Dalla resistenza alla Cgil
Trentin dieci anni dopo

Il 9 dicembre p.v. Bruno Trentin avrebbe compiuto 91 anni. Nell’anno del decimo anniversario della sua scomparsa lo ricordiamo attraverso alcune delle immagini della mostra Bruno Trentin, dieci anni dopo.

La mostra, inaugurata a Lecce nella prima de ‘Le Giornate del lavoro’ della CGIL nazionale il 15 settembre 2017 ed oggi a disposizione delle strutture, rappresenta una biografia per documenti e immagini che di fatto narrano il Novecento italiano: la Francia dell’esilio, Padova città universitaria in cui attivare la Resistenza, la Milano partigiana, la Mirafiori dominata dalla Fiat e poi bloccata dagli scioperi.

Dall’infanzia in terra di Francia alle lotte operaie dell’Autunno caldo, fino allo scontro col governo Amato nel 1992 sull’abolizione della scala mobile, si dipana il racconto di sessant’anni di vita italiana passata tra le fabbriche e le scrivanie.

Otto i focus principali, declinati attraverso 20 pannelli 200×100 cm e un volume 24×28 cm in carta patinata opaca: il rientro in Italia e la Resistenza, gli anni della formazione, l’Ufficio studi della CGIL, la Segreteria generale FIOM, gli anni in CGIL nazionale e la Segreteria generale, il Parlamento europeo, l’addio.

“Scorrendo le pagine di questo prezioso volume – scrive Susanna Camusso nella prefazione al catalogo che accompagna l’esposizione – chiunque abbia avuto il privilegio di conoscere Bruno Trentin o abbia avuto con lui anche solo un’affinità ideale o politica, non può che sentirsi inorgoglito. Bruno è stato un uomo, prima ancora che un sindacalista, un intellettuale o un politico, che ha attraversato il Novecento da protagonista, consigliando, interloquendo, a volte scontrandosi con quasi la totalità di coloro che hanno costruito l’Italia e l’Europa dal dopoguerra a oggi, ricevendone sempre amicizia e stima. Questa sua dimensione umana, complessa e riservata, che raramente lasciava intravvedere nella sua attività quotidiana, traspare con forza nei documenti e nelle testimonianze fotografiche”.

Silvio Trentin, papà di Bruno e docente di Diritto pubblico all’Istituto universitario Ca’ Foscari a Venezia, è tra i primissimi cattedratici italiani a rifiutare il processo di fascistizzazione dell’università, decidendo già all’inizio del 1926 di abbandonare non solo l’insegnamento, ma la stessa Italia.

Il 5 marzo 1926 scrive a Gaetano Salvemini, con il quale condivide la scelta precoce dell’esilio: “Mio caro Salvemini, finalmente posso scriverti. […] Sono in Francia da una ventina di giorni e mi sto lentamente sistemando in una piccola proprietà che ho acquistato col realizzo del modestissimo mio patrimonio paterno nella speranza di trovare finalmente un po’ di pace e di godere a pieni polmoni la libertà. Dopo la pubblicazione della legge per l’epurazione della burocrazia ho creduto doveroso, per quanto il sacrificio mi sia costato una pena infinita, di dare le mie dimissioni da professore stabile di diritto pubblico, denunciando la incompatibilità dei nuovi doveri di funzionario con il rispetto delle mie più intime convinzioni di studioso. Non appena potrò ti manderò il mio ultimo corso perché tu veda la resistenza che dalla cattedra ho cercato di opporre alla soverchiante tirannia dei nuovi padroni d’Italia”.

Silvio, con la moglie e i figli Giorgio e Bruno (Franca rimane in Francia), rientra in Italia dopo la caduta di Mussolini pochi giorni prima dell’8 settembre (FOTO 1).

È allora che Bruno, non ancora diciassettenne, inizia a scrivere il suo diario. Compilato nella sua lingua madre, il francese, le journal de guerre è scritto su di un’agenda in tela nera, di cm. 14,3 x 22,2, che reca sulla copertina, con caratteri in doratura, la scritta «Mastro giornaliero». Le pagine adoperate da Trentin sono in tutto 212, quelle che nella sequenza giornaliera dell’agenda vanno dal 1° gennaio al 16 agosto 1944 (è da presumere che l’agenda sia stata acquistata nei giorni immediatamente precedenti al 22 settembre 1943 e che fosse dunque già in vendita, in vista dell’an-no successivo). Negli angoli alti esterni, Bruno aggiunge con la matita blu una numerazione progressiva, che si interrompe a p. 159. I testi sono scritti con inchiostro stilografico nero. Frequenti sono le sottolineature, a penna, o a matita, nera, rossa o blu. Altrettanto frequenti le inserzioni di ritagli di giornali, volantini, cartine geografiche ed altri materiali a stampa. Tutto il testo, ordinatissimo, è scritto in francese, salvo qualche rarissima citazione in italiano e l’ultima frase a matita, anch’essa scritta in italiano: Tempo perduto. Ora all’opra! (FOTO 2).

