Dalla Tv di Putin alla guida della Rai la resistibile ascesa di Marcello Foa

Fra le tante perplessità che accompagnano la designazione di Marcello Foa alla presidenza della RAI c’è anche quella relativa alla sua collaborazione con l’emittente Russia Today. Non si tratta di un aspetto marginale dell’attività di Foa. Il giornalista italo-svizzero viene chiamato spesso a commentare fatti internazionali, come il conflitto in Ucraina, gli sviluppi in Medio Oriente o la pretesa dei sovranisti di Vienna di concedere la cittadinanza austriaca ai sudtirolesi, o fatti italiani, come l’immigrazione o i successi dei sovranisti di casa nostra. Esistono anche dei legami, per quanto se ne sa soltanto editoriali, tra RT e la holding del Corriere del Ticino, di cui Foa è il direttore.

Sarà il caso, allora, di dare un’occhiata a questa televisione, dalla quale Foa passerebbe direttamente a fare il presidente della nostra.

Prendiamo le trasmissioni di domenica mattina, Sullo schermo scorrono le immagini di un fattaccio di cronaca nera americana, ma in un riquadro si può vedere, in contemporanea, la grande parata navale di San Pietroburgo, “una gloriosa tradizione” anche se, in realtà, questa è solo la seconda edizione. Ogni 15 – 20 secondi la telecamera lascia in secondo piano incrociatori, barconi e barchette che sfilano sulla Neva per inquadrare Lui, Vladimir, attorniato di ammiragli vestiti di bianco.

Che Russia Today sia la televisione di Putin è evidente, pacifico, scontato. Che sia una televisione abbastanza trash, molto propagandistica e piuttosto incline alle fake news invece è un’opinione, ma abbastanza diffusa. L’authority sulle telecomunicazioni americana chiede da tempo che venga chiuso l’ufficio di RT a New York.  Ofcom, l’ente di vigilanza britannico, ha deciso di applicare sanzioni all’emittente, che accusa di aver violato spesso e volentieri i criteri di imparzialità nei notiziari e nei commenti. I media francesi hanno chiesto indagini della magistratura dopo che nell’ultima campagna elettorale la “televisione di Putin”, schierata apertamente con Marine Le Pen, ha diffuso notizie sulla presunta omosessualità di Emmanuel Macron, comprovata, sostenevano, dall’esistenza di un amante: golosa pruderie per tutti quelli che in Francia e in Europa in fatto di omosessualità la pensano come lo zar del Cremlino. Google nel novembre del 2017 ha deindicizzato sia l’emittente che il sito di notizie ad essa collegato, Sputnik, a causa della propaganda perpetrata con messaggi «ripetitivi, falsi o strumentalizzabili». Tre anni prima, una delle anchorwomen di RT, l’americana d’origine ungherese Liz Wahl, si era licenziata in diretta con una clamorosa denuncia dell’attitudine dell’emittente a censurare i fatti riguardanti la politica di Putin verso la Crimea e l’Ucraina.

In attesa che arrivino i provvedimenti di censura, Russia Today, comunque, prospera. Da quando venne creato, nel 2005, il canale ha ricevuto una quantità di finanziamenti impressionanti: si calcola sui 300 milioni di dollari l’anno, più gli investimenti iniziali in uomini e tecnologie. La metà di questi soldi viene direttamente dal Cremlino, l’altra metà è finanziata dalle banche d’affari russe più vicine al gruppo di interessi che fa capo a Putin. Questa potenza di fuoco ha fatto sì che RT, che ha edizioni in diverse lingue, sia costantemente nelle vette delle visualizzazioni mondiali. Al grande successo contribuisce anche la linea editoriale: l’emittente non si limita solo a propagandare il punto di vista di Mosca nella politica internazionale e a decantare le magnifiche sorti della Russia di Vladimir Putin, parate navali comprese. Una specializzazione di RT sono i fatti di cronaca nera e le catastrofi naturali, che propina in servizi comprati già belli e pronti da altre reti. E poi, come s’è accennato, c’è il sensazionalismo prodotto in casa.

Tra i messaggi “ripetitivi, falsi o strumentalizzabili” diffusi da Russia Today vanno annoverati quelli relativi ai complotti, una vera specialità della rete. RT ha dedicato molte ore di trasmissione all’ipotesi che gli attentati dell’11 settembre alle torri gemelle e al Pentagono non fossero stati opera degli estremisti islamici, ma fossero, diciamo così, preparati in casa. Anche il riscaldamento globale è stato preso di mira dagli “esperti” mobilitati dalla tv: è una balla, non esiste, come sostiene pure Donald Trump. Si tratta di una campagna messa in piedi dai “mondialisti” per sottrarre sovranità agli stati ed arrivare a un governo unico del pianeta. Tra le personalità chiamate a sostenere in tv queste tesi figurano i più noti teorici del complotto, per esempio Alex Jones, convinto sostenitore del fatto che l’allunaggio sia stato tutta una finta, oppure Lyndon Larouche, fondatore dell’omonimo movimento (presente anche in Italia) che combatte “le forze sinarchiste che puntano alla realizzazione di un governo mondiale imperiale di stampo liberale”.

C’è poi la denuncia di un complotto che anche a noi italiani è abbastanza familiare, quello delle scie chimiche. Non è l’unico punto di contatto tra Russia Today e l’universo poiètico dei Cinquestelle. Il blog di Grillo è un affezionato frequentatore di Russia Today ed ospita volentieri notizie e commenti di Sputnik. Il Grande Capo viene citato spesso (un po’ meno di Salvini, comunque) ed è stato anche intervistato con tutti gli onori. A fargli le domande è stato inviato nientemeno che l’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa, al quale il nostro ha detto, fra l’altro, che “la gente dovrebbe avere l’opportunità di comprendere come si debba fare per ottenere le informazioni necessarie a prendere una decisione indipendente”. E già, perché i media esistenti oggi spesso “ingannano le persone e diffondono fake news”. Avete letto bene: gli altri media diffondono fake news…

Questa è la televisione con la quale lavora Marcello Foa. Certo, se davvero diventasse presidente della RAI, è da ritenere che interromperebbe il rapporto. Ma basterebbe a rendergli prestigio e credibilità?