regionali, che rappresenteranno un passaggio storico per l’Emilia-Romagna, e per le quali dobbiamo farci trovare pronti per essere all’altezza dei valori e dell’orgoglio degli emiliano romagnoli.

In Italia domenica si apre una nuova sfida, cioè decidere chi si vuole essere oggi: uomini partecipi di una chiusura totale verso chiunque altro attorno a noi oppure una parte di tanti che assieme decidono di sfidare un’idea di disinteresse verso chi ci circonda per essere – con le parole di Enrico Liverani – “dalla parte di chi ha un diritto in meno di noi” quale che sia la provenienza, il colore della pelle, la situazione economica e lavorativa. Una questione ideologica appunto, oggi più che mai non banale.