Padre e figlio vengono arrestati e imprigionati a Padova a metà novembre, poi liberati ma sotto sorveglianza. In carcere Silvio è colpito da un nuovo attacco di cuore: viene ricoverato prima a Treviso poi a Monastier dove muore nel marzo 1944, dopo aver dettato a Bruno (gennaio 1944) un Abbozzo di un piano tendente a delineare la figura costituzionale dell’Italia al termine della rivoluzione federalista in corso di sviluppo e redatto un ultimo appello ai lavoratori delle Venezie.

Bruno, che non ha ancora 18 anni alla morte del padre, si dedica anima e corpo alla guerra partigiana con lo pseudonimo Leone: prima nella marca trevigiana soprattutto nelle Prealpi sopra Conegliano, poi, dopo il rastrellamento tedesco dell’estate 1944 a Milano, agli ordini del CLN Alta Italia e di Leo Valiani, a cui il padre lo aveva affidato prima di morire (FOTO 3).

Dopo la Liberazione si iscrive al Partito d’Azione. Vive in questo periodo tra Milano, Padova, dove si iscrive all’Università nella Facoltà di Giurisprudenza, e Treviso, dove risiede la famiglia.Partecipa in modo intenso alla tormentata storia del PdA fino al suo scioglimento nell’ottobre 1947.Nel mentre si reca negli Stati Uniti, ad Harvard, grazie all’interessamento di Gaetano Salvemini,per approfondire la tesi di laurea. Si laurea a Padova il 16 ottobre 1949, nell’Istituto di Filosofia del diritto di Norberto Bobbio con la tesi «La funzione del giudizio di equità nella crisi giuridica contemporanea (con particolare riferimento all’esperienza giuridica americana)». Relatore Enrico Opocher, sostituto di Bobbio da poco andato a Torino (FOTO 4 e 5).

Dopo la laurea, alla fine del 1949, viene chiamato da Vittorio Foa a far parte come ricercatoredell’Ufficio studi della CGIL. Si trasferisce così a Roma divenendo uno dei più stretti collaboratori di Giuseppe Di Vittorio. Rimane all’Ufficio studi anche dopo sua la morte, diventando nel 1960 vicesegretario della Confederazione. Nel 1953 ha un momento di esitazione e chiede, a causa dei dissapori con il responsabile dell’Ufficio studi, di passare al PCI. Di Vittorio non lascia andar via Trentin che rimarrà all’Ufficio studi della CGIL fino alla sua designazione a Segretario FIOM. Solo nel 1950 Trentin si iscriverà al PCI, entrando nel 1960 nel Comitato centrale; nel 1963 viene elettodeputato.

Nel 1954 è membro della prima delegazione sindacale in Cina dopo la rivoluzione maoista (FOTO 6).

Partecipa a varie iniziative concernenti il Piano del lavoro della CGIL (FOTO 7) e nel 1955, dopo la grave sconfitta della FIOM nelle elezioni delle commissioni interne della Fiat, viene inviato da Di Vittorio a Torino per comprendere che cosa non andasse ed i cambiamenti nelle condizioni dei lavoratori. Il rapporto, redatto con i dirigenti della Camera del lavoro torinese, è decisivo per cambiare la strategia della CGIL e in particolare l’orientamento di Di Vittorio, determinando il cosiddetto ritorno in fabbrica del sindacato.

Il vero spartiacque del pensiero di Bruno avviene tuttavia negli anni 1956-57, in seguito alle vicende che riguardarono il socialismo nei paesi dell’Est Europa ed in particolare in Ungheria. Schierato dalla parte di Di Vittorio, Trentin è tra i protagonisti della battaglia per il rinnovamento della cellula comunista della CGIL e della Federazione romana del Partito, con una forte solidarietà politica con le posizioni assunte da Antonio Giolitti nell’ambito dell’VIII Congresso del PCI(FOTO 8).

