Dalle operaie a Grasso
Nasce la nuova sinistra
che preoccupa il Pd

Ci vuole il lievito per crescere. Quello madre per dolci e pagnotte. E quello dell’intelligenza, della proposta, della generosità, dell’attenzione per far diventare il pensiero di singoli un percorso per tanti, sempre di più, che hanno voglia di sentirsi “Liberi e uguali”. Del lievito, quello vero, ha parlato a quanti affollavano la platea dell’Atlantico Live, un luogo inaspettato che sorge lì dove dall’Eur si va fuori Roma, Laura Tarantino, lavoratrice della Melegatti, azienda dolciaria in crisi, che il suo posto di lavoro se lo è salvato assieme a tutti i suoi colleghi vigilando proprio che nei mesi di chiusura dello stabilimento il lievito madre non morisse. Sarebbe stata la fine di ogni speranza. Ora si può guardare con un pizzico di ottimismo al futuro. Arriva Natale, tempo di pandoro e panettoni.

Le parole di Laura sono risuonate quasi come una sorta di indicazione di lavoro per i leader e i sostenitori del soggetto di sinistra che ha preso a camminare tra le difficoltà di una situazione politica per certi versi anomala ma, certamente, entusiasmante. Salvare il lievito della sinistra. Quello perso in mille rivoli in questi anni e che ora prova a ridare una casa comune a quanti si sono sentiti troppo soli. Che si sono guardati attorno pensando di avere vicini compagni di strada garantiti e poi hanno dovuto cominciare a difendersi anche da essi.

Eccolo il popolo della sinistra che in una fredda domenica romana si è fatto una lunga fila per arrivare ad un posto che molti non raggiungeranno. 1.500 delegati. Almeno altrettanti quelli che fin qui ci sono venuti per ascoltare, per applaudire, per nutrire una speranza. Gli anziani leader in platea. I più non in prima fila. Pierluigi Bersani addirittura in sesta, in seconda D’Alema che finalmente sorride mentre scatta con il telefonino una foto a Pietro Grasso che parla. Susanna Camusso, Antonio Bassolino, Guglielmo Epifani, Fabio Mussi, Alfredo D’Attore, Stefano Fassina, Arturo Scotto sparsi con tanti altri della vecchia guardia.

Il palco è per i giovani leader. Civati, Fratoianni e Speranza spiegano le ragioni del loro unirsi nel nome di un interesse della collettività che non può più essere disatteso. Centoventicinque anni in tre, toni e atteggiamenti diversi, ma è questione di carattere, uno stesso obbiettivo, costruire un mondo migliore. Parlano alternandosi con i rappresentanti di una società civile molto evocata in questi anni ma poco rispettata da chi avrebbe dovuto farlo. La rappresentante dell’Arci, il sindaco di Cerveteri, un ragazzo con le idee chiare, la ricercatrice, l’imprenditore, Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che in questi anni ha aiutato migliaia di migranti. A lui sembra addirittura eccessivo il clamore attorno al suo operato. E’ il suo lavoro, è quello che si sente di fare.

“C’è una nuova proposta” c’è scritto sul maxischermo. Prende via via corpo nelle parole dei tre leader. Pippo Civati a Pisapia chiede “ma dove campo vai?” e ricorda che l’Italia ben altri mondiali ha perso in questi anni, che Renzi, Berlusconi e Di Maio sono facce della stessa medaglia ammesso che possa averne tre, che sono “l’uno il Crozza dell’altro”. “Da oggi parte un percorso importante cui abbiamo lavorato per ridare speranza al Paese” ha detto Nicola Fratoianni. “Abbiamo costruito una cosa insieme, un rapporto di fratellanza per mettere insieme storie e percorsi diversi. Da qui noi partiamo” e invita a raccogliere le vele, graficamente raffigurate dietro di lui. Non è più tempo di indugi. Roberto Speranza invita tutti a ricordare che la parola sinistra “è bella”. Che la parola fondamentale per uscire dalla crisi è “lavoro” contro precarietà e sfruttamento. Che combattere la cruda realtà delle ingiustizie deve essere uno degli obbiettivi del nuovo partito che non si candida ad essere stampella di nessuno. C’è un pensiero per Alfredo Reichlin cui sarebbe piaciuto partecipare a “questa festa”. E la conferma che “Jeremy Corbyn è il nostro modello”. Pietro Grasso, in prima fila, è pronto per il suo intervento. “La tua presenza significa che siamo dalla parte giusta” ha detto Speranza.

La polemica con il Pd è diffusa. Meno Renzi molto più Minniti negli interventi e fuori. Proprio non vanno giù certi decisionismi del ministro dell’Interno. Persino gli agenti che fanno i controlli all’ingresso sono accusati di palese minnitismo. Applausi per un carabiniere napoletano che in dialetto invita i “colleghi” ad essere un po’ più morbidi. “E faciteli passa’”.

Pietro Grasso, il fattore G. Variabile importante di questa sinistra che si è messa in moto. L’ancora presidente del Senato si è ”spostato” in politica, non è sceso, né salito come fecero Berlusconi e Monti. “Fare politica è un onore, non una vergogna. C’è in gioco il futuro dell’Italia e questa è la nostra sfida, battersi perché tutti, nessuno escluso siano liberi e uguali” come è stato battezzato il nuovo soggetto politico.

“Qui ci sono persone che credono nelle proprie idee. Una immagine bellissima che dà forza ed energia” ha detto Grasso raccontando poi che “quando sono uscito dal gruppo del Pd mi hanno offerto seggi sicuri, mi hanno detto di fermarmi un giro, di fare la riserva della repubblica. Mi dispiace, questi calcoli non fanno per me”. “Ho scelto ottimi compagni di viaggio, ma tanti altri arriveranno. Il nostro progetto è aperto e accogliente” ha detto il presidente del Senato. “Vogliamo costruire una nuova alleanza tra cittadinanza attiva, sindacati, forze intermedie”. “Il nostro è un progetto più grande di come è stato raccontato da altri, e se ne accorgeranno presto. Non facciamoci scoraggiare da chi parla di rischi di sistema, favori ai populismi, voto utile. L’unico voto utile è chi costruisce speranze portando in Parlamento i bisogni e le richieste della metà d’Italia che non vota. E’ questo il voto utile”. Tanto più che “serve un’alternativa all’ indifferenza e alla rabbia inconcludente di chi sa solo protestare, a tutto quello che in questi anni abbiamo sentito, favole bellissime ascoltate per decenni”. “Tocca a noi dare una nuova casa a chi non si è più sentito rappresentato. Una nuova proposta che tenga presente la volontà di rimuovere gli ostacoli economici e sociali, dalla parte dei cittadini che è l’articolo 3 della Costituzione, Per questa nuova proposta io ci sono”.

Applausi scroscianti, sorrisi, anche qualche lacrima. E’ cominciato il viaggio. Tutto da fare con entusiasmo e fatica. Ma la scelta di Grasso ha già creato subbuglio in casa Pd, dove si aspettavano – e hanno anche lavorato per questo obiettivo, come ha ricordato lo stesso leader di Liberi e Uguali – che il presidente del Senato non facesse il grande passo. E così, al contrario di quello che tenta di far passare la narrazione renziana, il segretario in fondo è preoccupato di quello che potrà accadere nelle urne. Tanto che in serata da Fazio prima tenta di fare credere che la nuova forza di sinistra sarà guidata da D’Alema e non da Grasso e poi alla richiesta del conduttore di dire qualcosa al presidente del Senato balbetta un “in bocca al lupo” e poi si intrattiene sul futuro dei telefonini.

Qui il discorso di Pietro Grasso