Dall’Africa al Caucaso
migranti all’alba dei tempi

 

Se volete scoprire i primi migranti, dovete andare nel Caucaso, a Dmanisi, nella regione di Kvemo Kartli, in Georgia. Lì troverete i resti – 5 crani, 50 ossa dello scheletro tra cui un bacino ritrovato solo tre anni fa, tutti ben conservati, insieme a 900 manufatti di 50 diversi materiali e ben 15.000 schegge di pietre lavorate – di alcuni membri del genere Homo, il nostro genere, che tra 1,85 e 1,76 milioni di anni fa realizzarono il primo out of Africa: la prima uscita dall’Africa.

Erano tempi, quelli, in cui il genere Homo era costituito da almeno tre specie, tutte africane: la più antica, Homo rudolfensis, apparsa all’incirca 2,5 milioni di anni fa; Homo habilis, apparso poco dopo e, infine, Homo ergaster, una specie recente, apparsa all’incirca 1,9 milioni di anni fa, i cui membri avevano un cervello più grande (1.200 cm3, come il nostro) e un corpo più alto (fino a 180 centimetri) e robusto. Anche per questo gli ergaster erano già dominanti.

Ebbene, i migranti di Dmanisi costituiscono un bel rompicapo. Perché sappiamo che sono le avanguardie di una specie migrante in grande stile, Homo erectus, che ha caratteristiche simili a ergaster e che già 1,6 milioni di anni fa ha colonizzato l’Asia (lo troviamo tanto in Indonesia quanto in Cina).

L’idea, semplice, è che proprio questi ultimi siano usciti dal continente nero e abbiano raggiunto il Caucaso, prima di sciamare in pochi millenni in tutta l’Asia e in Europa. Il fatto è che gli uomini di Dmanisi hanno sì i denti e altri caratteri degli ergaster, ma sono piccoli minuti e bassi – raggiungono al massimo 1,50 centimetri di altezza –, hanno volume encefalico compreso tra 546 e 730 centimetri cubici (le metà di un ergaster medio) e i loro manufatti sono piuttosto primitivi. Gli ominini di Dmanisi non conoscono il fuoco e utilizzano i denti per spaccare le ossa degli animali di cui si cibavano.

Chi sono, dunque, questi primi uomini migranti intercontinentali? Le spiegazioni sono due, nessuna delle quali conclusiva.  Primo: gli ominini di Dmanisi sono una specie terza rispetto ad habilis e a ergaster, che è sì uscita dall’Africa, ma poi si è estinta. Questa ipotesi non spiega, però, come e quando gli ergaster alti, encefalizzati e dalla cultura avanzata sono usciti dall’Africa e, in poche decine di migliaia di anni, sono giunti nelle regioni più remote dell’Asia diventando erectus ma conservando le medesime caratteristiche degli ergaster africani.

Secondo: i piccoli ominidi di Dmanisi appartengono a una specie progenitrice sia degli ergaster africani sia degli erectus asiatici. In questo caso ci troveremmo di fonte a un tipo di convergenza evolutiva, non semplice da spiegare, che avrebbe portato i primi ergaster a evolvere nel medesimo modo – da bassi, poco encefalizzati e primitivi ad alti, molto encefalizzati e con cultura omologa avanzata – ma in maniera indipendente tanto in Africa quando nell’Eurasia. Un’evoluzione convergente certo non impossibile, ma abbastanza improbabile.

E allora com’è andata la vicenda dei primi migranti africani? Non lo sappiamo ancora. Un fatto è certo, però. Ancora 25 anni fa avevamo una idea dell’ evoluzione umana abbastanza lineare: dai piccoli Homo habilis ai grandi erectus e, infine, agli ominini cognitivamente più avanzati: i sapiens. Oggi sappiamo che la storia è stata molto più complessa, che quello del genere Homo è l’evoluzione di specie diverse, che hanno vissuto nel medesimo tempo e spesso nelle medesime aree, talvolta incrociandosi. Con una capacità comune, però: quella di migrare, adattandosi agli ambienti più diversi.

1 (continua)