Nel febbraio 1962 è eletto segretario generale della FIOM, manterrà la carica per quindici anni, fino al 1977 (FOTO 9).

Sulla spinta delle lotte studentesche e operaie del biennio 1968-69 l’impegno di Bruno èprincipalmente volto ad affermare l’esperienza del Sindacato dei consigli fino alla costituzione della Federazione dei lavoratori metalmeccanici (FOTO 10).

Dopo essersi dimesso da segretario FIOM, fa parte della Segreteria nazionale della CGIL, dovedirige vari settori di lavoro: democrazia economica e industriale, mercato del lavoro, pubblico impiego, studi e ricerche ecc. Promuove in questi anni l’idea del piano di impresa, l’IRES (Istituto di ricerche economiche e sociali della CGIL), l’Istituto superiore di formazione e la Consulta giuridica del lavoro.

Il 29 novembre del 1988 viene eletto segretario generale della CGIL (FOTO 11).

Il primo atto della sua Segreteria è la Conferenza programmatica di Chianciano nell’aprile successivo. Trentin rompe gli indugi e illustra il suo progetto, avanzando l’ipotesi di una nuova CGIL, sindacato dei diritti, della solidarietà e del programma ed avviando un processo di autoriforma che proseguirà con la Conferenza di organizzazione di Firenze del novembre 1989 ed il Congresso di Rimini del 1991 (FOTO 12per concludersi nel giugno 1994 a Chianciano con la Conferenza programmatica della Confederazione.

Sul piano organizzativo, la novità più rilevante è lo scioglimento delle componenti storiche collegate ai partiti di riferimento della sinistra italiana. In questo modo, la dinamica tra maggioranza e opposizione si sarebbe sviluppata all’interno del sindacato non tanto sulla base della vicinanza ad un partito o a una coalizione di governo, quanto in virtù della condivisione o meno di un programma di governo dell’organizzazione. Sul piano rivendicativo la CGIL accetta di contribuire alla riforma della contrattazione collettiva e di discutere con gli interlocutori pubblici e privati l’introduzione della politica dei redditi attraverso il sistema della concertazione, individuata come il principale strumento per riportare sotto controllo l’esplosione del debito nazionale; entrambi questi temi saranno introdotti con lo storico accordo siglato nel luglio 1993 con il Governo Ciampi, evento rivelatosi presto decisivo per il risanamento dei conti pubblici e per l’ingresso dell’Italia nell’Unione europea (FOTO 13).

Nel 1999, su proposta dei Democratici di sinistra, viene candidato ed eletto al Parlamento europeo. Bruno ritrova l’Europa senza mai perdere di vista la realtà italiana della quale rimane lucido commentatore ed inevitabile protagonista (FOTO 14).

Vittima di una banale caduta in bicicletta, è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Bolzano nell’agosto 2006. Morirà esattamente un anno dopo, stroncato da una polmonite resistente alla terapia antibiotica.

“Esprimo il dolore mio e di tutta la CGIL per la scomparsa di Bruno Trentin – dirà l’allora segretario generale Guglielmo Epifani – Bruno ha rappresentato in tutto il dopoguerra un punto di riferimento fondamentale nella lotta per la democrazia, l’uguaglianza sociale e per i diritti del mondo del lavoro. Si può dire che non c’è pagina nella storia della CGIL e del movimento sindacale italiano in cui non sia stato protagonista. Il piano per il lavoro, la programmazione economica, la centralità del Mezzogiorno, le lotte operaie dell’autunno caldo, la stagione del sindacato dei diritti, gli accordi fondamentali del ’92 e del ’93 lo hanno visto protagonista indiscusso […] Bruno lascia una lezione di grande rigore morale, coerenza e autonomia difese con intransigenza, di attenzione ai valori sociali e di difesa del valore della confederalità. A lui deve molto non solo la CGIL ma l’insieme del movimento dei lavoratori, le forze politiche del Paese e le altre organizzazioni sindacali verso le quali ebbe sempre una grande attenzione unitaria a partire dall’esperienza dei metalmeccanici”.

Attraverso le immagini della mostra Bruno Trentin, dieci anni dopo, l’Archivio storico CGIL nazionale entra a far parte di Google Arts & Culture, piattaforma tecnologica sviluppata da Google – disponibile sul web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android – per permettere agli utenti di esplorare opere d’arte, documenti, video e molto altro di oltre 1.000 musei, archivi e organizzazioni che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per trasferire in rete le loro collezioni e le loro storie.